feb 202014
 

 

Marco Federico Cagnoni torna all’origine della fotografia ridisegnando per la sua tesi di laurea all’ISIA di Firenze una macchina a foro stenopeico che combina la possibilità di scattare senza obiettivo alla volontà di imprimere l’immagine su una pellicola autosviluppante, in modo da ottenere fotografie il cui risultato è lasciato volutamente al caso: Polahole, termine che deriva dalla fusione di Polaroid e Pinehole – in inglese macchina stenopeica – sintetizza il progetto da cui nasce questa mostra.

In un’epoca in cui si scatta e si condivide l’immagine su Instagram o su altri social network senza neanche fermarsi a guardarla, il designer/artista riprogetta un oggetto del tutto manuale sia nell’uso che nella costruzione: la macchina è anche sostenibile in quanto composta per l’83% da legno e per il 17% da metallo, materie facilmente smaltibili e che quindi non inquinano l’ambiente. Le fotografie ottenute sono in questo modo irripetibili, e il lavoro di questo artista diventa una riflessione sul controllo della tecnologia da parte dell’uomo e contro la standardizzazione delle immagini.

L’imprevedibilità dello scatto, sia nell’inquadratura che nell’esposizione, in quanto lo strumento non è dotato di lente né di mirino né di esposimetro, si unisce al fascino della manualità di ogni singola operazione e a caratteristiche tecniche particolari come un angolo di campo estremamente grande, assimilabile a quello dell’occhio umano (circa 140 gradi), e una profondità di campo illimitata dato che il fuoco tende all’infinito, portando ad un risultato finale poco descrittivo ma del tutto artistico.

Gli effetti che si vedono sulle foto sono reali, non creati in post produzione, infatti l’aspetto interessante di questa ricerca è l’incertezza, non si conoscono i risultati fino al momento dello sviluppo. Anche se l’immagine che si ottiene è poco visibile, sfocata, rovinata, l’artista, in contrapposizione all’alta definizione delle immagini di oggi, ne accetta sempre i risultati, perché ciò che più lo interessa è il processo che c’è dietro ogni scatto: il controllo della luce e dei tempi di esposizione in tutte le condizioni atmosferiche; la chimica dello sviluppo; l’inquadratura non definibile con certezza durante lo scatto; la prospettiva grandangolare che cambia la percezione dei soggetti. L’imperfezione diventa quindi l’elemento che tira fuori un’anima agli oggetti, che siano essi monumenti, architetture, ritratti, spazi aperti o chiusi.

Quando poi il fotografo indaga spazi misti che da un interno fuggono verso l’esterno, scopre anche la “democrazia” dello strumento: dai mobili della casa, alle persone, a fuori della finestra tutto è nitido allo stesso modo, tutto è a fuoco, tutti i soggetti hanno la stessa importanza. La fotografia stenopeica infatti amplifica lo spazio e dilata il tempo, fa sì che le storie di tutti i giorni diventino storie monumentali, che il ricordo diventi Memoria.

 Annalisa Filonzi

gen 222014
 

 

A cura  di :   Patrizia Ferri

Inaugurazione :   3 febbraio – ore 18,30

Periodo :  dal 3  al 21 febbraio 2014

“HEART : uno spazio palpitante”, performance e opere di Emanuela Barbi, Franco Fiorillo, Giuliano Lombardo, Martina Riescher a cura di Patrizia Ferri, è la prima tappa di un progetto in progress che coinvolge artisti tra i più significativi e rappresentativi di vari linguaggi, dalla performance all’installazione, alla pittura , alla moda e design, della scena contemporanea nazionale su un tema, quello del cuore come nucleo e motore della vita nella sua ampiezza di sensi e significati: scientifico, concettuale, poetico, introspettivo e metaforico. Una mostra pulsante e carica di energia vitale, portatrice di quella dinamica di sistole e diastole di cui vive l’opera nel luogo, connotandolo di un clima e di un respiro energetico in sintonia con l’osservatore. Una mostra del cuore, in uno spazio, quello dell’AOC, denso di quelle valenze affettive e sentimentali che nascono dalle relazioni tra vite, persone ed opere.

