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	<title>ASSOCIAZIONE OPERATORI CULTURALI FLAMINIA 58 &#187; 2018/2019</title>
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	<description>ASSOCIAZIONE OPERATORI CULTURALI FLAMINIA 58</description>
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		<title>LUCIA DI NOTO: Essenziale</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2019 11:55:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
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		<description><![CDATA[24  giugno 2019 LUCIA DI NOTO: Essenziale SERATA UNICA presentazione del libro (anche in @book) :  ESSENZIALE  di LUCIA DI NOTO A  cura di:  Grau.2 Dovevo “raccontarmi” in tre tavole formato A3. Dopo una tormentata elaborazione non ero assolutamente soddisfatta, il risultato era di un prodotto ben presentato, equilibrato nell’impaginato dei testi e delle immagini e sufficientemente <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=5913' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>24  giugno 2019</p>
<p>LUCIA DI NOTO: Essenziale</p>
<p>SERATA UNICA</p>
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<div>
<p>presentazione del libro (anche in @book) :<a href="http://www.aocf58.it/wp/?p=4466"> </a> <em>ESSENZIALE</em>  di LUCIA DI NOTO</p>
<p>A  cura di:  Grau.2</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-5925" title="72-doppia-media" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/06/72-doppia-media-1024x333.jpg" alt="" width="695" height="226" /></p>
<p>Dovevo “raccontarmi” in tre tavole formato A3. Dopo una tormentata elaborazione non ero assolutamente soddisfatta, il risultato era di un prodotto ben presentato, equilibrato nell’impaginato dei testi e delle immagini e sufficientemente esplicativo dei contenuti progettuali ma incapace di narrare il percorso compositivo. Pensavo che dipendesse dal mio archivio non proprio bene organizzato e mi sono riproposta di riordinarlo; mi sono presto accorta che non era così, l’archivio era in ordine.</p>
<p>L’archivio è la separazione per parti di un progetto, i disegni, i testi, i computi, le foto ed è solo la base per ricostruire un racconto: in realtà io desideravo rimettere in ordine la storia dei progetti e così ho cominciato, non pensando di pubblicare un libro.</p>
<p>Poi il GRAU mi ha offerto l’opportunità di partecipare alla sua collana e, stimolata dalla gradita proposta, ho cominciato a lavorare in questa ottica.</p>
<p>L’intento era di narrare l’Essenziale, non il mero racconto ma la sintesi al seguito di un percorso logico: spero di esserci riuscita.</p>
<p>Così, riguardo agli interventi museali e nelle mostre, ho cercato di descrivere  il metodo del controllo della scala di progettazione soprattutto in relazione al “contenitore” talvolta di grandi dimensioni e di rilevante impatto visivo e valore architettonico: l’ex foresteria di Fossanova, l’Antiquarium del Canopo a Villa Adriana, la Grande Aula dei mercati traianei.</p>
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		<title>Carlo Gallerati: Luoghi comuni</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2019 15:20:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2018/2019]]></category>

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		<description><![CDATA[dal 3 al  21 giugno 2019 &#160; Artista                          Carlo Gallerati Titolo                           Luoghi comuni a cura di                       Noemi Pittaluga L’urbanizzazione, intesa come il risultato di un pensiero razionale, e lo studio degli spazi metropolitani contemporanei sono certamente stati la matrice concettuale del progetto fotografico Luoghi comuni di Carlo Gallerati. Se da un lato lo studio <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=5892' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>dal 3 al  21 giugno 2019</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-5893" title="c-gallerati_serie-luoghi-comuni_palazzo-delle-esposizioni" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/05/C.Gallerati_serie-Luoghi-comuni_Palazzo-delle-Esposizioni-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Artista                          Carlo Gallerati</p>
<p>Titolo               <em>            </em><em>Luoghi comuni</em></p>
<p>a cura di                       Noemi Pittaluga</p>
<p>L’urbanizzazione, intesa come il risultato di un pensiero razionale, e lo studio degli spazi metropolitani contemporanei sono certamente stati la matrice concettuale del progetto fotografico <em>Luoghi comuni</em> di Carlo Gallerati. Se da un lato lo studio è incentrato sulla logica che ha portato all’impianto cittadino, dall’altro l’attenzione è indirizzata alle soluzioni estetiche che ne costituiscono le caratteristiche intrinseche. L&#8217;autore replica nella struttura compositiva delle opere il rigore architettonico dei luoghi che ha deciso di immortalare. La peculiarità scultorea di questa serie è data dall’assemblaggio di due pannelli: uno più piccolo in primo piano e uno più ampio sullo sfondo che presentano la stampa della stessa immagine monocromatica e opacizzata secondo il