mag 312026
 

8 giugno ore 18.00 – 20.30

dall’8  al 27 giugno 2026

A cura di Camilla Boemio

dal lunedì al venerdì ore 17.00 – 19.30 (per appuntamento 3339652149” – chiuso sabato e festivi).

 

 

“Muse” è la mostra di nuove sculture in ceramica e acquarelli di Enzo Rosato.

 

Le opere della mostra e le installazioni site-specific interpretano le figure delle muse diramando la connessione con un linguaggio visivo che di per sé si percepisce come nutrimento.

La bellezza diventa, in questa mostra, un codice legato alla meraviglia, attivatore di tensione, frutto di un’esplorazione della ceramica condotta ai più alti livelli di sofisticazione. Le muse ritornano a essere figure protettrici, rappresentando l’ideale supremo dell’Arte. Quella “eterna magnificenza del divino” diventa una fluttuante visione estetica nella quale emerge un solido esercizio di metamorfosi, transitorietà e relatività del processo creativo.

Una costante delle variazioni che spingono le sculture di Rosato verso una continua rigenerazione è il tentativo di stabilire la gamma stroboscopica dell’essenza stessa della forma; in una moltiplicazione come pretesto per realizzare una trasformazione e giungere a un “oggetto scultoreo” in cui si continua a percepire la matrice dello stampo realizzato dall’artista. Le prove in ceramica diventano parte stessa della mostra attraverso un’idea installativa della figura della musa speculare che prende nuova vita e funzione, in un ready-made che elargisce vita a una nuova genesi.

 

La serie di sculture in ceramica afferma la bellezza come esigenza emotiva, piuttosto che come mera decorazione, dando vita a un’espressione di frizione tra la linea sicura, sperimentale, di Rosato e il suo bagaglio legato alla tradizione e allo studio delle forme classiche. Le installazioni pensate per lo spazio espositivo, nelle quali prendono forma le sculture, attivano nell’ambiente un’anatomia compositiva, nella quale le forme, i colori, le composizioni, i materiali rivelano un paesaggio caleidoscopico di rara armonia.

Si interfaccia, nell’allestimento, un dialogo tra il visibile e l’invisibile, tra le audaci silhouette, lo scarto e la perfezione dell’oggetto, la gestazione della creazione e il finito. C’è una densità emotiva nello spingersi sempre oltre inglobando i passaggi e scandendo un ritmo raro fatto di attese, riflessione e slancio. Le figure delle muse diventano una ripetizione articolata, ritmica: come in una danza del folklore giungono in un sodalizio in costante divenire.

In questo sillabario di anatomie, l’artista si dedica quotidianamente al disegno, realizzando opere astratte e figurative su carta che sono al contempo preparatorie, autonome e autoriflessive rispetto alla scultura. Questi schizzi delle muse testimoniano il vocabolario visivo ricorrente dell’artista. Gli studi analitici e la centralità della ricerca forniscono una visione speculare alla creazione.

 

La produzione di ceramiche di Enzo Rosato si esprime attraverso un linguaggio formale originale, nel quale il bagaglio assorbito e sviluppato nei decenni emerge, rendendolo immediatamente riconoscibile. Le sue interpretazioni concrete di diverse tradizioni storico-artistiche, antiche e moderne, così come la sua audace ricerca del piacere visivo, l’hanno reso un artista decisamente contemporaneo, il cui lavoro si rivela illuminante anche nei dibattiti che interessano i rapporti dell’arte con l’artigianato e con l’architettura; creando una visione radicalmente nuova di come la ceramica possa inserirsi nel contesto dell’arte contemporanea e nella scena artistica romana.

Si ravvisa, in questa  mostra, il desiderio di ricordare allo spettatore come l’arte si basa innanzitutto sul coinvolgimento umano e che ogni cosa è creata e compresa all’interno del contesto più ampio e nella struttura relazionale della società.

 

 

Pubblicato in occasione della mostra alla AOC F58, il catalogo offre un’approfondita ricognizione sulle opere di Rosato esposte in galleria, con il testo di Camilla Boemio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

mag 062026
 

7maggio 2026 ore 18.30 – 20.30

dal 7 al 29 maggio

A cura di  Luigi Battisti

dal lunedì al venerdì ore 17.00 – 19.30  (per appuntamento 3339652149  – chiuso sabato e festivi)

Accumulare decenni di silenzio verde, per poi esplodere in un unico e ultimo gesto verticale: non una metafora, ma la condizione di esistenza del MagueyAgave in italiano – la pianta ancestrale al centro della cultura messicana,che nasce da un viaggio di ricerca in Messico.

Il paesaggio naturale della regione mesoamericana si fa protagonista di un racconto visivo intimo e stratificato, costruito giorno dopo giorno come pagine di un diario pittorico.

Le opere in mostra, in gran parte dipinti di piccole dimensioni, restituiscono dettagli di natura osservata, attraversata, interiorizzata. Tracce che fanno riaffiorare il ricordo dell’incontro diretto con la potenza vibrante di quell’ecosistema, impossibile da contenere in una sola tela.

La scelta del formato ridotto vuole inoltre richiamare il gesto quotidiano dell’annotazione, trasformando la pittura in una vera e propria pratica diaristica: ogni porzione visiva agisce come frammento di un unico discorso, e l’unico modo per comprenderlo è lasciarsi attraversare dalle eco riportate dall’artista.

Dunque, frammenti di memorie di un viaggio, a cui si accompagna la raccolta di quei materiali emblematici dell’esperienza del viaggiatore, quali cartoline e francobolli.

La sovrapposizione dei diversi elementi ci pone davanti all’eterogeneità sensoriale della memoria, che si ricompone all’interno dello spazio espositivo nello stesso modo in cui una costellazione si rivela agli occhi di chi la osserva.

 

La pratica pittorica di Elisa Selli gioca fra un approccio figurativo e astratto, dove la natura e il quotidiano diventano la rielaborazione personale di esperienze vissute dall’artista che si traducono poi in scenari universali.

Le opere di Selli sono pitture immerse nel visibile, mediante elementi percepibili in continuo movimento, il quale si esprime come un proseguimento naturale verso la maturazione di una visione. In un continuo fluire di immaginari stratificati e densi, che nella gestualità e nella pregnanza incisiva del segno trovano la loro dimensione, l’artista immagina la superficie del quadro come uno spazio di contemplazione. Nel corso della sua pratica l’artista sceglie di guardare al mondo sensibile e naturale con un approccio femminile in una sinuosità percettibile all’occhio, ma senza attribuirne una assunzione personificata e codificata. Attraverso la pittura, alle volte accompagnata dall’installazione, l’artista ricerca una visione del mondo dilatata e fluida che risulta ammantata di un continuo susseguirsi di immagini reali ma che sfumandosi si trasformano in immaginari onirici.

Elisa Selli studia in modo ricorrente l’elemento naturale come strumento di visione alternando la ricerca fra un’analisi microscopica e macroscopica di scenari vissuti e che lei stessa reinterpreta.

Si serve della pittura per ricreare una dimensione sinergica fatta di campi di forze diversificate e tensve che spingono lo spettatore a riflettere sulla natura del visibile e del reale, servendosi della Natura stessa attribuendone un valore simbolico e archetipico.

 

Elisa Selli − Linktree

elisa.selli@gmail.com

Atelier sita in Via Cairoli, 63 − 00185 Roma