feb 212024
 

29 febbraio – 15 marzo 2024

 

 “Tutti rigiriamo tra le mani un vecchio copertone vuoto mediante il quale vorremmo raggiungere il senso ultimo a cui le parole non giungono.”

- Palomar

 

Il Lettore esamina la stanza ed incontra un oggetto—A— esso stesso un soggetto nel sistema degli oggetti, visivi e sonori, che circonda il Lettore. Questo soggetto dà voce ai suoni senza corpo dislocati attraverso distorsioni e rifrazioni, incarnando un sistema di città e mito, camminando, giocando, trasformando la percezione nel percepito tramite astrazioni…

 

 

Questa mostra si confronta con tre romanzi di Italo Calvino—Se una notte d’inverno un viaggiatore, Le città invisibili e Palomar—oltre che le tre città che hanno segnato il mio personale percorso verso questa mostra: Bangkok, Los Angeles, Roma. L’installazione annoda il visivo ed il sonoro, l’effimero ed il fisico, utilizzando una configurazione tripticale[1] e scalabile, piegando e dispiegando ogni strato, dalle impronte sonore delle città, alla video-installazione performativa e relazionalmente-modulare[2], alle tre sculture sonore in rame. I suoni stessi sono creati dai gesti performativi dei coadiutori sociali provenienti da tutte e tre le città, dalla flautista Cari Ann Souter e da me stesso,

ulteriormente modulati dal sistema soggettivo dei movimenti dello spett-attore[3] pubblico nella galleria – resistendo al sistema fisso della videoproiezione che incorpora il mito, eppure fagocitati al suo interno. Come le azioni formative e performative che creano una città, sempre un intreccio di tre elementi —natura/ambienti, azione umana/sistemica e mito/ideologia—nel tempo, il lavoro intreccia il livello macro con il micro. Confinando con entrambi i lati dell’astrazione che si aggrovigliano e si intrecciano l’uno nell’altro, dal soggettivo all’oggettivo e di nuovo al soggettivo e verso l’esterno ancora, queste azioni non terminano con me come artista, ma provengono da oltre me stesso e continuano ulteriormente, da e attraverso sistemi che formano non solo la morfologia di chi siamo, ma quella delle città in cui viviamo: incarnazioni del disincarnato, “ragnatele di rapporti intricati che cercano una forma.” (Le città invisibili)

 

A cura di Camilla Boemio

Mostra presentata da Reisig and Taylor Contemporary [con objet A.D]

Testo di Saun Santipreecha, Tradotto da Francesca Virginia Coppola

 

Dealer Contact Information:

 

Reisig and Taylor Contemporary

Emily Reisig

+1 (323) 819-7990

gallery@reisigandtaylorcontemporary.com

 

 

[1] Tripticale (tryptical) è un termine coniato da Saun Santipreecha per il suo testo sulla mostra in lingua inglese.

[1] Modularità relazionale è un termine utilizzato da Saun Santipreecha che si riferisce ad una struttura che è sia una perseveranza che una resistenza all’inesorabile monologismo della linearità, enfatizzando la relazionalità sempre in movimento dei moduli che compongono un lavoro, un’identità od un sé, in un dialogismo polifonico che sfida la nostra percezione della leggibilità e del significato.

[1] Termine coniato da Augusto Boal per il Teatro dell’Oppresso

 

 

 

Curated by Camilla Boemio

Presented by Reisig and Taylor Contemporary [with objet A.D]

“We all turn in our hands an old, empty tire through which we try to reach some final meaning, which words cannot achieve.”