colore dominante dello scatto originale. La simmetria, la pulizia e l’ordine, qualità pregnanti di questi ambienti, sono anche il fondamento di un paradigma metodologico che l’artista ricerca non soltanto nelle proprie creazioni, ma anche nella modalità operativa del suo lavoro di gallerista. L’originalità si trova senza dubbio in questa serietà di intenti che non ammette sbavature, ma che è capace di accogliere l’unicità e la particolarità di una logica prettamente soggettiva. A guardare bene, come afferma l’autore, si trova sempre un’uscita d’emergenza, una via di fuga dalle rigide norme di controllo. Con l’intento preciso di mostrare ambienti periferici di luoghi noti, l’autore mette in evidenza lo stato di allarme spesso avvertito da chi elabora un ragionamento intellettuale. Scale secondarie, spazi di servizio, androni di edifici nella loro parvenza di anonimato si sottraggono dalla catalogazione e dall’individuazione. Così anche lo spirito immaginifico non può essere compreso in rigide norme qualificanti: ecco dunque il punto di svolta: la libertà. Gallerati se ne appropria attraverso l’ironia che lo contraddistingue: sfrutta i canoni di un linguaggio decodificato e lo sovverte dall’interno. Una rivoluzione sottile, acuta e sofisticata è in atto: si palesa nel contenuto innovativo e nella forma inedita che non può che essere ammirata.</p>
<p><a href="https://www.aboutartonline.com/i-luoghi-comuni-di-carlo-gallerati-alla-galleria-bruno-lisi-via-flaminia-58-dal-3-al-21-giugno-2019/">https://www.aboutartonline.com/i-luoghi-comuni-di-carlo-gallerati-alla-galleria-bruno-lisi-via-flaminia-58-dal-3-al-21-giugno-2019/</a></p>
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		<title>PAOLA ROMOLI VENTURI : Saluti da Carrara! installazioni site specific performativa</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Apr 2019 11:06:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2018/2019]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; 6/24 maggio 2019 Saluti da Carrara! è un’installazione site specific performativa nella quale Paola Romoli Venturi utilizza le caratteristiche morfologiche degli spazi interni ed esterni  della galleria AOCF58 &#8211; Galleria BRUNO LISI per narrare il suo percorso di ricerca iniziato a Carrara nel 2016.  Sarà l’occasione per vedere a Roma la video installazione sonora <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=5877' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/04/cadeaux-_Paola-romoli-Venturi-2018-72-.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5878" title="cadeaux-_paola-romoli-venturi-2018-72" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/04/cadeaux-_Paola-romoli-Venturi-2018-72--300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>6/24 maggio 2019</p>
<p><strong>Saluti da Carrara!</strong> è un’installazione site specific performativa nella quale <strong>Paola Romoli Venturi</strong> utilizza le caratteristiche morfologiche degli spazi interni ed esterni  della galleria<strong> </strong>AOCF58 &#8211; Galleria BRUNO LISI per narrare il suo percorso di ricerca iniziato a Carrara nel 2016.  Sarà l’occasione per vedere a Roma la video <strong>installazione sonora </strong>dal titolo <strong><em>Saluti da Carrara:</em></strong> <strong>il PROFILO </strong>che a giugno 2018 è stata presentata a ‘Carrara Studi Aperti’ all’interno del laboratorio dello <em>Studio MARMORE+</em> e selezionata per la mostra ‘EMERSIONI’ tenutasi al Museo Carmi di Carrara. Il video mostra la montagna che appare e scompare a ritmo incessante accompagnata da un suono cadenzato a 60 bpm. La montagna inquadrata da Piazza 27 Aprile, è vista come era nel luglio 2016 e come la vedevano i carrarini all’inizio del 900. La forma e il ritmo sonoro, innescano una riflessione sullo sfruttamento della montagna e sull’impatto ambientale che questo produce.</p>
<p>La riflessione continua con altri lavori, realizzati a Carrara negli ultimi anni, che sviluppano i temi del rapporto tra montagna e uomo e tra montagna e industria. Sarà inoltre presente la nuova scultura performativa <strong>untitled</strong> che verrà ultimata durante il  finissage di venerdì 24 maggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Paola Romoli Venturi</strong> è nata a Roma, dove vive e lavora. La sua ricerca artistica è legata al valore della trasparenza come mezzo per comunicare. <em>‘La trasparenza e la sospensione predispongono il visitatore a “guardare attraverso”, a non distogliere lo sguardo ad osservare le cose per riflettere’</em> questo il pensiero ispiratore delle sue performance e  installazioni esposte in Italia e all’estero. Nel suo lavoro tocca temi sociali, creando spazi disegnati da luci ombre e suoni, utilizzando diversi mezzi espressivi pittorico scultorei, video audio ed installazioni site specific performative.</p>
