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	<title>ASSOCIAZIONE OPERATORI CULTURALI FLAMINIA 58 &#187; 2023/2024</title>
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	<description>ASSOCIAZIONE OPERATORI CULTURALI FLAMINIA 58</description>
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		<title>Flavio Arcangeli: Affioramenti</title>
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		<pubDate>Fri, 31 May 2024 11:46:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2023/2024]]></category>

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		<description><![CDATA[13 -28 giugno &#160; Le opere in mostra sono alcune tele di media dimensione che vanno dal 2021 al 2024 e opere su carta dal 2023 ad oggi. I lavori sono eseguiti sia diluendo il colore per creare trasparenze, sia usando strati più corposi e densi. Attraverso il gesto, dal più delicato al più irruento, <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=7137' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>13 -28 giugno</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/08/72-P1010164.jpg"><img title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/08/72-P1010164-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p>Le opere in mostra sono alcune tele di media dimensione che vanno dal 2021 al 2024 e opere su carta dal 2023 ad oggi.</p>
<p>I lavori sono eseguiti sia diluendo il colore per creare trasparenze, sia usando strati più corposi e densi.</p>
<p>Attraverso il gesto, dal più delicato al più irruento, affiorano composizioni articolate e dinamiche.</p>
<p>Gli elementi della composizione sono in relazione tra loro e vivono grazie al loro interagire, proprio come qualsiasi altro organismo vivente. Sono in connessione con il principio creativo della natura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La pittura come azione, atto esistenziale, relazione esosomatica nella sua consistenza materiale. Un inseguimento senza fine della visione che sfugge tra segno, simbolo, significato e interpretazione.</p>
<p>Se fossero voci, o suoni o flussi d&#8217;energia o sezioni di un caos.</p>
<p>O tensioni interrogative del corpo, che Flavio ha attraversato nelle sue azioni performative a volte vicine alla pietrificazione altre volte sull&#8217;orlo della deflagrazione.</p>
<p>In Flavio Arcangeli ritorna la coincidenza del gesto artistico con la vita biologica, nella continuità del respiro come pratica naturale dell&#8217;esistere, nel tempo finito-infinito della vita. “L&#8217;arte diviene una sorta di condizione sperimentale in cui si sperimenta il vivere” diceva Cage.</p>
<p align="right">Testo  estratto da “il gesto ancestrale” di Marcello Sambati</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Flavio Arcangeli 1965, vive e lavora a Roma. Laurea In Architettura, pittore, performer e insegnante yoga. </em></p>
<p><em>Da sempre cerca una connessione tra le arti visuali, il corpo e l’atto performativo.</em><em></em></p>
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		<title>Hélène Pavlopoulou: Eros EtheReal</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2024 09:14:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2023/2024]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 23 maggio  al 7 giugno  2024 A cura di                      Camilla Boemio Sostenuto da                Laboratorio Studi Neogreci Mirsini Zorba Graphic design             Silvia Piazza AOC F58 Galleria Bruno Lisi presenta Eros EtheReal, dell’artista Hélène Pavlopoulou, una delle voci artistiche elleniche più importanti della sua generazione. Il titolo della mostra e le opere realizzate sono esteticamente ispirate <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=7110' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 23 maggio  al 7 giugno  2024</p>
<p>A cura di                      Camilla Boemio</p>
<p>Sostenuto da                Laboratorio Studi Neogreci Mirsini Zorba</p>
<p>Graphic design             Silvia Piazza</p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/05/72-The-horses-of-Achilles-130x140cm.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7111" title="72-the-horses-of-achilles-130x140cm" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/05/72-The-horses-of-Achilles-130x140cm-300x279.jpg" alt="" width="300" height="279" /></a></p>
<p>AOC F58 Galleria Bruno Lisi presenta <em>Eros EtheReal</em>, dell’artista Hélène Pavlopoulou, una delle voci artistiche elleniche più importanti della sua generazione.</p>
<p>Il titolo della mostra e le opere realizzate sono esteticamente ispirate ai testi sublimi del poeta greco moderno di <em>Waiting</em> <em>for</em> <em>the</em> <em>Barbarians</em>,  Konstantinos Kavafis, “Una voce fatta di inchiostro blu”, che è ritornata preponderante nel dibattito contemporaneo sia della poesia che dell’arte visiva: con azioni performative a lui dedicate, pubblicazioni inedite tradotte anche in lingua italiana e la diffusione del suo lavoro sostenuta dalla Onassis Foundation; con la creazione del nuovo spazio dell&#8217;Archivio Kavafis nel cuore di Atene, al quale si aggiunge il recente restauro, in partnership con la Hellenic Foundation for Culture, della sua casa ad Alessandria di Egitto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Eros EtheReal </em>è<em> </em>una costellazione che si compone della serie realizzata appositamente per la mostra, di cui fanno parte i dipinti: Επέστρεφε / Torna, Ιωνικόν / Terra di Ionia, Ιθάκη / <em>Itaca</em>, <em>La</em> <em>Jeunesse</em> <em>Blanche</em>, Φωναί γλυκείαι / Voci dolci, Τα άλογα του Αχιλλέως / I Cavalli di Achille, Εκείναις ται στιγμαίς (Γενάρης 1904) / Quei momenti (Gennaio 1904<em>)</em>. È un incisivo corpo di lavoro impegnato, un’epifania capace di produrre toccanti meditazioni sui capisaldi del linguaggio dell’autore, in conformità con i tre filoni da lui trattati della poesia storica, filosofica ed erotica, con l’assorbimento della storia greca e bizantina, la persistenza della fragilità della memoria, la nostalgia assimilata alla spiritualità di eros, la vulnerabilità in relazione all’amore e alla sua dipendenza. Pavlopoulou ne sublima l’immaginario arrivando a toccare una versatilità nella quale emerge l’equilibrio tra il contenuto e la forma in un’estasi interpretativa che ne trasla l’essenza più profonda.</p>
<p>L’esecuzione abile e la dimensione eterea dominano nell’utilizzo, ad eccezione delle opere <em>Itaca</em> e <em>Ionio</em>, di un blu drammatico, che sottolinea gli elementi della nostalgia e della spiritualità nascosta di Eros.</p>
<p>Camilla<strong> </strong>Boemio, cofondatore di AAC Platform e curatrice della mostra, osserva: <em>EtheReal</em> costituisce un notevole corpo di lavoro che arriva a toccare le corde più profonde delle poesie di K.P. Kavafis, raggiungendo sia concettualmente che visivamente uno stato di estasi nel quale il contenuto e la forma sono in ineguagliabile equilibrio.</p>
<p>Le trame e i colori che caratterizzano il lavoro di Pavlopoulou, sono comunemente associati a vasti panorami intimi che aprono visioni ad altri mondi, visuali che incoraggiano la contemplazione, la meditazione e un profondo coinvolgimento tra lo spettatore e la tela.</p>
<p>L’artista combina prospettive sorprendenti nelle quali entrano in scena giustapposizioni di tonalità di blu intenso ed elementi a tratti appena accennati, contrapposizioni e scenari del mito che mettono il suo lavoro in dialogo con movimenti storico-artistici, la mitologia privata che espande i concetti affrontati, la conoscenza delle sue radici storiche, i paesaggi ibridi e sensuali che diventano scenari sorprendenti di elaborazione cromatica.</p>
<p>Allo stesso tempo, il suo interesse per le immagini provenienti dalla sua esperienza personale trasformano la mise-en-scène in vivide esplorazioni che celebrano, in questo caso, i momenti iconici traslati dai testi dell’autore.</p>
<p>Un eros sfuggente, di struggente bellezza diventa la dipendenza dal ricordo degli amanti amati aprendo in parallelo con la storia e con i personaggi conosciuti trasformandoli in un&#8217;allegoria, in un epitaffio (ad esempio in <em>Come</em> <em>Back</em>). Questa visione raffinata e dolorosa rafforza la consapevolezza della vulnerabilità del corpo, dei ricordi evanescenti che commemorano l&#8217;amore e di quei corpi che vengono trasformati in statue (αγάλλομαι= άγαλμα) come angeli glorificanti in <em>La</em> <em>Jeunesse</em> <em>Blanche</em> e in <em>Sweet</em> <em>Voices</em>.</p>
