nov 272018
 

10/12/2018

Tianyi Xu:  Copy Plan / Dissoluzione e ricostruzione 

10/12/2018-11/1/2019

a cura di: Pasquale Polidori

 

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Un edificio distrutto e ricostruito esattamente com’era e nello stesso luogo dove sorgeva, può ancora dirsi lo stesso di prima? Se l’identità dell’edificio originale, oltre che di un aspetto, di una funzione e di una struttura architettonica, consiste di un’anima — che potrebbe voler dire il suo significato, aura, potere, impronta storica — allora che ne è di quest’anima quando il nuovo edificio si sostituisce al vecchio?

Queste domande hanno ispirato la ricerca che Tianyi Xu ha condotto sull’Abbazia di Montecassino, prendendo spunto dalla storia del più antico monastero benedettino, più volte distrutto e ricostruito, in cui i valori del culto religioso si intrecciano ai significati culturali e civili.

Nel corso delle ripetute visite effettuate all’Abbazia, Tianyi Xu ha raccolto una piccola collezione di oggetti, banali memorabilia di un quotidiano aggirarsi nei dintorni di un luogo di straordinaria forza simbolica: un vecchio libro, carte di caramelle, un pacchetto di sigarette vuoto, una cartolina, un biglietto dell’autobus… Tali oggetti, accompagnati da precise quanto poetiche istruzioni operative, sono stati poi spediti ad altrettante persone a Pechino, le quali hanno poi rimandato indietro il risultato dell’azione compiuta a partire dal singolo oggetto. Talvolta un esercizio di copiatura, in altri casi il compito di restaurare o completare l’oggetto ricevuto; tutte operazioni che, se da un lato si ispirano alla nobile storia di trasmissione culturale propria dell’Abbazia, dall’altro chiamano in causa i concetti di copia e originale, di interpretazione e oggettività, di prossimità e distanza storica, soggettiva e geografica.

La mostra nella galleria Bruno Lisi AOCF58 propone i materiali di questa singolare esperienza di studio, riflessione e di elaborazione estetica condivisa con una piccola comunità di persone, distanti migliaia di chilometri da Montecassino.

 

Tianyi Xu (Pechino, 1986) vive e studia in Italia dal 2013. All’Accademia di Belle Arti di Frosinone si è laureata in Comunicazione e valorizzazione del patrimonio artistico. Nelle sue ricerche è centrale l’interesse per la traduzione e gli scambi di simboli e pratiche culturali.

 

PRESS RELEASE 4

Location                       AOCF58 – Galleria BRUNO LISI, via Flaminia 58 – Rome (line A, Flaminio)

Artist/Title                     TIANYI XU: COPY PLAN / DISSOLUTION AND RECONSTRUCTION OF THE FUNCTION

Curated by                   Pasquale Polidori

Opening                       Monday, December 10th 2018, 6 pm

From                            December 10th 2018 to January 11th 2019

From                            Monday to Friday, 4.30 pm to 7 pm (closed on Saturdays and public holidays)

Could we still consider a building, which has been destroyed and then rebuilt exactly as it was and where it originally rose up, the same as before? If the identity of an original building, more than comprising a specific appearance, a function and an architectural structure, consisted of a soul – its very meaning, its aura, its force, its historical significance – what about it when the new construction replaces the old one?

These are the questions that first inspired and guided Tianyi Xu in her research on the Montecassino Abbey; the artist has indeed taken as her starting point the history of the most ancient Benedectine monastery, which has frequently been destroyed and rebuilt and whose religious values are intertwined with cultural and civil significance.

During her visits at the Abbey, Tianyi Xu has gathered a small collection of different things, of those ordinary memorabilia that can be easily found in such a place full of symbolic significance: an old book, some candy wrappers, an empty pack of cigarettes, a postcard, a bus ticket…All these things have been sent with detailed but somehow poetical operating instructions to some people in Beijing who have then sent back what came out of the work done on that specific object. Whether a copying exercise or the task of restoring or completing the received object, all the operations demanded by the artist in the instructions are both inspired by the remarkable history of cultural transmission of the Abbey and related to the different concepts of ‘copy’ and ‘original’, ‘interpretation’ and ‘objectivity’, subjective and geographical historical proximity or distance.

The exhibition at the Bruno Lisi Art Gallery AOCF58 displays all the materials used throughout this particular experience made of research, deep thought and aesthetic elaboration, shared with a small community of people thousands of kilometres away from Montecassino.

 

Tianyi Xu (Beijing, 1986) has lived and studied in Italy since 2013. She graduated at the College of Fine Arts in Frosinone, majoring in Communication and Valorisation of Artistic Heritage. A particular interest for the translation and the interchange of symbols and different cultural customs is vital in all her research.