<p>Tra i suoi progetti: <strong>Traspa</strong>quadri (2004/2006), <strong>mOlecOle </strong>e <strong><em>madre natura</em></strong> (2007), <strong>instant art</strong>_<strong>vedova di guerra_Alessandra</strong> (2008),<strong> La Sentenza_Das Urteil  </strong>(2009/2010), <strong>instat art_SI=NO </strong>(2011)<em> </em><strong>PTV_ Paola Trash Vortex</strong> (2012/2016) <strong>SALVA LA TUA BALENA!</strong> (2013/2016) <strong>MANTRAreading </strong>(2015/2016) <strong>WE</strong>(2016) <strong>Caos, caso, osa, sa, o.</strong> (2016) <strong>MEMORIE</strong>(2017) <strong>ROVESCIARE</strong> (2019). Attualmente lavora al progetto <strong>BASOLO’s View</strong> alla scultura performativa <strong>MEMORIALE</strong> e alla rassegna<strong> transfusioni</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>RITA MANDOLINI: Disturbo di conversione</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Mar 2019 13:44:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2018/2019]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; dal 1 al  19 aprile 2019 Meccanismo psichico e psicosomatico, causato da fattori mentali quali lo stress e il conflitto, il disturbo di conversione dà luogo a fenomeni che esprimono chiaramente ciò che fino a quel momento è stato celato, invisibile ad occhi esterni. Sebbene il titolo della mostra sia <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=5839' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/03/FotoInvitoRitaMandolini.jpg"><img class="size-medium wp-image-5844 alignleft" title="fotoinvitoritamandolini" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/03/FotoInvitoRitaMandolini-300x133.jpg" alt="" width="300" height="133" /></a></p>
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<p>dal 1 al  19 aprile 2019</p>
<p>Meccanismo psichico e psicosomatico, causato da fattori mentali quali lo stress e il conflitto, il disturbo di conversione dà luogo a fenomeni che esprimono chiaramente ciò che fino a quel momento è stato celato, invisibile ad occhi esterni. Sebbene il titolo della mostra sia in parte ironico e dal duplice significato, sono effettivamente invisibili al mondo le protagoniste dei dipinti di Rita Mandolini, invischiate in una materia densa, quella del nero: il non-colore per antonomasia, con la sua qualità assorbente, che esalta per contrasto la luminosità e che è divenuto, nella storia della pittura, un elemento determinante per la composizione e la spazialità. La scala dei toni di nero, con ripetute pennellate, conferisce lo spessore materico e la profondità dei riverberi, fra tratti lucidi e opachi. Il non-colore costruisce la forma, che appare sfuggente e gradualmente si trasfigura, dando corpo a un’immagine persistente e penetrante. Le immagini di suore, una quadreria di suore, in cui ogni dipinto è un ritratto. L’osservatore dev’essere avvezzo all’attesa, occorre qualche istante prima che lo sguardo si abitui alla reale percezione della superficie nera.</p>
<p>É l’oscurità, la condizione prediletta dall’artista. Il buio e i piccoli anditi: spazi intimi e nascosti, come i luoghi in cui ci si rifugia nell’infanzia. Ci troviamo in una dimensione privata e raccolta, ove si affacciano memorie sepolte, fra giochi e paure, evocate nella fotografia che ricorda il muretto della scuola sormontato da vetri taglienti. «I legami visivi ed emotivi che instauro con un luogo o una storia sono per me fondamentali nel dare forma a un’idea», scrive l’artista. In questo caso, l’esecuzione dei ritratti di suore si è dispiegata dal 2009 al 2019, un lasso di tempo in cui si colloca la visita al convento di Santa Rita, dove – nel racconto di Mandolini durante una conversazione – una suora le ha mostrato la “reliquia” di Yves Klein, devoto alla Santa, un prezioso scrigno contenente colori e oro dell’artista francese. Lo scrigno sembrava ambiguamente, ironicamente (e forse drammaticamente) simile a una trousse per il trucco femminile. Senza eufemismi né indulgenza, e in contrasto con l’apparente tranquillità emanata dai ritratti, lo sguardo si rivolge alle contraddizioni interiori sorte da proibizioni, inibizioni, conflitti, negazione della femminilità, segreti inconfessabili. Fronteggiano la quadreria due tradizionali simboli di femminilità: in <em>Orpello</em> (2017) appare un pettine, rappresentato a guisa di quelli dipinti da Diego Velàzquez, maestro nell’uso del nero; mentre un ventaglio, talismano di femminilità celata con frivolezza, è “decorato” con l’ecografia uterina dell’artista, mettendo in mostra un altro andito segreto, visibile nel suo aspetto fisico e crudo, spazio interno fra le interiora scelto come autoritratto. Il ventaglio conserva la forma originale, ma l’immagine è in attrito con la funzione dell’oggetto, che risulta quindi alterata così come avviene con la liquirizia, una massa strisciante di materia che invade il pavimento pur continuando a diffondere il caratteristico profumo che la rende così invitante.</p>