<p>Il suo approccio estatico e incarnato al gesto pittorico, le ha permesso di immaginare l&#8217;astrazione sia come linguaggio formale, che come modalità poetica e altamente personale di coinvolgimento dal suo mondo verso gli altri, inteso come apertura verso il bagaglio storico-culturale. La sua accurata riflessione sulla poesia di K.P. Kavafis crea la gamma più completa possibile di esperienze sensoriali e intellettuali.</p>
<p>Il suo metodo pittorico attiva un’aura che crea un inquietante senso di profondità attraverso la stratificazione della luminosità, l’uso ripetuto dei colori; riflettendone la luce in modi imprevedibili, eterei e comunicando ulteriormente il movimento e la natura mutevole dei ricordi e dell’amore”</p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/05/72-Le-Jeunesse-blanche-130x140cm.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7112" title="72-le-jeunesse-blanche-130x140cm" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/05/72-Le-Jeunesse-blanche-130x140cm-300x278.jpg" alt="" width="300" height="278" /></a>&#8230;.<a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/05/72-Sweet-Voices-130x140cm.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7113" title="72-sweet-voices-130x140cm" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/05/72-Sweet-Voices-130x140cm-300x279.jpg" alt="" width="300" height="279" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Hélène</strong> <strong>Pavlopoulou</strong> (vive ad Atene) ha studiato pittura e incisione (nel 1992-97) alla Scuola di Belle Arti di Atene sostenuta dalla State Scholarships Foundation (IKY). Studi post-laurea in pittura (nel biennio 2003-04) presso la Scuola di Belle Arti di Atene con borsa di studio della State Scholarships Foundation (IKY).</p>
<p>L’artista ha preso parte a numerose fiere d&#8217;arte: Art London, Art Athina, Art Istanbul, Busan Art Fair in Corea del Sud; partecipa a numerose mostre collettive organizzate in musei in Grecia, in Europa, in Turchia, negli Stati Uniti e in Cina.Mostre personali recenti: ’’Rebellious Palimpsest’’ alla Donopoulos Ifa Gallery, a Salonicco in Grecia; &#8220;Oculus&#8221; alla Andrea Nuovo Gallery, a Napoli nel 2024.È stata l’artista in residenza al Museo Schuerz, in Austria nel 2022. Ed è stata scelta al premio indetto dalla Adolph and Esther Gottlied Foundation, a New York nel 2023.</p>
<p>Le sue opere si trovano in collezioni d&#8217;arte private internazionali in Europa e negli Stati Uniti e in rilevanti istituzioni, tra le quali: Charles Williams, a Philadelphia, negli Stati Uniti; il Schuetz Museam in Austria; Jose Luis Días Sueiras a Madrid in Spagna; all’American School of Classical Studies ad Atene; la National Bank of Greece ad Atene e a Londra, la Piraeus Bank, il Copelouzos Family Art Museum, il Frissiras Museum, il Museum of Contemporary Art di Thessaloniki, il G.I.Katsigras Museum.</p>
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<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/05/Senza-titolo-1a2.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-7126" title="senza-titolo-1a" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/05/Senza-titolo-1a2-150x47.jpg" alt="" width="150" height="47" /></a></p>
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		<title>Mara van Wees: Un gioco razionalista</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Apr 2024 10:41:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2023/2024]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 29 aprile al 17 maggio 2024 Mara van Wees: Un gioco razionalista &#160; A cura di  Diletta Borromeo E’ da un intreccio di vissuto che prendono forma le opere di Mara van Wees, le radici ben salde nelle sue origini e l’incontro con l’Italia. Nata nelle terre di De Stijl, vicine al razionalismo architettonico, <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=7096' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 29 aprile al 17 maggio 2024</p>
<p>Mara van Wees: Un gioco razionalista</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/04/Open-House-2021-72.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7099" title="open-house-2021-72" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/04/Open-House-2021-72-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>A cura di  Diletta Borromeo</p>
<p>E’ da un intreccio di vissuto che prendono forma le opere di Mara van Wees, le radici ben salde nelle sue origini e l’incontro con l’Italia. Nata nelle terre di <em>De Stijl</em>, vicine al razionalismo architettonico, considera suo maestro Victor Vasarely, ma in seguito conosce il Rinascimento, le colline del paesaggio toscano, così come il mediterraneo. Da un lato un certo rigore e dall’altro linee morbide, è questo un gioco di un razionalista.</p>
<p>Per un certo tempo van Wees dipinge, attratta dal colore delle composizioni geometriche con cui Vasarely conquista lo spazio. Come aveva fatto il suo maestro, porta l’arte fuori dai luoghi deputati, collaborando con il <em>Teatro della Lanterna,</em> un collettivo sperimentale di teatro in strada. Queste esperienze sono fondamentali per quanto  riguarda il passaggio alla dimensione spaziale e quella del paesaggio, trovato in Italia. Qui van Wees si dedica alla ceramica, intesa non come utensile artistico ma piuttosto di opere uniche, nella maggiore parte dei casi con un significato correlato ai luoghi e al paesaggio. E infatti già dopo i primi vasi di argilla refrattaria lo stesso materiale gradualmente diventa scultura, torre, superficie all’aperto, a volte amalgamata ad altro materiale; così è <em>Tris </em>(2024), una torre che rimanda al gioco di composizione con argilla, metallo e legno, volutamente grezza nel suo essere opera primitiva e arcaica, che fa da contrappunto a <em>Open House</em> (2021) &#8211; titolo da una canzone di Lou Reed e John Cale &#8211; una delicata scultura di argilla che ha diverse prospettive esterne e interne, una casa aperta che si può guardare come si vuole, immaginandosi dentro o fuori. Nell’allestimento in galleria, <em>On the Road</em> (2024), la maquette a dimensioni naturali in cartone trattato, elemento centrale è il cerchio, che viene riprodotto più volte partendo dalla tridimensionalità di un dima degli oblò, sempre pensando allo spazio e all’abitabilità, in un processo ideale di elementi proliferanti, come nella frase ripresa da Jack Kerouac: “You can go always further, further … you never finish.”</p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/04/On-the-Road-2024-72.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7100" title="on-the-road-2024-72" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/04/On-the-Road-2024-72-247x300.jpg" alt="" width="247" height="300" /></a></p>
<p><em>Foto di</em> Mario Cozzi</p>
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<p align="right"><strong> </strong></p>
<p><strong>Mara van Wees,</strong> spirito olandese nelle origini e nella formazione, studia all’Accademia Belli Arti di Rotterdam dove inizia il suo percorso artistico: alcune mostre e un collaborazione come scenografa nel Street Theater del Teatro de <em>Lantaarn</em>. Successivamente lavora come stilista / imprenditrice nel campo della moda e del design, prima a Firenze, poi a Roma. Negli anni novanta ritorna alla pittura (olio e acrilico), e alla scultura.</p>
<p>Ritrova nell’argilla il suo mezzo preferito, ma negli ultimi anni ha realizzato diverse opere e  istallazioni in materiali come legno, carta, pietra e corten. Ultimamente predilige le installazioni site-specific in dialettica con siti archeologici, architettonici, paesaggistici e sviluppa progetti di land art di grandi dimensioni, come <em>L’acqua che non c’è</em>, in piazza Albina a Roma. Partecipa a mostre istituzionali in varie musei, espone per diversi anni nel <em>Parco Archeologico di Vulci</em> e ultimamente nei giardini dell’Aventino a Roma, all’interno del progetto <em>OpenBox</em>.</p>
<p>Vince nel 2015 un bando Europeo del Mibact / Puglia per una residenza d’artista e nel 2018 realizza una scultura pubblica sul lungomare di <em>Montalto di Castro</em>.</p>
<p>Le sue installazioni permanenti si trovano al <em>Furlo</em> <em>Land-Art</em>, nel parco sculture Grancaro (Bolsena), nella tenuta di Monteti per Capalbio Arte, nel parco Terraarte (Blera) oltre che in varie musei e in collezioni e gallerie private.</p>