(Mr. Palomar)

 

The Reader scans the room and encounters an object—A—in itself a subject in the system of objects, visual and aural, that encompasses the Reader. This subject voices the disembodied sounds displaced through distortions and refractions, embodying a system of cities and myth, walking, playing, transforming perception into the perceived via abstractions…

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This exhibition engages with three novels by Italo Calvino—If On A Winter’s Night A Traveler, Invisible Cities, and Mr. Palomar—as well as the three cities which have paved my own journey to this exhibition: Bangkok, Los Angeles, Rome. The installation interweaves the visual and the aural, the ephemeral and the physical, employing a triptychal, scalable configuration, folding and unfolding each layer, from the cities’ sonic imprints, to the performative, relationally-modular video installation to the three copper sound sculptures. The sounds themselves are created from the performative gestures of social contributors from all three cities, as well as flautist Cari Ann Souter and myself. These are further modulated by the subjective system of the public spect-actor’s movements in the gallery—resisting, yet subsumed within, the fixed system of the video projection’s embedding of mythos. Like the formative and performative actions that make a city, always an entwining of three elements—nature/environs, human/systemic action, and myth/ideology—within time, the work weaves the macro into the micro level. Bordering on either side of abstraction which twist and entwine within each other, from the subjective to the objective back to the subjective and outwards again, these actions do not end with me as the artist but both come from beyond and continue further, from and through systems that form not only the morphology of who we are but that of the cities we live in: embodiments of the disembodied, “spider-webs of intricate relationships seeking a form.” (Invisible Cities)

 

 

Text by Saun Santipreecha, Translated by Francesca Virginia Coppola

 

Dealer Contact Information:

 

Reisig and Taylor Contemporary

Emily Reisig

+1 (323) 819-7990

gallery@reisigandtaylorcontemporary.com

 

 


 

 

 

gen 202024
 

Francesco Brigida: Stvdio per vna scvltvra (‘Study for a Sculpture’)

A cura di          Camilla Boemio

Per la sua mostra “Studio per una scultura”, curata da Camilla Boemio, Francesco Brigida ha realizzato ritratti maestosi, per riflettere sulla forma nel senso più astratto, l’identità, il linguaggio del corpo, i suoi movimenti e il retaggio con la storia dell’arte.

Con il tempo e l’esperienza ha sviluppato il proprio linguaggio fotografico. Si sente “attratto dall’eleganza dei movimenti e l’equilibrio delle forme del corpo”, preferendo comunque un approccio essenziale. Quando si avvicina ad un nuovo progetto trascorre molto tempo studiando e ricercando nuovi riferimenti, idee, dipinti, poesie o film che in qualche modo lo ispirino ed arrivino a suggerirgli da dove partire per realizzare una serie fotografica. Preferendo assorbire le contraddizioni durante il complesso processo di creazione.

La mostra prevede una selezione della serie esposta lo scorso anno “Studio per una scultura”, per la sua prima personale alla Alessia Paladini Gallery a Milano, le cui fotografie sono caratterizzate da raffinati neri profondi, che delineano un percorso di esplorazione della forma in senso più astratto.

Le pareti della galleria sono utilizzate come pagine tridimensionali bianche, giocando con il diverso formato delle immagini e le dimensioni dello spazio arrivando a creare una potente narrazione visiva. L’artista ha deciso di esprimere in questa mostra le potenzialità di ciascun gruppo di immagini adattate allo spazio, preparando un layout nuovo, che collega facilmente lo spettatore alla narrazione.

Brigida trova ispirazione nella scultura antica e nella storia dell’arte, creando delle immagini che studiano il linguaggio del corpo e dialogano con il movimento.

“Stvdio per vna scvltvra”, come ha scritto il pittore e scrittore Giammarco Falcone è una ricerca sulle possibilità di rappresentazione che un corpo può assumere. L’artista per due anni ha lavorato con un sola modella, in un ambiente meditativo. Usando gli occhi e il cuore all’unisono, Brigida osserva la modella, analizzando da vicino ogni movimento delle articolazioni e dei muscoli. Con un approccio contemplativo e uno sguardo contemporaneo, ci mostra la vita che anima e infonde calore nella forma umana.