<p>Identità e interiorità si trovano in opposizione, o comunque in bilico sul filo di un labile confine, tra lo sguardo distaccato e la compassione (nel significato latino del sentimento di vicinanza). Ma si tratta anche del confine tra la forma (se così possiamo chiamare la cangiante epifania dei dipinti) e l’informe (il ventre sul ventaglio e la matassa dei cavi di liquirizia). «Mi diverte molto modellare, ma anche disfare», afferma l’artista. La forma vive dunque in uno stato sempre mutevole, in virtù della luce o della malleabilità della materia, anche grazie allo sguardo altrui.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Rita Mandolini</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono nata a Roma, dove vivo, lavoro e mi sono diplomata in pittura all’Accademia di Belle Arti. I legami visivi ed emotivi che instauro con un luogo o una storia sono per me fondamentali nel dare forma a un’idea. Ognuna richiede di essere espressa con un medium specifico.</p>
<p>Ho iniziato con la pittura, che utilizzo prevalentemente e accoglie ogni altro linguaggio o tecnica che possa mettere in discussione l’ovvietà dei rapporti tra apparenza, tratto, materia, visibilità. Cerco di mettere in atto una trasformazione poetica del luogo o del soggetto. Ho sperimentato la natura del limite lavorando su spazi circoscritti come l’interno del corpo e l’ambiente domestico, usati come palcoscenico del proprio dramma.</p>
<p>Sono attratta dalle potenzialità del nero, sempre diverso da sé, mutevole e cangiante. L’assenza di luce e colori mi ha sempre affascinato, fin dall’età in cui l’oscurità era un posto in cui rifugiarsi, capace di contenere segreti, idee e forme.</p>
<p>Lentezza e attesa mi appartengono. Ambienti domestici, memorie sepolte, spazi ristretti, intimi e nascosti nella semioscurità, sono i miei campi d’azione preferiti. Quando non c’è luce a sufficienza, si è costretti ad affinare i propri sensi, ad essere pazienti, in attesa che il nostro sguardo, prima disorientato, abiti con disinvoltura il nuovo spazio. E’ in quelle zone d’ombra, in cui lo sguardo è solo una parte del tutto, che io mi ritrovo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Progetti recenti:</em></p>
<p>• “La linea d’ombra”, di Pasquale Polidori, a cura di Diletta Borromeo, Macro Asilo, Roma, 2019.</p>
<p>• “Fuori 8”, collettiva a cura di Carlo Gallerati e Noemi Pittaluga, Galleria Gallerati, Roma, 2019.</p>
<p>• “Spazio buio”, <em>Ogni spazio buio è la camera oscura dell’infanzia, l’immagine l’oggetto fatale</em>, progetto per la Black room del Macro, Roma, 2018.</p>
<p>• “Non ti faccio uscire non ti lascio entrare”, personale a cura di Noemi Pittaluga, Galleria Gallerati, Roma, 2018.</p>
<p>• “Contestare l’ovvio”, collettiva a cura di Helia Hamedani, Mlac La Sapienza Università, Roma, 2017.</p>
<p>• “Il sé allo specchio / autoritratti fotografici”, collettiva a cura di Giorgio Bonomi, Ass. Cult. Artefuoricentro, Roma, 2017.</p>
<p>• “Pezzi Unici III”, collettiva a cura di Noemi Pittaluga, Galleria Gallerati, Roma, 2016.</p>
<p>• “Muse ispiratrici per artiste ispirate”, collettiva a cura di Manuela De Leonardis, progetto per la stanza di</p>
<p>Jackeline Kennedy, Albergo Capitol, Crotone, 2015/2016.</p>
<p>• “Naked Lights”, progetto a cura da P.L.M. Piacentini e Ludovica Palmieri, Teatro Tor di Nona, Roma,</p>
<p>2015.<em> “Radice”</em>, azione; <em>“Non puoi avere l’ultima parola”</em>, installazione.</p>
<p>• “Dialoghi spuri in quattro atti”, Atto II, un progetto di Chiara Giorgetti, Sartoria Teatrale di Massimo</p>
<p>Poli, Firenze, 2015.<em> “Dal soffitto non cadono fiori, l’acqua non sempre riflette”</em>, installazione e video.</p>
<p>• Nero Roma, personale a cura di Roy Alexander Leblanc, Roy Alexander Art Gallery, Los Angeles, 2015.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>PRESS RELEASE 8</strong></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/03/72Rita_Mandolini_Ventaglio_2016.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5867" title="72rita_mandolini_ventaglio_2016" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/03/72Rita_Mandolini_Ventaglio_2016-300x239.jpg" alt="" width="300" height="239" /></a></p>
<p>Location                       AOCF58 &#8211; Galleria BRUNO LISI, via Flaminia 58 &#8211; Rome (line A, Flaminio)</p>
<p>Artist                            Rita Mandolini<em></em></p>
<p>Title                             <em>Disturbo di conversione <strong></strong></em></p>
<p>Curated by                   Diletta Borromeo</p>
<p>Opening                       Monday, April 1<sup>st</sup> 2019, 6.30 pm</p>
<p>From                             April 1st to the 19<sup>th</sup> 2019<em></em></p>
<p>From                            Monday to Friday, 4.30 pm to 7 pm (closed on Saturdays and public holidays)</p>
<p>As a psychic and psychosomatic mechanism, caused by mental factors as stress and conflict, conversion disorder leads to phenomena that clearly reveal what had been hidden and invisible to the outside until that moment. Although the title of the exhibition is partly ironic and characterized by a dual significance, the protagonists in Rita Mandolini’s paintings are indeed invisible to the outside world, caught up in that thick matter that composes the colour black, the noncolour par excellence that, with its absorptive quality, exalts the light by contrast and which has become in the history of painting a key element for composition and spatiality. The scale of black hues, through multiple brush strokes, gives materic thickness and depth of reverberations, with both shiny and opaque sections. The noncolour shapes the form, which appears to be fleeing and gradually transforms itself, giving substance to an enduring and penetrating image. Images of nuns, a wall of paintings in which every picture is a portrait. The observer needs to know how to wait, we need a few moments before the eyes get used to the real perception of the black surface.</p>