<p>Vive e lavora tra Roma e la Maremma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Recenti esposizioni:</p>
<p>AB INITIO (2024) e CLAUSTROMANIA (2019) &#8211; Istituto Nazionale Studi Romani.</p>
<p>FROM THE OUTSIDE IN (2021) galleria Arte e Pensieri, Roma..</p>
<p>Nel 2019: LA CORTE APERTA –galleria 3/5 ArteContemporanea,</p>
<p>L’ARTE DI MISURARE LA TERRA- Galleria Canova 22, Rona.</p>
<p>ARIALUCE – Museonuovaera, Bari.</p>
<p>Nel 2018 ARTEPORTO – Porti di Traiano e Claudio, Fiumicino.</p>
<p>DOMESTICA &#8211; Case Romane del Celio, Roma.</p>
<p>DIMENSIONE FRAGILE – Biblioteca Vallicelliana , Roma.</p>
<p>Nel 2014 BACC (2014) – Biennale Arte Contemporanea Ceramica &#8211; Scuderie Aldobrandini, Frascati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Paolo Bielli : Dal fondo</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Apr 2024 12:08:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2023/2024]]></category>

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		<description><![CDATA[Inaugurazione: giovedì 11 aprile  ore 18,00 – 20,00 A cura di  Andrea Iezzi Dall’11 al 17 aprile 2024 dal martedì al venerdì dalle ore 17.00 alle 19.30      &#160; &#160; I viaggi e la vita nella Londra punk degli anni &#8217;80 ne hanno formato il carattere e il personaggio. Ha seguito i corsi dell&#8217;incisore <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=7081' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inaugurazione: giovedì 11 aprile  ore 18,00 – 20,00</p>
<p>A cura di  Andrea Iezzi</p>
<p>Dall’11 al 17 aprile 2024</p>
<p>dal martedì al venerdì dalle ore 17.00 alle 19.30</p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/04/72-doc04892320240206180128_001.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7082" title="72-doc04892320240206180128_001" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/04/72-doc04892320240206180128_001-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a>    <a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/04/72-IMG_0010-2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7083" title="72-img_0010-2" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/04/72-IMG_0010-2-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I viaggi e la vita nella Londra punk degli anni &#8217;80 ne hanno formato il carattere e il personaggio. Ha seguito i corsi dell&#8217;incisore Guido Strazza all&#8217;Accademia di Belle Arti di Roma. Le prime performances, sviluppate come happening intorno ad una figura dark, con azioni artistiche non preordinate, vedono la luce nel 1982: Bielli appare in locali alla moda, come la discoteca Much More ai Parioli. All&#8217;epoca si presenta con il nome di &#8220;Klaus&#8221; e viene fotografato da Mauro Baldrati in un servizio sulla rivista &#8220;Frigidaire&#8221; (n.34, settembre 1983), dal titolo <em>Notti romane</em>. Il giovane artista cerca la sua identità come un flâneur inquieto. Selezionato da Strazza, partecipa nel 1987 ad una collettiva di incisione a Biella: nasce il motivo del cerchio, ricorrente nella sua opera. Tra la fine degli anni &#8217;80 e gli anni &#8217;90, Bielli lavora alterando con interventi graffiti a spray le immagini patinate delle riviste glamour. Nel 2002 incontra il gallerista Enzo Mazzarella (Deliceto, Foggia 1957 &#8211; Roma, 2018) durante la mostra collettiva <em>Droghe</em>, che ha raccolto artisti contemporanei e nomi storici della Galleria Monserrato Arte &#8217;900, aperta due anni prima da Mazzarella, conoscitore dell&#8217;Arte italiana del XX secolo, e ideatore di mostre ironiche e controcorrente.</p>
<p>Nella galleria di Mazzarella, l&#8217;artista tiene la prima personale nel 2005, dal titolo <em>Sapone</em>, suscitando l&#8217;interesse di critici e stampa. Pier Paolo Pancotto (su &#8220;L&#8217;Unità&#8221;, 4 ottobre 2005, &#8220;Quando il beauty business diventa arte&#8221;) scrive che l&#8217;artista romano &#8220;[rielabora] le tavole pubblicitarie di prodotti di bellezza. Su di esse Bielli è intervenuto col colore e vari elementi d&#8217;uso comune, comprese le puntine metalliche ed i coltelli, trasformando volti e corpi sensuali in maschere piene d&#8217;inquietudine&#8221;. E aggiunge: &#8220;[...] egli riflette sul valore dell&#8217;immagine e la celebrazione che di essa compiono quotidianamente i più diffusi mezzi di comunicazione. Al tempo stesso sottolinea il piacere sottile che si determina nell&#8217;abbandonarsi, anche solo per un momento, a questo universo fantastico fatto di emozioni superficiali&#8221;.</p>
<p>In questi anni inizia a usare i coltelli come elementi espressivi: un&#8217;altra maschera indossata dall&#8217;artista, che allora si fa chiamare &#8220;Pittore killer&#8221;: è l&#8217;anno in cui espone da Electronic Art Cafè a Roma (2007), a cura di Achille Bonito Oliva. Nel 2009 crea i primi personaggi-sagome per lo spettacolo teatrale <em>La donna uomo</em> di Vladimir Luxuria. E sarà proprio Luxuria a segnalarlo a Vittorio Sgarbi per il Padiglione Italia nella 54° Biennale di Venezia, dove presenta l&#8217;opera <em>Ring</em>: un semplice cerchio composto dall&#8217;intreccio di comuni coltelli da cucina di tipo caimano. Nel 2012 nella mostra <em>Ring</em>, a cura di Enzo Mazzarella nella Palazzetto Art Gallery di Roma appaiono per la prima volta i pugili, idea derivata da quel cerchio di coltelli per la Biennale. Nei pugili in lotta sul (o nel) ring, l&#8217;artista mette in scena questo suo ultimo travestimento. Nelle vesti del lottatore partecipa nel 2014 al progetto del MAAM, a cura di Giorgio de Finis: si ritrae come un pugile, il rosso sangue diventa una tinta di smalti rossi e rosa tracciata sul rivestimento in mattonelle dell&#8217;ex fabbrica occupata, e inscena una lotta con se stesso, replicando l&#8217;immagine a specchio. Quando finisce di dipingere, Bielli indossa mutande e guantoni, inscenando un&#8217;azione prendendo a pugni la sua stessa sagoma dipinta.</p>
<p>A qualche tempo prima risaliva la mia conoscenza personale con Enzo Mazzarella e con Paolo Bielli. Era il 4 marzo 2013; gallerista e artista danno vita ad una complessa azione teatrale, nell&#8217;occasione di una mostra dal titolo evocativo e ironico: <em>Il gallerista fallito</em>. Mazzarella non aveva remore nello sconvolgere i visitatori della galleria e nel giocare sui trionfi e le miserie del mondo dell&#8217;arte dal quale ha tratto linfa vitale fino al suo ultimo giorno, consumato troppo presto. Iniziavo a frequentare via di Monserrato, strada nella quale avrei aperto una galleria di lì a poco.</p>
<p>I collages con i pugili di Bielli iniziano nel 2017, sempre nel rapporto creativo con Enzo Mazzarella. Le immagini scelte dall&#8217;artista fanno parte di un repertorio di &#8220;anciens boxeurs&#8221;, fotografati tra la fine dell&#8217;800 e la metà del &#8217;900. Sono immagini in qualche misura &#8220;archeologiche&#8221;: gli interventi con inserti di colori le trasformano in scene leziose, nelle quali il cerchio, tracciato sull&#8217;immagine, rimanda alle antiche lezioni di Strazza.</p>
<p>Nella galleria AOC F58, Bielli espone cinquanta opere, collage che assemblano antiche fotografie, incisioni, disegni e stoffa, con estrema libertà espressiva. Il camouflage di cui parlava Pancotto nel 2005 è diventato ancora più raffinato e accorto (come per la profondità suggerita nel titolo). L&#8217;artista capovolge il significato delle immagini vintage, accostando con leggerezza sagome e materiali; rende così la lotta tra gli uomini e il sangue un teatro di gesti e colori, sovvertendo e demistificando qualunque messaggio di violenza. In uno dei collages l&#8217;artista cita se stesso, con l&#8217;inserto di quell&#8217;opera <em>Ring</em>, da cui è nata l&#8217;evoluzione tematica successiva.</p>
