feb 102015
 

dal 9 al 28 febbraio 2015

dal lunedì al venerdì ore 17.00 –19.30 (chiuso sabato e festivi)

 

A cura  di FRANCESCA ORSI

All’interno del progetto PHOTO-ROMANCE teso ad analizzare come il fotoromanzo si sia affacciato, in diversificate spoglie rispetto alle sue origini, nel panorama artistico contemporaneo la mostra di Elisa Abela se ne serve come medium per portare a galla un gioco di ambiguità visive che mandano in cortocircuito lo status quo narrativo di quello che era il “genere fotoromanzo”.

Quello che sta succedendo ai giorni nostri nel mondo artistico/visivo per quanto riguarda il fotoromanzo non è tanto una riqualificazione di esso, una mera riproposizione del genere. Oggi non si può parlare più di “genere fotoromanzo”, ma che l’arte contemporanea ne abbia adottato la sua modalità semplice e diretta a livello comunicativo è indubbio. “Bettina, la rivale. Percorso per amatori evoluti” di Elisa Abela ne è un chiaro esempio.

Il fare artistico dell’artista catanese si è sempre contraddistinto per una copiosa ricerca iconografica, un gioco di fiction soprattutto tramite la tecnica del collage che l’ha portata ad avere un proprio stile vibrante: un labile confine che porta la sua produzione artistica a un “dico e non dico” e “ vedo e non vedo”. Elisa tocca tematiche di fervente attualità rimodellando il carattere simbolico dell’immagine, una decontestualizzazione del significato originario che la inserisce in un linguaggio di critica alla società, senza la pretesa di farlo. Una critica velata e un po’ sorniona, che lascia alla fruizione la libertà di prendere la propria strada senza nessun giudizio.

L’artista gioca con l’ambiguità dell’immagine, con la sua valenza altra quando la si inserisce in un contesto che non è quello originario, con il cortocircuito che si viene a creare, in questo modo, tra significato e significante.

I 20 light box di cui si compone la mostra sono 20 lenti di ingrandimento su un percorso a due vie, parallele ma alla fine convergenti. I baci e la violenza per amore sono sempre stati elementi di prim’ordine nel fotoromanzo, in generale le passioni dell’animo umano sono state il condimento preferito del genere proprio per la facilità di immedesimazione dell’individuo quando si parla di sentimento amoroso, ed Elisa ha tratto da questa ricchezza di immagini lo spunto per un gioco iconografico spiazzante ed acuto. Un lavoro che vede l’intersecarsi di un apparato visivo con quello testuale per generare ironia e un sorriso sarcastico.

 

 

dic 112014
 

Inaugurazione: 12 gennaio – ore 18.00

dal 12 al 30 gennaio 2015

Franco Belsole (Viterbo 1958) torna da AOCF58 con una nuova personale in cui espone una serie di fotografie scattate recentemente a Parigi, parte di un più ampio progetto che lo impegna dal 2010 e lo ha condotto anche a Berlino, New York e Helsinki.

Nella mostra I non-luoghi sono raccolte una decina di grandi stampe, che a volte assumono la forma di dittici, in cui figure e edifici di sobria modernità sembrano accordati fra loro su un basso continuo. Infatti, i passanti – poco più che apparizioni – sono colti assorti nei propri pensieri, nitidissimi nella messa a fuoco, eppure quasi schiacciati dalla fitta griglia urbana. Le città, d’altronde, sono volutamente irriconoscibili, in quanto gli scatti rifuggono dai luoghi comuni turistici e storici, per indugiare su costruzioni di un modernismo sobrio e severo, che si accorda, per geometrie e colori, con le posture o gli abiti di uomini e donne ritratti, inconsapevolmente, mentre tornano dal lavoro, sfogliano un giornale, attraversano una piazza.

Più che l’alienazione individuata da Marc Augé come peculiarità dei nonluoghi della surmodernità, quindi, nelle foto di Franco Belsole si coglie la centralità dell’individuo che cede vita e senso allo spazio urbano.

Francesca Gallo