<p>Darkness is the ideal condition of the artist. The absence of light and the small dark corners, intimate and secret places like the ones you usually hide in as a child. We find ourselves in a private and cosy dimension in which buried memories come to light through toys and fears, evoked in the photography that recalls the school wall covered with sharp glasses. As the artist claims: «The visual and emotional bonds that I establish with a place or a story are fundamental to me in giving some form to a concept». In this particular case, the execution of these portraits of nuns has been carried out from 2009 to 2019, a time lapse within which the artist visited the monastery of Santa Rita, where, as Mandolini said during a conversation, a nun showed her the ‘relic’ of Yves Klein, devotee of the saint, a precious treasure chest containing colours and gold belonging to the French artist. The chest ambiguously, ironically (and perhaps dramatically) looked like a make up bag. Without any euphemism or indulgence, and in contrast with the apparent calmness emanated by the portraits, the gaze addresses the internal contradictions arisen from prohibitions, inhibitions, conflicts, the negation of femininity, unspeakable secrets. Two traditional symbols of femininity face the group of paintings: in <em>Orpello </em>(2017) we see a comb, similar to those painted by Diego Velázquez, master at using the colour black; whereas a fan, talisman of a femininity concealed through frivolousness, is ‘garnished’ with the artist’s pelvic ultrasound, showing another secret nook, visible in its most physical and visceral aspect, internal space among the innards chosen as self-portrait. The fan preserves its original form but the image is in conflict with the function of the object, which turns out to be altered and malleable like liquorice, a crawling mass of matter that swarms into the floor, while continuing to spread out that typical fragrance which makes it so tempting.</p>
<p>Identity and inner reality are in opposition, or on precarious balance on the cord of a blurred boundary, between the detached gaze and the compassion (in its Latin meaning of empathy). But this is also a boundary between form (if we can define in this way the changing epiphany of the paintings) and formless (the womb on the fan and the bundle of liquorice sticks). «I really enjoy moulding, but also undoing», the artist says. Therefore, form lives in an always-changeable state, by virtue of light or malleability of the matter, also thanks to other people’s gaze.</p>
<p align="right">Diletta Borromeo</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Rita Mandolini</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I was born in Rome, where I took a degree in painting at the Accademia di Belle Arti, and where I currently live and work. The visual and emotional bonds that I establish with a place or a story are fundamental to me in giving some form to a concept. Each one of them needs to be expressed through a specific medium.</p>
<p>I began practising with painting, the medium I use most and which embraces every other language or technique capable of questioning the obviousness of the relations among appearance, trait, matter, visibility. I try to give rise to a poetic transformation of the place or of the subject. I have experienced the nature of the limit, working on delimited spaces like the interior of the human body and the domestic environment, used as stage for one’s own drama.</p>
<p>I am attracted by the potentialities of the colour black, which is always different from itself, variable and changing. The absence of light and colours always fascinated me, since that very age when darkness was a place to hide in, capable of keeping secrets, ideas and forms.</p>
<p>Slowness and waiting belong to me. Domestic environments, buried memories, spaces which are narrow, intimate and hidden in the semi-obscurity are my favourite spheres of action. When there isn’t enough light, we need to improve our senses, to be patient, in wait for our gaze, initially disoriented, to inhabit comfortably the new space. It is exactly in those shadow areas, in which our gaze is but a part of the whole, that I really find myself.</p>
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<p><em>Recent projects:</em></p>
<p>• “La linea d’ombra”, by Pasquale Polidori, curated by Diletta Borromeo, Macro Asilo, Rome, 2019.</p>
<p>• “Fuori 8”, collective exhibition curated by Carlo Gallerati and Noemi Pittaluga, Galleria Gallerati, Rome, 2019.</p>
<p>• “Spazio buio”, <em>Ogni spazio buio è la camera oscura dell’infanzia, l’immagine l’oggetto fatale</em>, project for the Black room of Macro museum, Rome, 2018.</p>
