feb 182013
 

Silvia Bordini
scritti di  Carlo Bordini, Giuseppe Fabrini, Francesca Gallo, Francesco Pontorno

«Le piante che non rivestono alcuna funzione utile per l’uomo, che danneggiano la produzione agricola, che crescono in maniera incontrollata nelle città. Nei margini, nelle crepe, nelle fessure, tra rovine e discariche. Caparbie, vitali, avversate, ignorate. E decisamente belle. Serbatoi di diversità biologica, organi di senso dell’ambiente: l’altra faccia del modello tradizionale di giardino e di bellezza naturale.

Zona di uno scambio inavvertito tra uomo e natura e testimonianza di un processo di trasformazione biologica. Metafora, anche di tutto ciò che è considerato marginale, che non segue le regole, che non è utile, che non produce, e che tuttavia è provvisto di una insopprimibile energia.

Le erbacce hanno cattiva stampa e cattiva fama, ma qualcuno le ama, le studia, le guarda, le propone come materia dell’arte, un’alternativa e una resistenza».