nov 102013
 

dal 14 al 22 novembre 2013

Testo di    Sascha Behrendt

A prima vista, le fotografie di Daphne Braasch, scattate durante i suoi viaggi nella Repubblica Ceca, in Francia, in Italia, in Irlanda e in alcune parti degli Stati Uniti, sembrano trasmettere un sentimento di ‘Sehnsucht’, una bellissima parola tedesca che significa il desiderio e la nostalgia di qualcosa. Scattate spesso di notte, riflettono una sensibilità verso la vita nelle ore del crepuscolo, quando lo stato di dormiveglia indotto dall’insonnia persistente offusca i confini tra realtà e fantasia.

Questa nostalgia o desiderio si esprime spesso nel suo lavoro attraverso la composizione e la prospettiva del cielo. In una delle immagini, alziamo gli occhi verso due alberi con i rami finemente disegnati sullo sfondo del cielo invernale, accanto a una giostra i cui cavi richiamano la delicatezza dei rami stessi, permettendo alla macchina costruita dall’uomo di affiancarsi con significativa intensità all’elemento naturale. In un’altra foto, il crepuscolo sembra posato nella V di una valle nebbiosa, con una banda nera in primo piano in cui si intravedono una roulotte leggermente di traverso e un tavolo. Un’altra immagine ancora rivela nel cielo notturno le parole “Il Messaggero”, una scritta al neon che sembra un messaggio venuto dall’altro mondo.

Poi ci sono immagini giocose, più leggere. Un prato lussureggiante colmo di colori, di tessiture e di bellezza, dall’aspetto così ricco da non sembrare unidimensionale. Un sottile cavo del telegrafo che attraversa un angolo dell’immagine ci conferma che ci troviamo al giorno d’oggi e non ai tempi di Corot, Constable o Keats. In contrasto, un paio di foto di un interno e un esterno di una casa, entrambe disegnate con una tavolozza di verde mela chiaro con tocchi di rosso o arancio, appagano lo spettatore grazie al loro aspetto sinistro, alle ombre offuscate e all’effetto di appiattimento del flash.

Le fotografie di Braasch ci appaiono come una raccolta di momenti individuali colti nel fluire degli accadimenti, congelati, qualcosa come la struggente e fugace immagine di una narrazione cinematografica alla quale non abbiamo accesso. Come ha scritto splendidamente Proust, la fotografia può

“fornire un’immagine insolita di un oggetto familiare, un’immagine diversa da quelle che siamo abituati a vedere, insolita e tuttavia fedele alla natura, e per questa ragione doppiamente d’effetto perché ci sorprende, ci tira fuori dal nostro bozzolo di abitudine”.

Le immagini di Daphne Braasch evocano un senso di acuto desiderio mentre ci tirano fuori dal “nostro bozzolo di abitudine”, ma sono anche un atto di affermazione di ciò che è tenero, sensuale e magnifico. Che ciò che esisteva nel passato è ancora qui. Ci ricorda che nonostante le nostre vite siano più emotivamente piatte e governate dalla tecnologia, al mondo esistono ancora la gioia e il sentimento.