<p>• “Non ti faccio uscire non ti lascio entrare”, solo exhibition curated by Noemi Pittaluga, Galleria Gallerati, Rome, 2018.</p>
<p>• “Contestare l’ovvio”, collective exhibition curated by Helia Hamedani, Mlac La Sapienza Università, Rome, 2017.</p>
<p>• “Il sé allo specchio / autoritratti fotografici”, collective exhibition curated by Giorgio Bonomi, Cultural Councillor Artefuoricentro, Rome, 2017.</p>
<p>• “Pezzi Unici III”, collective exhibition curated by Noemi Pittaluga, Galleria Gallerati, Rome, 2016.</p>
<p>• “Muse ispiratrici per artiste ispirate”, collective exhibition curated by Manuela De Leonardis, project for Jacqueline Kennedy’s room, Albergo Capitol, Crotone, 2015/2016.</p>
<p>• “Naked Lights”, project curated by P.L.M. Piacentini and Ludovica Palmieri, Teatro Tor di Nona, Rome,</p>
<p>2015.<em> “Radice”</em>, action; <em>“Non puoi avere l’ultima parola”</em>, installation.</p>
<p>• “Dialoghi spuri in quattro atti”, Atto II, project by Chiara Giorgetti, Sartoria Teatrale di Massimo</p>
<p>Poli, Florence, 2015.<em> “Dal soffitto non cadono fiori, l’acqua non sempre riflette”</em>, installation and video.</p>
<p>• Nero Roma, solo exhibition curated by Roy Alexander Leblanc, Roy Alexander Art Gallery, Los Angeles, 2015.</p>
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		<title>Sabine Müller-Funk: Nel mare dei segni</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2019 17:33:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2018/2019]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; dal 27 febbraio al  22 marzo 2019 A cura di   Francesca Gallo Le opere raccolte nella prima personale romana di Sabine Müller-Funk, Nel mare dei segni, sono lavori recenti accomunati da una fitta trama di segni grafici, che paiono essersi depositati su supporti diversi: dal vetro alla plastica stampata. Un vera babele, in cui <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=5815' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/02/DSC00195.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5817" title="dsc00195" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/02/DSC00195-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>dal 27 febbraio al  22 marzo 2019</p>
<p>A cura di   Francesca Gallo</p>
<p>Le opere raccolte nella prima personale romana di Sabine Müller-Funk, <em>Nel mare dei segni</em>, sono lavori recenti accomunati da una fitta trama di segni grafici, che paiono essersi depositati su supporti diversi: dal vetro alla plastica stampata. Un vera babele, in cui verbale e visivo si fondono e si intrecciano, a partire dalla comune radice segnica, proprio come in Cy Twombly, il pittore amato da Sabine Müller-Funk.</p>
<p>Se Twombly era stato affascinato dalla sedimentazione di graffiti e incisioni sui muri di Roma, palinsesti di secolari passaggi giunti fino a noi come relitti del tempo, Sabine è invece immersa nella semiosfera contemporanea, in cui schermi di diversa natura popolano lo spazio quotidiano. Proprio agli schermi, infatti, fanno riferimento sia gli oggetti in vetro – lavorati in modo da annullare quasi del tutto la trasparenza e farsi supporto opaco che accoglie lo sfrangiarsi della grafia – sia le grandi superfici plastiche come l’inedito <em>Wir sind alle verbunden</em>/<em>Siamo tutti collegati  </em>(2018) in cui immagini e vocaboli si sovrappongono quasi pulsanti, proprio come nelle pagine del web, su computer e dispositivi mobili, sui monitor televisivi e a led che onnipresenti display pubblicitari inneggiano al consumo perpetuo, in metropolitana come in gran parte dei luoghi pubblici.</p>
<p>Attraverso i lavori esposti, Sabine Müller-Funk si propone al pubblico per certi versi quasi sopraffatta da una tale marea, continua e inarrestabile, tanto che il suo segno non ha più alcun significato condivisibile: le lettere e le parole sono spesso irriconoscibili e le figure talmente semplificate da rasentare la banalità. D’altro canto, l’artista pare coltivare una sorta di scrittura meditativa, in cui pone se stessa come recipiente di decantazione, attraverso il quale filtrare l’incessante e insensata produzione semiotica, fino a estrarne pochi e radi lacerti, di difficile interpretazione, ma ancora portatori di una dimensione comunicativa e personale.</p>
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<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/02/PastedGraphic-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5819" title="pastedgraphic-1" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/02/PastedGraphic-1-300x41.jpg" alt="" width="300" height="41" /></a></p>
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<p><strong><em>Trasparenze e sovrapposizioni – Transparencies and overlays</em></strong></p>
<p>All the oeuvres gathered in Sabine Müller-Funk’s first solo retrospective in Rome, <em>Nel mare dei segni, </em>are recent works characterized by a common thick weave made of graphic signs, which seem to have set down on different materials, from glass to printed plastic. These creations represent an authentic Babel in which the verbal element blends and weaves together with the visual one, on the basis of shared roots made of signs, as in Sabine Müller-Funk’s beloved painter, Cy Twombly.</p>
