Patrizia Nicolosi

 

 

 

 

 

 

 

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Patrizia Nicolosi, nata  a Pavia il 17-2-1944, vive e oggi lavora a Roma con  AOC F58 - patrizianicolosi@tin.it

Nasce come architetto e come tale sviluppa anche un’esperienza da fotografa. In questo senso decisivo appare negli anni ’60-’80 il lavoro all’interno del GRAU, fino all’ esito felice nella storica Biennale “La presenza del passato”. Poi, con il tempo, la centralità del progetto di architettura si allenta per lasciare sempre più spazio ad una ricerca centrata solo sulle tematiche proprie della fotografia. Dopo diverse pubblicazioni e mostre, sia personali che collettive, oggi PN può dirsi una fotografa dalla forte identità, ben riconoscibile per la raffinatezza e la sicurezza dei suoi scatti “nel reale quotidiano”.

A chi capiti di osservare per la prima volta una foto di Patrizia Nicolosi vale la pena di ricordare come il suo percorso, da artista, sia stato lungamente incentrato sui temi della città e dei segni dell’architettura. In atmosfere prive di esseri umani, tutte rigidamente in bianco e nero. Ora, invece, nello scatto c’è qualcosa che lei chiede venga letto, quale che sia il tema, come un semplice “approdo al colore”,  una “prova” imposta a se stessa dalla necessità, sempre per PN, di misurarsi con l’uso planetario della foto-video come vera e propria pittura da cavalletto. Ma lo spettatore è smaliziato e si accorge che questo colore è fin troppo “colorato” perché, per farla breve, l‘autrice è sbarcata direttamente nel mondo dei sogni, senza soffermarsi sui colori del terzo mondo, dei fiori in fiore, dei coleotteri o del palio di siena. La realtà della fiction è ovviamente una realtà al cubo, specie se frullata dal medium televisivo. Siamo alle prime prove, per PN color. Si legge come una dichiarazione di intenti, per altro niente affatto sotto tono. Per il resto tutte le letture di tutti sono buone, ognuno si faccia il suo quadro. In un clima di evidente revival del post modern, (di cui lei ha qualche dimestichezza).

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Patrizia Nicolosi was born in Pavia on 17th February 1944. She lives and works in Rome at AOC F58 –  patrizianicolosi@tin.it.

Nicolosi started her career as an architect, developing, at the same time, an experience as a photographer. In that sense, her decisive work with the GRAU group of architects, in the years 1960s-1980s, was a crucial experience of her professional life, which led to the important outcome at the historic “La presenza del passato” Venice Biennale. With the years, the role of the project of architecture has become slightly less central, making space for a research focused only on themes related to photography. After various publications and exhibitions, both solo and collective, today Nicolosi is a photographer with a strong identity, well recognisable for her refined touch and the self-confidence expressed in her photos taken “from day-to-day reality”.

It is good to remind those who happen to look for the first time today at a photograph by Patrizia Nicolosi how her research as an artist was long centred on the themes of the city and of the signs of architecture. In atmospheres where human beings are nowhere to be found, all of them strictly in black and white. Today, on the other hand, in her snapshots there is something she demands to be read, whatever the theme, as a simple “approach to colour”, a “test” she submits herself to because of the need Nicolosi feels to engage in the use of video-photo as actual easel painting. The viewer, though, is shrewd enough to realise that this colour is even too “coloured”, because, to cut a long story short, the author has landed directly on the planet of dreams, without stopping to take a look at the colours of the third world, of blossoming flowers, of  beetles or of Siena’s Palio. The reality of fiction is obviously a hyper-reality, especially when it is mixed by the television medium. These are the first achievements of a coloured Nicolosi. We can read it as a declaration of intents, and not an understated one. However, everybody’s interpretation can be valid, let everyone have their own picture. In a climate of evident revival of the post modern (of which she knows a thing or two).

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