<p>In occasione del vernissage, l&#8217;11 aprile, Bielli darà vita a una performance nel solco tracciato dal suo artista-personaggio con le opere. Egli collocherà sulla parete di fondo della galleria sette sagome (di cui era prima rivestito), che idealmente rappresentano i vari tipi etnici umani. Tali sagome appese verranno percosse sonoramente da tredici medaglie. Infine l&#8217;artista-puglie si sfilerà e getterà dalla testa la corona della vittoria. Bielli intende sovvertire l&#8217;affanno per il successo che caratterizza il nostro agire contemporaneo, invitando il visitatore alla pace e alla gentilezza, a essere pugili dai guanti di velluto.</p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/04/72-doc04892220240206180112_001.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7084" title="72-doc04892220240206180112_001" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/04/72-doc04892220240206180112_001-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a>    <a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/04/72-doc04912020240212172637_001.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7085" title="72-doc04912020240212172637_001" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/04/72-doc04912020240212172637_001-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
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		<title>Visioni emergenti – Virginia Lorenzetti: A bassa voce</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2024 10:12:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2023/2024]]></category>

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		<description><![CDATA[La Galleria A.O.C.F58 ospita giovani artisti dell’Accademia di Belle arti di Roma  Queste personali di due giovanissime artiste, molto diverse tra loro, rappresentano il primo segmento di un progetto destinato a svilupparsi nel tempo: la vocazione della storica galleria romana, AOC F58, a scoprire e promuovere artisti emergenti e nuove voci dello scenario contemporaneo si <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=7061' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center">La Galleria A.O.C.F58 ospita giovani artisti dell’Accademia di Belle arti di Roma</p>
<p> Queste personali di due giovanissime artiste, molto diverse tra loro, rappresentano il primo segmento di un progetto destinato a svilupparsi nel tempo: la vocazione della storica galleria romana, AOC F58, a scoprire e promuovere artisti emergenti e nuove voci dello scenario contemporaneo si incontra con l’Accademia di Belle Arti di Roma, luogo di eccellenza nella formazione artistica italiana e vivaio di nuovi talenti, inaugurando una nuova e importante collaborazione. La diversità di linguaggi e di visione tra le due artiste, Gahel Zesi e Virginia Lorenzetti, testimonia la pluralità di linguaggi e visioni generata dall’ambiente fecondo e stimolante dell’Accademia di Roma.</p>
<p>Le mostre sono accompagnate da una brochure con testi di Marina Bindella, Beatrice Peria e Claudio Libero Pisano, realizzata con il contributo dell’Accademia di Belle Arti di Roma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong>Da giovedì 28 marzo a venerdì 5 aprile</p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/08/72-in-my-lavender-room-def.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-7048" title="72-in-my-lavender-room-def" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/08/72-in-my-lavender-room-def-1024x681.jpg" alt="" width="695" height="462" /></a></p>
<p>in my lavender room def</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>L’ autrice presenta un insieme di carte dipinte a mano intelaiate e alcuni libri d’artista da lei realizzati.</p>
<p>Il lavoro di Virginia Lorenzetti, pienamente e liricamente astratto, è caratterizzato da una continua sperimentazione sulle tecniche e sui colori, in una ricerca di sottili e delicati equilibri formali, in cui il rigore progettuale mantiene un’alea rispetto all’esito finale; un atteggiamento logico, che però non esclude una grande sensibilità poetica, un rischio controllato, che aggiunge un margine di libertà e imprevedibilità alle opere. Nella tintura dei fogli, infatti, il caso ha certamente la sua parte, ma si tratta di una casualità parziale e, mediante un’operazione manuale, forzata a non oltrepassare i limiti stabiliti.</p>
<p>Le immagini sono il risultato di prove incessanti, fino al raggiungimento degli accordi giusti, della giusta frequenza e intensità, luminosa e cromatica. E forse proprio questa dimensione quasi classica dell’immagine, questo provvisorio, fragile e effimero momento, in cui tutti gli elementi si bilanciano tra loro, sembra essere la nota dominante di questo prezioso lavoro, che già si volge verso nuovi orizzonti.</p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/03/72-sitting-under-the-magnolia-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7065" title="72-sitting-under-the-magnolia-1" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/03/72-sitting-under-the-magnolia-1.jpg" alt="" width="565" height="565" /></a></p>
<p>sitting under the magnolia-1</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Biografia</p>
<p>Virginia Lorenzetti, nata a Genzano di Roma nel 1998, studia e lavora attualmente a Dresda, in Germania. Si è formata tra l’Accademia di Belle Arti di Roma, dove si è diplomata nel 2023 in Grafica d’Arte con Marina Bindella, e la Germania, dove ha frequentato il dipartimento di Arte del Libro alla Kunsthochschule Burg Giebichenstein Halle (Saale) e il dipartimento di Arti Visive alla Hochschule für Bildende Künste Dresden, dove è attualmente iscritta al Master post-graduate con Anne Neukamp.  Ha esposto dal 2017 ad oggi in varie gallerie e istituzioni in Italia e all’estero, vincendo nel 2021 il concorso del Ventaglio del Presidente, XII edizione, Roma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra le mostre recenti si ricordano:</p>
<p>“Beyond the glitch”, bias FLINTA* projects, Dresda (2024);</p>
<p>“(re)presents”, Gallery Goldene Pforte, Dresda (2023);</p>
<p>“Da questa a quella stella”, Museo diocesano di Albano (Roma) (2023;</p>
<p>“Oltre il Ventaglio”, Castello di Moncalieri, Torino (2023);</p>
<p>”Books as Art&#8221;, Gramma_Epsilon Gallery, Atene (2023);</p>
<p>“Fading II”, Atelier Punktbrot, Berlino (2023);</p>
<p>“Incontri nel tempo”, Scuderie di Palazzo Orsini-Colonna, Tagliacozzo (L’Aquila) (2023);</p>
<p>“Immagini e colori della scienza”, Palazzo delle Esposizioni, Roma (2022);</p>
<p>“Impressum est”, Biblioteca Vallicelliana, Roma (2022);</p>
<p>“Biennale di Fiber Art, Palazzo della Signoria, Spoleto (2021);</p>
<p>“Io e Me”, Sala 1 &#8211; Centro Internazionale d’Arte Contemporanea, Roma (2021);</p>
<p>“Existenz Kapitel 2: Spuren &#8211; im Oktogon”, Kunsthalle der HfBK Dresden, Dresda (2021).</p>
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		<title>SAUN SANTIPREECHA: PER/FORMATIVE CITIES : Una ragnatela di performances tripticali</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Feb 2024 11:47:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2023/2024]]></category>

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		<description><![CDATA[29 febbraio – 15 marzo 2024 &#160;  “Tutti rigiriamo tra le mani un vecchio copertone vuoto mediante il quale vorremmo raggiungere il senso ultimo a cui le parole non giungono.” - Palomar &#160; Il Lettore esamina la stanza ed incontra un oggetto—A— esso stesso un soggetto nel sistema degli oggetti, visivi e sonori, che circonda <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=7026' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>29 febbraio – 15 marzo 2024</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> “Tutti rigiriamo tra le mani un vecchio copertone vuoto mediante il quale vorremmo raggiungere il senso ultimo a cui le parole non giungono.”</em></p>
<p><em>- Palomar</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Il Lettore esamina la stanza ed incontra un oggetto—A— esso stesso un soggetto nel sistema degli oggetti, visivi e sonori, che circonda il Lettore. Questo soggetto dà voce ai suoni senza corpo dislocati attraverso distorsioni e rifrazioni, incarnando un sistema di città e mito, camminando, giocando, trasformando la percezione nel percepito tramite astrazioni…</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/02/1c1a4171-ce6a-43e1-a3d6-5931622e4ccc.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-7032" title="1c1a4171-ce6a-43e1-a3d6-5931622e4ccc" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/02/1c1a4171-ce6a-43e1-a3d6-5931622e4ccc-1024x640.jpg" alt="" width="695" height="434" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa mostra si confronta con tre romanzi di Italo Calvino—<em>Se una notte d&#8217;inverno un viaggiatore</em>, <em>Le città invisibili</em> e <em>Palomar</em>—oltre che le tre città che hanno segnato il mio personale percorso verso questa mostra: Bangkok, Los Angeles, Roma. L’installazione annoda il visivo ed il sonoro, l&#8217;effimero ed il fisico, utilizzando una configurazione tripticale<a title="" href="file:///C:/Users/Patrizia/Desktop/AOC%202023-2024/6%20COMUNICATO%20STAMPA%20SAUNTIPREECHA.docx#_ftn1">[1]</a> e scalabile, piegando e dispiegando ogni strato, dalle impronte sonore delle città, alla video-installazione performativa e relazionalmente-modulare<a title="" href="file:///C:/Users/Patrizia/Desktop/AOC%202023-2024/6%20COMUNICATO%20STAMPA%20SAUNTIPREECHA.docx#_ftn2">[2]</a>, alle tre sculture sonore in rame. I suoni stessi sono creati dai gesti performativi dei coadiutori sociali provenienti da tutte e tre le città, dalla flautista Cari Ann Souter e da me stesso,</p>