<p>Whilst Twombly had a fascination for the sedimentation of graffiti and engravings on the Roman walls, palimpsests of centuries-old times of transition, relics of a vanished age, Sabine is absorbed in the contemporary semiosphere, where screens of a different nature inhabit the everyday space.</p>
<p>Indeed it is precisely to screens that both the glass items are related – moulded to cancel almost entirely the transparency and become some frosted support to embrace the unravelling handwriting – and large plastic surfaces like the original <em>Wir sind alle verbunden</em>/<em>Siamo tutti collegati (We are all connected) </em>(2018), where images and words overlap with each other, vibrating as in webpages, on computers and mobile devices, television monitors and LED lightings, ever-present advertising boards exalting the incessant consumption, not only in the subway but also in other public areas.</p>
<p>Through her exhibition, Sabine Müller-Funk reveals herself to the audience as almost overwhelmed by this continuous and unstoppable tide, in such a way that her sign does not have a sharable meaning anymore: letters and words are often unrecognisable and the figures are so simplified that border on banality. Furthermore the artist seems to devote herself to a thoughtful kind of writing in which she herself stands as the basis for a process of sedimentation through which filtering the incessant and meaningless semiotic production to extrapolate few and rare fragments, hard to interpret but still bearing a communicative and personal dimension.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Francesca Gallo                                                                                      Roma, febbraio 2019</p>
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		<title>Mattia Malvicino, Marco Ceccarelli, Damiano Tata: A.C.G.T.</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jan 2019 10:54:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2018/2019]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; A cura di                  Claudio Pieroni Inaugurazione        Lunedì 4 febbraio  2019 ore 18.00 Periodo                    dal 4 al 22 febbraio 2019 L’intervento del trio Mattia Malvicino (classe 1988), Marco Ceccarelli (classe 1994) e Damiano Tata (classe <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=5779' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/01/x-loc-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-5789" title="x-loc" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/01/x-loc-1.jpg" alt="" width="545" height="311" /></a></p>
<p>A cura di                  Claudio Pieroni</p>
<p>Inaugurazione        Lunedì 4 febbraio  2019 ore 18.00</p>
<p>Periodo                    dal 4 al 22 febbraio 2019</p>
<p>L’intervento del trio Mattia Malvicino (classe 1988), Marco Ceccarelli (classe 1994) e Damiano Tata (classe 1997), nello spazio dell’AOC F58, esplora etica, estetica e paradossi del mondo della biologia tramite un’ampia gamma di media.</p>
<p>La mostra si inserisce nel progetto “SENTIERI” Festival di Arte Contemporanea, organizzato dal Centro Ricerca Arte Contemporanea diretto da Claudio Pieroni, con la collaborazione dell’associazione culturale Feng Huang diretta da Luo Guixia. “Sentieri” vuole essere una riflessione sull’essere, sull’Io, facendo suo l’acronimo ACGT &#8211; Adenina, Citosina, Guanina e Timina – le quattro basi nucleotidi che rappresentano la struttura primaria di una molecola di DNA.</p>
<p>L’acronimo A.C.G.T indica la serie ordinata di tutti i segni di cui la vita dispone. Tenendo questa sigla come comune principio ispiratore, questa collettiva di artisti è dunque composta di opere che mutano durante il corso della mostra aggiungendo un elemento quasi performativo al carattere dell’esibizione.</p>
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<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/01/unnamed-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5780" title="unnamed-1" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/01/unnamed-1-300x295.jpg" alt="" width="300" height="295" /></a></p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/01/unnamed-4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5781" title="unnamed-4" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/01/unnamed-4-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
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<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/01/unnamed-6.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5783" title="unnamed-6" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/01/unnamed-6-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><em>Non più &#8220;A&#8221; come Albero ma &#8220;A&#8221; come Adenina.</em></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><em>A.C.G.T.</em></p>
