feb 202020
 

dal 9 al 27 marzo 2020

 

Christine Maigne si avvicina agli spazi come ad ambienti in cui si sviluppano forme elementari la cui natura e il cui futuro ci sono sconosciuti. Le sue opere assumono la forma di famiglie di puntini, buchi irregolari, o insiemi di peli, che sembrano invadere lo spazio e si nutrono di bianco.

 

Ecco il punto nero, la prima manifestazione visiva, che si presta alla metamorfosi. Appare organizzato come uno schema di sfondo sulle pareti. Su questa base geometrica che ricorda una semplice carta da parati, i punti si moltiplicano in modo casuale in alcune zone e crescono di spessore fino ad assumere l’aspetto di forme pelose. L’opera si appoggia su una realtà, lo spazio della galleria, e fa sbocciare l’organicità sulla trama inerte.

 

Come ci si aspetterebbe da una parete di una galleria, le opere sono esposte, ma sembrano anche essere soggette alla trama di punti neri che traspaiono attraverso le cornici in una forma più vibrante. È in una sottile volumetria tra disegni, piccoli rilievi e la traslucidità del vetro che appaiono minuscole forme epidermiche.

 

Seguendo l’esempio del racconto di Charlotte Perkins Gilman, “The yellow wall-paper”, dove un mondo inquietante nasce dalle allucinazioni dell’eroina davanti alla sua carta da parati gialla, ecco che in un biancore macchiato di punti neri si accede a un mondo organico latente.

 

Lo sviluppo casuale delle macchie e la crescita di steli scuri, pur essendo il risultato di una geometria di punti, ci rimanda alla nostra animalità, alla natura, alla biologia degli esseri viventi. Come in altre opere e mostre dell’artista, “Implants” e “In vitro”, prende forma un territorio ambiguo che mette in discussione il vivente e i suoi limiti, in tensione tra realtà e finzione, tra il naturale e l’artificiale.

         

 

 

Christine Maigne vive a Parigi e lavora su concetti relativi alla crescita e allo sviluppo. Le sue opere sono sviluppate su scale diverse. È autrice di varie opere permanenti all’aperto realizzate con artigiani nell’ambito di commissioni pubbliche ad Angers, Caen e nella regione parigina. Ha appena inaugurato Rhizome, un’opera sparsa in un quartiere di Rouen, composta da oltre 50 elementi scultorei in cemento bianco in spazi verdi. Ha esposto in Francia e all’estero, in particolare a Montreal (Canada) dove ha tenuto diverse mostre personali, tra cui una grande installazione in uno spazio urbano innevato. Sta inoltre sviluppando nel suo studio un lavoro più intimo, già esposto in mostre personali (alla galleria Next Level di Parigi) e collettive.

feb 042020
 

 

 

 

                                    

 

dal 10 al 28 febbraio  2020

A cura  di   Camilla Boemio

Testi critici  di Camilla Boemio e Helaine Glick.

FAST  è la prima mostra in Europa dell’artista americano MarcTrujillo.

I dipinti di Trujillo ritraggono scene quotidiane che avvengono nei non luoghi per eccellenza: i ristoranti fast food, i corridoi dei grandi magazzini, i lunghi corridoi terminali degli aeroporti. Le scene sono straordinariamente insignificanti. Nella loro natura onnipresente, i dipinti presentano un anti-luogo: scene che si riferiscono non a un luogo specifico, ma a tableau sorprendentemente simili che si svolgono ogni giorno nelle comunità in tutta l’America. Mentre Trujillo modella i suoi dipinti seguendo luoghi specifici, di solito nell’area di Los Angeles, le sue scene appaiono sorprendentemente simili alle relazioni degli spettatori con il commercio locale. I suoi dipinti criticano un segno distintivo del capitalismo moderno; che mira a ricreare esperienze commerciali identiche in tutta la nazione; fino ad omologare l’estero rendendolo un’estensione di una periferia Americana.

La mostra è composta dalla serie Drive-Thru Paintings e dai lavori della serie Combo, nella quale i sono ritratti i vassoi con gli alimenti.

 

La mostra è stata possibile grazie al supporto della Winfield Gallery, di Carmel by the Sea in California.

 

Marc Trujillo è nato ad Albuquerque, nel New Mexico, nel 1966, e vive a Los Angeles da molti anni, Trujillo insegna al Santa Monica College. Ha ricevuto il suo B.A. nel 1991 presso l’Università del Texas ad Austin e il suo M.F.A. nel 1994 dalla Yale University School of Art, dove ha ricevuto il premio Ely Harwood Schless Memorial Fund e l’Ellen Battell Stoeckel Trust Fellowship.

Nel 2001, Trujillo ha ricevuto il Louis Comfort Tiffany Foundation Award e nel 2008 ha ricevuto il Rosenthal Family Foundation Award in Art dall’American Academy of Arts and Letters.

Trujillo ha avuto numerose ed importanti mostre  sia sulla costa Atlantica che sulla costa del Pacifico degli Stati Uniti; hanno scrirtto delle sue mostre numerose testare d’arte tra le quali: Artforum, ARTnews, il Los Angeles Times e Artweek.

 

                      

 

 

 

Camilla Boemio è una scrittrice d’arte, curatrice e teorica la cui pratica indaga l’estetica contemporanea; nel 2013 è stata curatrice associata di Portable Nation. Disappearance as work in Progress – Approaches to Ecological Romanticism , il padiglione delle Maldive alla 55.°Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, dal titolo Il Palazzo Enciclopedico; nel 2016 è stata curatrice di Diminished Capacity, il primo padiglione della Nigeria alla XV Mostra Internazionale di Architettura, con il titolo Reporting from the Front. Nell’Agosto del 2018; è stata invitata a prendere parte al progetto VVM alla Tate Exchange, una sezione che si occupa di arte, società e politica alla Tate Modern di Liverpool.

Fa parte della AICA (International Association of Arts Critics). Le sue recenti pubblicazioni sono: ROAR a cura di Rosanna Greaves e Marina Velez edito dalla Cambridge University of Arts, e As Brilliant As the Sun che ricostruisce un inedito viaggio artistico tra la California e Roma, pubblicato da Vanilla Editori.