 

 

ott 232018
 

Inaugurazione Lunedì 5 novembre  2018 ore 18.00

5/11/2018 – 23/11/2018

    

A  cura di   Silvia Bordini

C’è uno straniamento sottile in questi dipinti di Liu Zi Xia . Difficile definirli e rischioso classificarli, a parte la sensazione che oggi nulla sia più concettuale di un quadro.

 

Mani intrecciate nelle varianti di poche posizioni, in riposo o forse gravate dalla pesantezza meditativa di un’attesa. Dipinte ad olio, con una definizione formale così nitida e dettagliata da richiamare, volutamente, gli esiti formali della pittura dei secoli passati; ma, soprattutto, evidenziando una passione per la bella maniera così insolita nell’orizzonte dell’arte d’oggi, da suggerire la venatura provocatoria di una ricerca alternativa alla tradizione del nuovo.

 

Le mani parlano – si dice – un linguaggio silenzioso, denso di simboli e messaggi legati alle regole di un’iconografia codificata da lungo tempo. Ma le mani che Liu propone allo sguardo non hanno la gestualità connessa alle strategie del racconto e del simbolo, sono mani femminili prive dagli attributi che solitamente indicano una posizione sociale o un’identità in riferimento a storie, miti, emozioni, rituali e leggende. Semplicemente emergono da un fondo incorporeo. Non sono parte di un ritratto ma sono esse stesse un ritratto, anzi un autoritratto, cioè presenza, tracce, ricordi di esperienze.  Sono  le mie mani, ha detto infatti Liu Zi Xia la prima volta che mi ha mostrato i suoi quadri.

 

Dalla formazione accademica, tra Shengyang e Roma, Liu ha tratto la possibilità di far interagire tradizioni diverse, tra occidente e oriente, tra un realismo e una plasticità che sfiorano il surreale e una sottigliezza che evoca il raffinato grafismo cromatico della pittura cinese. Il procedimento tipicamente occidentale della pittura a olio è stato il vettore della scoperta di una dimensione creativa, la fascinazione di un modo di trasformare la materia – pigmenti e leganti – in immagine, al di fuori da modelli citazionisti e da esibizioni virtuosistiche.

 

Scegliendo infine come soggetto privilegiato le mani, frammento e metafora dell’attività di un fare e un sentire profondamente collegati al pensare, al vedere, all’inventare, e quindi in grado di mettere in atto idee, sensazioni, riferimenti.  Perché, come ha scritto Henri Focillon in Eloge de la main (1934), “L’arte si fa con le mani, strumento della creazione, ma prima ancora organo della conoscenza”.

 

Elogio della mano (In Praise of Hands)

A subtle estrangement pervades Liu Zi Xia’s paintings, which are hard to define and categorise, except for the impression we get by looking at them that nothing is more conceptual than painting itself.

Hands predominantly intertwined in the same posture, resting or contemplatively burdened with waiting; so clearly and significantly defined with the wilful intention of evoking the pictorial traditions of the past centuries, it is clear from these hands, painted in oils, a strong fascination with “la bella maniera”. Being so uncommon in contemporary art, it acquires a provocative stance, an alternative research with respect to the tradition of the new.

Hands communicate in an unspoken language, dense with symbols and messages connected to the laws of an iconography which has long been codified. Liu presents instead hands whose gestures are not associated with the mechanisms of narrative and symbolism; these are feminine hands without those characteristics that typically suggest a precise social standing or some identity referring to tales, myths, emotions, rituals and legends, they simply emerge from a disembodied background. These hands are not just an element of the portrayal but the portrayal itself, rather a self-portrait: existence, traces and memories from different experiences. “These are my hands” is what Liu Zi Xia told me the first time she showed me her paintings.

Liu Zi Xia’s academic education, which took place between Shengyang and Rome, has given her the opportunity to make different traditions, from the East and from the West, interact, both a specific kind of realism and a plasticity which allude to the surreal and a subtlety evoking the sophisticated chromatic linearism of Chinese painting. The typically western process of oil painting has let her discover a new creative dimension, a way of turning matter – pigments and binders – into images, far from models of quotationism and exhibitions of virtuosity.

Hands are thus Liu Zi Xia’s privileged subject, the fragment and the metaphor of an artistic action which is profoundly connected to thinking, seeing, creating, and therefore capable of enacting ideas, emotions and references. Because, as Henri Focillon wrote in Eloge de la main (“In Praise of Hands”, 1934), “Art is made with hands. They are the instrument of creation, but before that, the organ of knowledge”.