In SISTEM EXCLUSIVE – CIRCUITO EMPATICO i primi due partecipanti iniziano ad ascoltare il proprio battito cardiaco con lo stetoscopio: si scambieranno poi gli auricolari  mantenendo, con la mano il padiglione dello stetoscopio sulla zona corrispondente al cuore: a questo punto subentra una terza persona che comincerà ad individuare il proprio battito  e  scambiandosi l’auricolare dello stetoscopio con uno dei primi partecipanti, si inserirà così nel circuito. L’azione orchestrata e diretta da Giuliano Lombardo, viene ripetuta uno per volta da tutti gli altri partecipanti fino a concludere un circuito potenzialmente infinito. L’estensione percettiva data dallo stetoscopio, agisce da amplificatore alla naturale predisposizione empatica e relazionale dei singoli, concorrendo a far emergere l’ascolto di una coscienza collettiva come dato sociale naturale. Una coscienza che nasce da un momento emblematico di condivisione e sintonia col respiro primordiale che supporta la vita stessa, calibrata sulle pulsazioni dell’onda emotiva: ripristinando una sintonia come principio di relazione primaria tra gli esseri viventi, i minimi e i massimi sistemi, si superano le differenze di genere , cultura, etnia, propagandosi “da cuore a cuore” come dicono i taoisti. Il tutto a fronte di un approccio filosofico applicato alla ricerca artistica declinata scientificamente.

HERtZ  è un gioco di coppia dove Emanuela Barbi e Franco Fiorillo sono di fronte ai  rispettivi calici riempiti con liquido rosso collocati su un box-postazione (play station): bagnandosi i polpastrelli  nel liquido  frizionano l’orlo del calice con moto costante e rotatorio per ottenere una frequenza sonora di due toni simili, ma dissonanti che viene percepita con un tempo variabile da individuo a individuo, ovvero quanto occorre a ciascuno per mettersi in sintonia con le potenzialità sonore del liquido stesso, e quindi ad entrare in  relazione con il suono dell’altro, nella ricerca di una sintonia.

Ne risulterà un effetto sonoro amplificato, una sorta di assonanza-dissonanza che riproduce il ritmo cardiaco, (analogo alle frequenze sonore delle onde radio scoperte da H. R. Hertz, il cui nome ha a sua volta una curiosa assonanza col termine cuore in tedesco, hertz appunto), fino a raggiungere il “battimento” , fenomeno acustico che si forma suonando i due bicchieri accordati con la differenza di un semitono in un suono unico che crea una sorta di diagramma invisibile. L’aspetto performativo viene poi elaborato dai fruitori, i quali sono invitati a replicare il gioco a due innescando una dinamica potenziale -che connota il lavoro di una relazionalità in progress, che è nelle corde dei due artisti, fautori di una ricerca poetica ma dal nocciolo duro-, che resterà a documentazione dell’evento in un’ installazione video a loop a partire dall’azione iniziale.

 

Heartbeat 5 di Martina Riescher è un lavoro che riassume tutta quella sua capacità visionaria di tradurre e narrare storie come piccoli estratti palpitanti di vita, disegnando una geografia sognante e autentica al tempo stesso: si tratta di un contenitore per custodire oggetti d’affezione sulla scia dei surrealisti , piccoli tesori raccolti in viaggi reali e virtuali, tracce poetiche di vissuti in una dimensione affettiva e ironica secondo uno sguardo “differente”,  un’ottica che come in un rebus metafisico delega le risposte a chi guarda. Un palpitante oggetto metaforico, una piccola scultura portatile coperta di capelli castani arricciati, che la rendono un oggetto che vive di vita propria : secondo un ritmo senza soluzione di continuità che punta dritto al cuore, affiorano quei frammenti di esperienza come  una sinfonia sentimentale e dissonante che si ricompone nel ritmo energetico e pulsante dell’interiorità, filtrati da una concettualità ricca di toni dell’anima, perché la mente sta nel cuore, come dicono gli orientali. La scatola che può essere aperta, anche per fruire del suo aspetto tattile, lascia scorgere un dispositivo di registrazione sonora da sentirsi con delle cuffiette collegate ad essa. Uno alla volta i fruitori potranno sedersi su uno dei tre sgabelli dell’installazione,  divenendo per tutta la durata dell’ascolto, terzo elemento e parte integrante dell’installazione.