<p>ulteriormente modulati dal sistema soggettivo dei movimenti dello spett-attore<a title="" href="file:///C:/Users/Patrizia/Desktop/AOC%202023-2024/6%20COMUNICATO%20STAMPA%20SAUNTIPREECHA.docx#_ftn3">[3]</a> pubblico nella galleria &#8211; resistendo al sistema fisso della videoproiezione che incorpora il mito, eppure fagocitati al suo interno. Come le azioni formative e performative che creano una città, sempre un intreccio di tre elementi —natura/ambienti, azione umana/sistemica e mito/ideologia—nel tempo, il lavoro intreccia il livello macro con il micro. Confinando con entrambi i lati dell&#8217;astrazione che si aggrovigliano e si intrecciano l&#8217;uno nell&#8217;altro, dal soggettivo all&#8217;oggettivo e di nuovo al soggettivo e verso l’esterno ancora, queste azioni non terminano con me come artista, ma provengono da oltre me stesso e continuano ulteriormente, da e attraverso sistemi che formano non solo la morfologia di chi siamo, ma quella delle città in cui viviamo: incarnazioni del disincarnato, &#8220;<em>ragnatele di rapporti intricati che cercano una forma.</em>&#8221; (Le città invisibili)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;" align="center">A cura di Camilla Boemio</p>
<p>Mostra presentata da Reisig and Taylor Contemporary [con objet A.D]</p>
<p>Testo di Saun Santipreecha, Tradotto da Francesca Virginia Coppola</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dealer Contact Information:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Reisig and Taylor Contemporary</p>
<p>Emily Reisig</p>
<p>+1 (323) 819-7990</p>
<p>gallery@reisigandtaylorcontemporary.com</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[1] Tripticale (tryptical) è un termine coniato da Saun Santipreecha per il suo testo sulla mostra in lingua inglese.</p>
<p>[1] Modularità relazionale è un termine utilizzato da Saun Santipreecha che si riferisce ad una struttura che è sia una perseveranza che una resistenza all&#8217;inesorabile monologismo della linearità, enfatizzando la relazionalità sempre in movimento dei moduli che compongono un lavoro, un&#8217;identità od un sé, in un dialogismo polifonico che sfida la nostra percezione della leggibilità e del significato.</p>
<p>[1] Termine coniato da Augusto Boal per il Teatro dell&#8217;Oppresso</p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/02/83931b4b-d302-45eb-aab0-761b0367cf14.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-7037" title="83931b4b-d302-45eb-aab0-761b0367cf14" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/02/83931b4b-d302-45eb-aab0-761b0367cf14-1024x640.jpg" alt="" width="695" height="434" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;" align="center">Curated by Camilla Boemio</p>
<p style="text-align: left;" align="center">Presented by Reisig and Taylor Contemporary [with objet A.D]</p>
<p style="text-align: left;" align="center"><em>“We all turn in our hands an old, empty tire through which we try to reach some final meaning, which words cannot achieve.” </em></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><em>— </em>(<em>Mr. Palomar</em>)<em></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>The Reader scans the room and encounters an object—A—in itself a subject in the system of objects, visual and aural, that encompasses the Reader. This subject voices the disembodied sounds displaced through distortions and refractions, embodying a system of cities and myth, walking, playing, transforming perception into the perceived via abstractions…</em></p>
<p><em>.</em></p>
<p>This exhibition engages with three novels by Italo Calvino—<em>If On A Winter’s Night A Traveler, Invisible Cities, </em>and <em>Mr. Palomar—</em>as well as the three cities which have paved my own journey to this exhibition: Bangkok, Los Angeles, Rome. The installation interweaves the visual and the aural, the ephemeral and the physical, employing a triptychal, scalable configuration, folding and unfolding each layer, from the cities’ sonic imprints, to the performative, relationally-modular video installation to the three copper sound sculptures. The sounds themselves are created from the performative gestures of social contributors from all three cities, as well as flautist Cari Ann Souter and myself. These are further modulated by the subjective system of the public spect-actor’s movements in the gallery—resisting, yet subsumed within, the fixed system of the video projection’s embedding of mythos. Like the formative and performative actions that make a city, always an entwining of three elements—nature/environs, human/systemic action, and myth/ideology—within time, the work weaves the macro into the micro level. Bordering on either side of abstraction which twist and entwine within each other, from the subjective to the objective back to the subjective and outwards again, these actions do not end with me as the artist but both come from beyond and continue further, from and through systems that form not only the morphology of who we are but that of the cities we live in: embodiments of the disembodied, <em>“spider-webs of intricate relationships seeking a form.” </em>(<em>Invisible Cities</em>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Text by Saun Santipreecha, Translated by Francesca Virginia Coppola</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dealer Contact Information:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Reisig and Taylor Contemporary</p>
<p>Emily Reisig</p>
<p>+1 (323) 819-7990</p>
<p>gallery@reisigandtaylorcontemporary.com</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/02/Saun+from+the+front.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7038" title="Saun from the front" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/02/Saun+from+the+front.jpg" alt="" width="750" height="500" /></a></p>
<p><a href="https://www.aboutartonline.com/il-lato-umano-del-guardare-gli-scatti-di-claudio-bassi-alla-galleria-bruno-lisi-via-flaminia-58-roma-metro-a-fermata-flaminio/">https://www.aboutartonline.com/per-formative-cities-una-ragnatela-di-performances-tripticali-saun-santipreecha-a-aocf58-galleria-bruno-lisi-via-flaminia-58-29-febbraio-15-marzo/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div></div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
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]]></content:encoded>
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		<title>Francesco Brigida: Stvdio per vna scvltvra (‘Study for a Sculpture’).</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jan 2024 13:15:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2023/2024]]></category>

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		<description><![CDATA[Francesco Brigida: Stvdio per vna scvltvra (‘Study for a Sculpture’) A cura di          Camilla Boemio Per la sua mostra “Studio per una scultura”, curata da Camilla Boemio, Francesco Brigida ha realizzato ritratti maestosi, per riflettere sulla forma nel senso più astratto, l&#8217;identità, il linguaggio del corpo, i suoi movimenti e il retaggio con la <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=6996' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Francesco Brigida: Stvdio per vna scvltvra (‘Study for a Sculpture’)</p>
<p>A cura di          Camilla Boemio</p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/08/Francesco-Brigida_Studio-per-una-scultura-01.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-6999" title="francesco-brigida_studio-per-una-scultura-01" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/08/Francesco-Brigida_Studio-per-una-scultura-01-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Per la sua mostra “Studio per una scultura”, curata da Camilla Boemio<strong>,</strong> Francesco Brigida ha realizzato ritratti maestosi, per riflettere sulla forma nel senso più astratto, l&#8217;identità, il linguaggio del corpo, i suoi movimenti e il retaggio con la storia dell&#8217;arte.</p>
