mag 212019
 

dal 3 al  21 giugno 2019

 

Artista                          Carlo Gallerati

Titolo                           Luoghi comuni

a cura di                       Noemi Pittaluga

L’urbanizzazione, intesa come il risultato di un pensiero razionale, e lo studio degli spazi metropolitani contemporanei sono certamente stati la matrice concettuale del progetto fotografico Luoghi comuni di Carlo Gallerati. Se da un lato lo studio è incentrato sulla logica che ha portato all’impianto cittadino, dall’altro l’attenzione è indirizzata alle soluzioni estetiche che ne costituiscono le caratteristiche intrinseche. L’autore replica nella struttura compositiva delle opere il rigore architettonico dei luoghi che ha deciso di immortalare. La peculiarità scultorea di questa serie è data dall’assemblaggio di due pannelli: uno più piccolo in primo piano e uno più ampio sullo sfondo che presentano la stampa della stessa immagine monocromatica e opacizzata secondo il colore dominante dello scatto originale. La simmetria, la pulizia e l’ordine, qualità pregnanti di questi ambienti, sono anche il fondamento di un paradigma metodologico che l’artista ricerca non soltanto nelle proprie creazioni, ma anche nella modalità operativa del suo lavoro di gallerista. L’originalità si trova senza dubbio in questa serietà di intenti che non ammette sbavature, ma che è capace di accogliere l’unicità e la particolarità di una logica prettamente soggettiva. A guardare bene, come afferma l’autore, si trova sempre un’uscita d’emergenza, una via di fuga dalle rigide norme di controllo. Con l’intento preciso di mostrare ambienti periferici di luoghi noti, l’autore mette in evidenza lo stato di allarme spesso avvertito da chi elabora un ragionamento intellettuale. Scale secondarie, spazi di servizio, androni di edifici nella loro parvenza di anonimato si sottraggono dalla catalogazione e dall’individuazione. Così anche lo spirito immaginifico non può essere compreso in rigide norme qualificanti: ecco dunque il punto di svolta: la libertà. Gallerati se ne appropria attraverso l’ironia che lo contraddistingue: sfrutta i canoni di un linguaggio decodificato e lo sovverte dall’interno. Una rivoluzione sottile, acuta e sofisticata è in atto: si palesa nel contenuto innovativo e nella forma inedita che non può che essere ammirata.