Il nudo dona uno stato di linearità e purezza ideale, preparando il soggetto ad essere fotografato, attingendo dal vivo dei suoi movimenti modellati come se si trattasse di una vera e propria materia fisica scolpita. “Uno studio preparatorio alla scultura. Relazionarsi alla scultura antica significa allenarsi ad osservare la natura, i suoi tempi e le trasformazioni.”

Secondo Boemio: “La serie è una danza di scultura. Gli elementi preparatori per una scultura, sono capaci di riportarci in un’equilibrio di forma e sostanza. E’ quello che avviene quando Il linguaggio fotografico adottato dall’artista sembra pieno di citazioni o di rimandi che riportano a una vasta gamma di grandi scultori classici fino a Auguste Rodin , maestri del passato che operavano nel silenzio con ritmi completamente diversi da quelli imposti dalla società contemporanea. Il corpo emerge dall’oscurità, i gesti, ed i suoi movimenti non hanno nessuna ambiguità, il suo dedalo è un corpo leggiadro che potrebbe essere fatto di pietra scura. Quell’intensità che si dipana come un’epifania nei movimenti silenti, nella scoperta della figura e nella percezione che se ne ha. E’ come quando Michelangelo faceva venire fuori le figure dalla pietra. Brigida sembra evocare quell’energia delle forme, degli elementi giocando sapientemente con la luce, emulandone la percezione visiva in uno stato di espirata intensità. E’ un vocabolario visivo nel quale il tempo diventa necessario alleato per assorbire, per includere visioni dipanate in una molteplicità di ritorni, epifanie. “

       

 

Francesco Brigida (Monopoli, Puglia, Italia 1980) dopo gli studi in Giurisprudenza presso l’Università di Bari, si trasferisce a Milano, dove inizia il suo percorso di formazione lavorando come assistente di numerosi fotografi professionisti e studi pubblicitari. Specializzato in fotografia di architettura e di moda, dal 2002 inizia a lavorare come fotografo e regista tra Milano e Parigi per marchi come: Valentino, Serge Lutens, Dior, Etro, Armani, Christophe Lemaire, Hermès, Kering group, Trussardi, Mila Schön, Tod’s, Max Mara, Gianfranco Ferrè, Loro Piana, Dolce&Gabbana, Ferragamo, Hogan, Uma Wang, Erdem etc.

Nel 2015 espone nella collettiva curata da Vittorio Linfante “Il nuovo vocabolario della moda italiana” alla Triennale di Milano. Nel 2016 i suoi lavori trovano spazio nella mostra “Haute à porter” a cura di Filep Motwary presso il Mode Museum di Hasselt (Belgio). Nel 2019, a Parigi, partecipa all’esposizione collettiva Image Nation nella Galerie Joseph e l’anno successivo collabora con Pierre Louis Mascia nella boutique Leclaireur. Allo stesso tempo i suoi scatti vengono pubblicati in diverse testate internazionali: Vogue Russia, Vogue Japan, Vogue Poland, Vogue Portugal, Vogue Italy, Harper’s Bazaar USA, Rolling Stone, Another Magazine, Dazed e Encens Magazine.

Tra il 2014 e il 2018 inizia a sperimentare con la ritrattistica ed insegna come docente di Fotografia presso l’Istituto Italiano di Fotografia, Milano; Istituto Europeo di Design (IED), Milano; Paris College of Art, Parigi.

Dal 2011 al 2016 è stato direttore creativo di “The Greatest Magazine”, pubblicazione dedicata alla moda uomo. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo libro, Studio per una scultura, edizioni Linke. Vive e lavora tra Milano e Parigi.

 

           

Sostenuto da                Animal Animal Paris, Feline Studio, Color System Milano, Sea WardOfficial, Luzzart aps,

Cantina vinicola          Villa Lazzarini

Ringraziamenti            AAC Platform, Alessia Paladini Gallery

Graphic design             Niccolò Pagni

Inaugurazione               lunedì 5 Febbraio  dalle 18.00 alle 20.00

Orario                           dal martedì al venerdì 17,00 alle 19,30