<p>Con il tempo e l&#8217;esperienza ha sviluppato il proprio linguaggio fotografico. Si sente “attratto dall&#8217;eleganza dei movimenti e l&#8217;equilibrio delle forme del corpo”, preferendo comunque un approccio essenziale. Quando si avvicina ad un nuovo progetto trascorre molto tempo studiando e ricercando nuovi riferimenti, idee, dipinti, poesie o film che in qualche modo lo ispirino ed arrivino a suggerirgli da dove partire per realizzare una serie fotografica. Preferendo assorbire le contraddizioni durante il complesso processo di creazione.</p>
<p>La mostra prevede una selezione della serie esposta lo scorso anno “Studio per una scultura”, per la sua prima personale alla Alessia Paladini Gallery a Milano, le cui fotografie sono caratterizzate da raffinati neri profondi, che delineano un percorso di esplorazione della forma in senso più astratto.</p>
<p>Le pareti della galleria sono utilizzate come pagine tridimensionali bianche, giocando con il diverso formato delle immagini e le dimensioni dello spazio arrivando a creare una potente narrazione visiva. L’artista ha deciso di esprimere in questa mostra le potenzialità di ciascun gruppo di immagini adattate allo spazio, preparando un layout nuovo, che collega facilmente lo spettatore alla narrazione.</p>
<p>Brigida trova ispirazione nella scultura antica e nella storia dell’arte, creando delle immagini che studiano il linguaggio del corpo e dialogano con il movimento.</p>
<p>“Stvdio per vna scvltvra”, come ha scritto il pittore e scrittore Giammarco Falcone è una ricerca sulle possibilità di rappresentazione che un corpo può assumere. L’artista per due anni ha lavorato con un sola modella, in un ambiente meditativo. Usando gli occhi e il cuore all&#8217;unisono, Brigida osserva la modella, analizzando da vicino ogni movimento delle articolazioni e dei muscoli. Con un approccio contemplativo e uno sguardo contemporaneo, ci mostra la vita che anima e infonde calore nella forma umana.</p>
<p>Il nudo dona uno stato di linearità e purezza ideale, preparando il soggetto ad essere fotografato, attingendo dal vivo dei suoi movimenti modellati come se si trattasse di una vera e propria materia fisica scolpita. “Uno studio preparatorio alla scultura. Relazionarsi alla scultura antica significa allenarsi ad osservare la natura, i suoi tempi e le trasformazioni.”</p>
<p>Secondo Boemio: “La serie è una danza di scultura. Gli elementi preparatori per una scultura, sono capaci di riportarci in un’equilibrio di forma e sostanza. E’ quello che avviene quando Il linguaggio fotografico adottato dall’artista sembra pieno di citazioni o di rimandi che riportano a una vasta gamma di grandi scultori classici fino a Auguste Rodin , maestri del passato che operavano nel silenzio con ritmi completamente diversi da quelli imposti dalla società contemporanea. Il corpo emerge dall’oscurità, i gesti, ed i suoi movimenti non hanno nessuna ambiguità, il suo dedalo è un corpo leggiadro che potrebbe essere fatto di pietra scura. Quell’intensità che si dipana come un’epifania nei movimenti silenti, nella scoperta della figura e nella percezione che se ne ha. E’ come quando Michelangelo faceva venire fuori le figure dalla pietra. Brigida sembra evocare quell’energia delle forme, degli elementi giocando sapientemente con la luce, emulandone la percezione visiva in uno stato di espirata intensità. E’ un vocabolario visivo nel quale il tempo diventa necessario alleato per assorbire, per includere visioni dipanate in una molteplicità di ritorni, epifanie. “</p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/01/MG_2162-2acons.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7006" title="_mg_2162-2acons" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/01/MG_2162-2acons-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>    <a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/01/MG_2343-3acropcons.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7007" title="_mg_2343-3acropcons" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/01/MG_2343-3acropcons-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>   <a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/01/MG_7178acons.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7008" title="_mg_7178acons" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/01/MG_7178acons-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a></p>
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<p><strong>Francesco Brigida </strong>(Monopoli, Puglia, Italia 1980) dopo gli studi in Giurisprudenza presso l’Università di Bari, si trasferisce a Milano, dove inizia il suo percorso di formazione lavorando come assistente di numerosi fotografi professionisti e studi pubblicitari. Specializzato in fotografia di architettura e di moda, dal 2002 inizia a lavorare come fotografo e regista tra Milano e Parigi per marchi come: Valentino, Serge Lutens, Dior, Etro, Armani, Christophe Lemaire, Hermès, Kering group, Trussardi, Mila Schön, Tod’s, Max Mara, Gianfranco Ferrè, Loro Piana, Dolce&amp;Gabbana, Ferragamo, Hogan, Uma Wang, Erdem etc.<strong></strong></p>
<p>Nel 2015 espone nella collettiva curata da Vittorio Linfante “Il nuovo vocabolario della moda italiana” alla Triennale di Milano. Nel 2016 i suoi lavori trovano spazio nella mostra “Haute à porter” a cura di Filep Motwary presso il Mode Museum di Hasselt (Belgio). Nel 2019, a Parigi, partecipa all’esposizione collettiva Image Nation nella Galerie Joseph e l’anno successivo collabora con Pierre Louis Mascia nella boutique Leclaireur. Allo stesso tempo i suoi scatti vengono pubblicati in diverse testate internazionali: Vogue Russia, Vogue Japan, Vogue Poland, Vogue Portugal, Vogue Italy, Harper’s Bazaar USA, Rolling Stone, Another Magazine, Dazed e Encens Magazine.</p>
<p>Tra il 2014 e il 2018 inizia a sperimentare con la ritrattistica ed insegna come docente di Fotografia presso l’Istituto Italiano di Fotografia, Milano; Istituto Europeo di Design (IED), Milano; Paris College of Art, Parigi.</p>
<p>Dal 2011 al 2016 è stato direttore creativo di “The Greatest Magazine”, pubblicazione dedicata alla moda uomo. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo libro, Studio per una scultura, edizioni Linke. Vive e lavora tra Milano e Parigi.</p>
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<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/01/MG_1644-3acons.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7009" title="_mg_1644-3acons" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/01/MG_1644-3acons-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>      <a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/01/MG_2520-2acons.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7011" title="_mg_2520-2acons" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/01/MG_2520-2acons-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>      <a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/01/IMG_6805-1acons.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7010" title="img_6805-1acons" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/01/IMG_6805-1acons-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a></p>
<p>Sostenuto da                Animal Animal Paris, Feline Studio, Color System Milano, Sea WardOfficial, Luzzart aps,</p>
<p>Cantina vinicola          Villa Lazzarini</p>
<p>Ringraziamenti            AAC Platform, Alessia Paladini Gallery</p>
<p>Graphic design             Niccolò Pagni</p>
<p>Inaugurazione               lunedì 5 Febbraio  dalle 18.00 alle 20.00</p>
<p>Orario                           dal martedì al venerdì 17,00 alle 19,30</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Carlo Gallerati e Angela Piga</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Dec 2023 11:29:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2023/2024]]></category>

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		<description><![CDATA[11- 26 gennaio 2024 Carlo Gallerati e Angela Piga: den Blauäugigen &#8211; a quelli con gli occhi azzurri fotografia e scultura Carlo Gallerati &#8211; den Blauäugigen 1  &#8211; 2006 – 2023 AOCF58 è lieta di presentare la doppia personale den Blauäugigen &#8211; a quelli con gli occhi azzurri, del fotografo Carlo Gallerati e della scultrice Angela <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=6974' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>11- 26 gennaio 2024</p>
<p>Carlo Gallerati e Angela Piga: <em>den Blauäugigen &#8211; a quelli con gli occhi azzurri</em></p>
<p>fotografia e scultura</p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/12/Carlo-Gallerati-den-Blauäugigen-1-1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-6977" title="carlo-gallerati-den-blauaugigen-1-1" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/12/Carlo-Gallerati-den-Blauäugigen-1-1-1024x655.jpg" alt="" width="695" height="444" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="center">Carlo Gallerati &#8211; <em>den Blauäugigen 1 </em> &#8211; 2006 – 2023</p>
<p>AOCF58 è lieta di presentare la doppia personale <em>den Blauäugigen &#8211; a quelli con gli occhi azzurri</em>, del fotografo Carlo Gallerati e della scultrice Angela Maria Piga.</p>
<p>Il punto di incontro fra i due artisti è il racconto di Thomas Mann <em>Tonio Kr</em><em>öger</em>, del 1903, da cui è tratto il titolo della mostra.</p>
<p>Nel racconto, Mann descrive la posizione dell&#8217;artista, suo malgrado estraneo all&#8217;habitat sociale, a cui questi risponde con l&#8217;unico strumento a sua disposizione, quello dell’osservazione estranea fuori dal gioco delle parti.</p>
<p>Il titolo si riferisce alla categoria usata da Mann per descrivere un mondo abitato dai socialmente adatti e adattati, definiti con ironia con la metafora di “quelli biondi con gli occhi azzurri”, in cui il protagonista si sente un apolide impermeabile al gruppo.</p>
<p>È a questi che lo scrittore dedica il suo omaggio finale: “Guardo in un mondo non ancora nato e indistinto, che chiede di essere ordinato e plasmato, vedo agitarsi ombre di figure umane che mi fanno segno di liberarle dall&#8217;incantesimo e di salvarle: figure tragiche e figure ridicole, e figure che sono l&#8217;una e l&#8217;altra cosa insieme – e per queste ultime provo un particolare amore. Ma il mio amore più profondo e più nascosto va ai biondi, a quelli dagli occhi azzurri, ai luminosamente vivi, ai felici, agli amabili e ordinari”.</p>
<p>La posizione dell&#8217;artista descritta da Mann può estendersi a tutti noi, spinti ad appartenere al gruppo pur continuando a sentirci fatalmente “altro”, appartenenza che oggi, nella società liquida, si trasforma in simbiosi bulimica con l&#8217;altro e con la realtà, in un corto circuito privo del concetto di alterità.</p>
<p>L&#8217;ispirazione del racconto ha dato luogo a diverse prospettive da parte dei due artisti.</p>
<p>Gallerati ha fotografato coppie di fratelli o sorelle con occhi di tonalità diverse: uno calda (tra il castano scuro e il nocciola chiaro) e l’altro fredda (tra l’azzurro e il celeste o grigio-verde), in un luogo che fosse per entrambi un genius loci comune.</p>
<p>La messa in posa impone una oggettività tipica del modus operandi del fotografo e genera una raccolta seriale di immagini composte – anche con minime indicazioni di testo nello spazio bianco di contorno – come se si trattasse di schedature in immaginari casellari anagrafici.</p>
<p>Individuo e retaggio familiare sono però rimessi in questione dalla differenza nei colori degli occhi, metafora della libertà da ogni discendenza, nell&#8217;artista ma non solo.</p>
<p>Piga presenta sculture in ceramica che cercano di evocare la (mancata) tragedia del sentirsi un uomo senza qualità, la penosa disfatta di ogni tentativo di distinguere fra l&#8217;essere partecipe o l&#8217;essere estraneo se non straniato.</p>
<p>Oltre alle sculture, create nel 2023, l&#8217;artista espone la nuova serie di volti su carta, <em>Scanners</em> (dal film omonimo del 1981 di David Kronenberg), un popolo diseredato non per vocazione ma per ineluttabilità, volti distorti dallo sguardo altrui, ma più ancora da quello dell&#8217;io su se stesso.</p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/12/Carlo-Gallerati-den-Blauäugigen-11.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-6993" title="carlo-gallerati-den-blauaugigen-1" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/12/Carlo-Gallerati-den-Blauäugigen-11-1024x327.jpg" alt="" width="695" height="221" /></a></p>
<p>Il catalogo è corredato dai testi critici di Silvia Bordini e Simonetta Lux.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/12/Angela-Maria-Piga-Scanners-2023-carboncino-e-acquerello-su-carta72-cm-295x21-foto-Corrado-De-Grazia1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-6980" title="angela-maria-piga-scanners-2023-carboncino-e-acquerello-su-carta72-cm-295x21-foto-corrado-de-grazia" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/12/Angela-Maria-Piga-Scanners-2023-carboncino-e-acquerello-su-carta72-cm-295x21-foto-Corrado-De-Grazia1-206x300.jpg" alt="" width="206" height="300" /></a>                                 <a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/12/Senza-titolo-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-6994" title="senza-titolo-1" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/12/Senza-titolo-1-181x300.jpg" alt="" width="181" height="300" /></a></p>
<p>Angela Maria Piga &#8211; <em>Scanners</em> &#8211; 2023                                    Angela Maria Piga &#8211; Lazarus &#8211; 2023</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Carlo Gallerati (Roma, 1968)</em></p>
<p><em>Si occupa di fotografia dal 1985 come autore, curatore, critico, lettore e docente. Dal 2006 gestisce a Roma la Galleria Gallerati. Ispirato a una personale teoria di ripresa e di elaborazione delle immagini che definisce ‘Oggettivismo istantaneo’, considera i vari aspetti dell’attività che svolge – e la stessa conduzione della galleria – come parti di una complessiva operazione artistica.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/12/IMG-20240102-WA0002.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-6987" title="img-20240102-wa0002" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/12/IMG-20240102-WA0002-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Angela Maria Piga (Roma, 1968)</em></p>
<p><em>Laureata in Letteratura francese all&#8217;Università La Sapienza, ha lavorato in una galleria d&#8217;arte di Roma per quindici anni, quindi come autrice e conduttrice di programmi radio per Rai International. Dal 2009 è giornalista. Ha scritto di arte, architettura e cinema per stampa italiana e straniera. Ha pubblicato un romanzo e una raccolta di poesie. Nel 2017, vivendo a D</em><em>ü</em><em>sseldorf, è diventata scultrice.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/12/IMG-20240102-WA0003.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-6988" title="img-20240102-wa0003" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/12/IMG-20240102-WA0003-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;" align="center">
]]></content:encoded>
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		<title>Livia Liverani: LUMILAR</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Nov 2023 11:10:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2023/2024]]></category>

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		<description><![CDATA[Livia Liverani: LUMILAR Dal 7 al 22 dicembre 2023 Collage di tessuti e applicazioni luminescenti &#124; cm. 145 x 48 &#124; 2023 LUMILAR, la prima personale di Livia Liverani nella galleria AOC F58 &#8211; Galleria Bruno LIsi, getta una luce significativa  - è il caso di dirlo &#8211; sulla produzione recente dell’artista romana. La tecnica <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=6950' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Livia Liverani: <em>LUMILAR</em></p>
<p>Dal 7 al 22 dicembre 2023</p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/11/LUMILAR-72-_.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6954" title="lumilar-72-_" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/11/LUMILAR-72-_.jpg" alt="" width="680" height="225" /></a></p>
<p align="center"><em>Collage di tessuti e applicazioni luminescenti | cm. 145 x 48 | 2023</em></p>
<p><em>LUMILAR</em>, la prima personale di Livia Liverani nella galleria AOC F58 &#8211; Galleria Bruno LIsi, getta una luce significativa  - è il caso di dirlo &#8211; sulla produzione recente dell’artista romana.</p>
<p>La tecnica tendenzialmente mista dei suoi lavori privilegia senz’altro il collage, caratterizzandosi per la relazione intima con la carta e, soprattutto, con i tessuti &#8211; retaggio dei lunghi anni trascorsi in Oriente &#8211; non aderendo però a un genere definito, né a un tipo di materiale prevalente.</p>
<p>E&#8217; in questo essere border-line fra le tecniche, sostando volentieri in una terra di confine, che la ricerca formale e spirituale di Livia Liverani trova la sua zona d’elezione.</p>
<p>Precisamente equidistante fra il graphic design dei suoi esordi e la maestria dei dipinti su seta appresa nel corso dei suoi lunghi soggiorni in Asia, il progetto <em>LUMILAR</em> è una raccolta di opere modulari simili per affinità, da intendersi come un fermo immagine di un percorso artistico che parrebbe in continuo, fecondo divenire.</p>
<p><em>LUMILAR</em> è l&#8217;ipnotica partitura composta da un&#8217;ipersensibile musicista nell&#8217;animo;</p>
<p>sarebbe tuttavia troppo facile tirare in ballo la musica solo per sfruttarne l&#8217;efficacia evocativa</p>
<p>dei termini&#8230;Eppure, l&#8217;arte di Livia Liverani suona armonica, vibrante, densa di sfumature, profonda di accenti di <em>gong</em> abilmente spostati, mai banalmente centrati, ma risonanti comunque da qui &#8211; da un cuore palpitante sotto al cielo romano &#8211; sino a orizzonti lontani, quanto altrettanto intimi e familiari.</p>
<p>Echi continui di silenzi crepuscolari, increspati di sete cangianti e di un&#8217;assonante sete di luce. Invocazioni improvvise attutite da sordine di <em>stoffa</em>, senza mai <em>&#8220;étouffer&#8221;</em> un forte anelito di libertà.</p>
<p>Lento ricercare, quello di Livia Liverani: ricercare il filo contemplativo dei pastori erranti dell&#8217;Asia.</p>
<p align="right">Livia Mazzanti</p>
<p align="right"><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/11/Sidereo-72-_DSC37571.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6957" title="sidereo-72-_dsc3757" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/11/Sidereo-72-_DSC37571.jpg" alt="" width="680" height="561" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="right"> <span style="text-align: center;">Sidereo_DSC3757</span></p>
<p>Livia Liverani nasce a Roma nel 1962, dove vive e lavora.</p>
<p>Si diploma in Grafica Editoriale presso l’Istituto Europeo di Design.</p>
<p>Frequenta il corso di pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma e contemporaneamente lavora presso lo Studio Colony (Roma) e per l’Hotel Ritz (Parigi) come disegnatrice d’interni.</p>
<p>Successivamente risiede in Indonesia per quattro anni, durante i quali viaggia in Asia, dove in Giappone sviluppa i suoi disegni per tessuti.</p>
<p>Studia Cinese e filosofia Taoista presso l’ISMEO di Roma e Sanscrito al Centro di Cultura Indiano.</p>
<p>I suoi lavori , tra il 2010 e il 2020, sono stati esposti a Roma, Barcellona e New York.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.livialiverani.it/">www.livialiverani.it/</a></p>
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		<title>Claudio  Bassi: SERIE SCELTA, IL LATO UMANO DEL GUARDARE</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Oct 2023 10:48:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2023/2024]]></category>

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		<description><![CDATA[7 ottobre &#8211; 27 ottobre 2023 La mostra è inserita nella diciannovesima  manifestazione organizzata dall’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani &#160;  Claudio Bassi  :  SERIE SCELTA, IL LATO UMANO DEL GUARDARE &#160; Lo scatto inedito, che apre la serie scelta dell’archivio fotografico di Claudio Bassi, ferma due giovani raccoglitori di sughero che al termine di <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=6920' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>7 ottobre &#8211; 27 ottobre 2023</p>
<p>La mostra è inserita nella diciannovesima  manifestazione organizzata dall’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani</p>
<p><img 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<p><em> Claudio Bassi  :  SERIE SCELTA, IL LATO UMANO DEL GUARDARE</em></p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/08/sughero-7202_1-1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-6895" title="sughero-7202_1-1" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/08/sughero-7202_1-1-676x1024.jpg" alt="" width="676" height="1024" /></a></p>
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<p>Lo scatto inedito, che apre la serie scelta dell’archivio fotografico di Claudio Bassi, ferma due giovani raccoglitori di sughero che al termine di una giornata di lavoro, sorridono alla vita guardandola scorrere al contrario. In un gioco spontaneo, scaturito da un cambio di prospettiva, la vita ora appare più lieve e lo sguardo si apre alla meraviglia dell’inaspettato.</p>
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<p>Con lo stesso sguardo di chi si gode il viaggio, Claudio Bassi ripercorre il proprio archivio: frammenti ancora vivi che testimoniano un amore per la vita nelle sue manifestazioni più semplici, fotogrammi che superano la prova del tempo e continuano ad emozionare.</p>
<p>Da tale consapevolezza nasce la terza mostra personale dello storico stampatore romano, una selezione frutto dell’incontro avvenuto in camera oscura tra Bassi e il suo giovane assistente, che, come due amici seduti al tavolo di un bar, condividono la passione per la fotografia e si intrattengono con storie di vita.</p>
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<p>Una pulsione umanista contraddistingue tale testimonianza, le istantanee stampate ai sali d’argento raccontano incontri comuni di un quotidiano ormai scomparso: le strade di quartiere, la bisca, l’osteria, l’officina, la bottega, il cantiere aperto e la provincia rurale sono i luoghi che il fotografo con la Leica al collo attraversa con sensibilità neorealista e vivacità tipica San Lorenzina.</p>
<p>Insieme al rispetto e alla curiosità verso i soggetti più umili, non manca l’ironia, scatti come battute di spirito che alleggeriscono dalla fatica e dalla miseria, attimi che schiudono un sorriso dell’anima, frammento di libertà.</p>
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<p>Con un profondo senso di gratitudine verso le occasioni che la vita offre, gli incontri diventano opportunità da cogliere per godere del lato lieve del vivere, il lato umano del guardare, una visione da condividere.</p>
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<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/08/0109.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-6904" title="0109" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/08/0109-702x1024.jpg" alt="" width="695" height="1013" /></a></p>
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<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/08/0085-21.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-6896" title="0085-2" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/08/0085-21-1024x680.jpg" alt="" width="695" height="461" /></a></p>
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<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/10/001.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-6922" title="001" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/10/001-682x1024.jpg" alt="" width="682" height="1024" /></a></p>
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<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/10/0040.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-6923" title="0040" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/10/0040-1024x680.jpg" alt="" width="695" height="461" /></a></p>
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<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/10/0069.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-6924" title="0069" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/10/0069-1024x680.jpg" alt="" width="695" height="461" /></a></p>
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<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/10/0077.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-6925" title="0077" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/10/0077-1024x680.jpg" alt="" width="695" height="461" /></a></p>
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