<p><em>La serie ordinata di tutti i segni di cui la vita dispone per le sue variegate espressioni poetiche.</em></p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/01/Senza-titolo-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-5795" title="senza-titolo-2" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2019/01/Senza-titolo-2.jpg" alt="" width="358" height="95" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Location                       AOCF58 &#8211; Galleria BRUNO LISI, via Flaminia 58 – Rome (line A Flaminio)</p>
<p>Artists                          <em>Mattia Malvicino, Marco Ceccarelli, Damiano Tata</em></p>
<p>Title                              A.C.G.T.</p>
<p>Curated by                   Claudio Pieroni</p>
<p>Opening                       Monday February 4<sup>th</sup>  2019, 6 pm</p>
<p>From                             4<sup>th</sup> to 22<sup>nd</sup> February 2019</p>
<p>From                            Monday to Friday, 4.30 pm to 7 pm (closed on Saturdays and public holidays)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In their exhibition at AOCF58, artists Mattia Malvicino (1988), Marco Ceccarelli (1994) and Damiano Tata (1997) will explore issues related to ethics, aesthetics and paradoxes within the field of biology, using a wide range of media.</p>
<p>The exhibition is part of the project “SENTIERI” Contemporary Art Festival organised by Centro Ricerca Arte Contemporanea (Contemporary Art Research Centre) headed by Claudio Pieroni in collaboration with the cultural association Feng Huang run by Luo Guixia. “Sentieri” is intended as a reflection on being and on Ego using the acronym ACGT – Adenine, Cytosine, Guanine and Thymine – the four nucleotide bases which form the primary structure of the DNA molecule.</p>
<p>The acronym A.C.G.T stands for everything  life is made of. Bearing these initials in mind as a common guiding principle, this collective exhibition consists of works which change during the exhibit giving it an almost performative aspect.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Giovanna Fiacco / Elisa Allegretti</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Dec 2018 16:44:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2018/2019]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; 14/26 gennaio 2019 Giovanna Fiacco / Elisa Allegretti La doppia personale di Elisa Allegretti e Giovanna Fiacco ruota intorno al cardine condiviso di una riflessione sulla tecnica dell’incisione e la possibilità di un suo sviluppo operativo al di là delle tradizionali modalità specifiche. Se per Elisa Allegretti (Passaggio. Tracce. Memorie) l’atto di incidere equivale <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=5631' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>14/26 gennaio 2019</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-5767" title="senza-titolo-1" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2018/12/Senza-titolo-1-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></p>
<p>Giovanna Fiacco / Elisa Allegretti</p>
<p>La doppia personale di Elisa Allegretti e Giovanna Fiacco ruota intorno al cardine condiviso di una riflessione sulla tecnica dell’incisione e la possibilità di un suo sviluppo operativo al di là delle tradizionali modalità specifiche.</p>
<p>Se per Elisa Allegretti <em>(Passaggio. Tracce. Memorie</em>) l’atto di incidere equivale prima di tutto all’opera di costituzione dell’immagine nello spazio concettuale e figurativo del pensiero, dando luogo a una riflessione sulla trama verbale che abita questo spazio; per Giovanna Fiacco (<em>Voce. Respiro. Grafica</em>) l’incisione si compie niente di meno che attraverso lo strumento immateriale e aereo per eccellenza, ovvero sia la voce umana che si fa vettore di una identità intima che, saturando lo spazio intersoggettivo si ribalta in una totale dissoluzione dell’identico.</p>
<p>Entrambi i lavori presentati si sono originati attraverso la relazione con un certo numero di persone invitate a partecipare attivamente. Allegretti ha sottoposto allo sguardo altrui il solo limitatissimo dettaglio di una incisione da lei stessa operata, chiedendo in risposta un insieme spontaneo di parole e di frasi, poi riorganizzate in un breve testo destinato a diventare l’oggetto di una nuova incisione, quella definitiva e intesa come lavoro effettivo; mentre l’incisone di partenza è ridotta a funzione generativa. Fiacco ha monitorato il respiro e il battito cardiaco di persone impegnate a leggere alcuni passi di Romeo e Giulietta, documentando le azioni in un video che si concentra sui dettagli fisici della pronuncia e del respiro, e stampando le misurazioni su una quantità di pagine A4 che nell’insieme danno luogo a una strana traduzione del capolavoro di Shakespeare.</p>
<p style="text-align: left;" align="center">    PARTNER</p>
<p style="text-align: left;" align="center">  <a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2018/11/logo_abafr.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4804" title="logo_abafr" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2018/11/logo_abafr.jpg" alt="" width="157" height="98" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Location                       AOCF58 &#8211; Galleria BRUNO LISI, via Flaminia 58 &#8211; Rome (line A, Flaminio)</p>
<p>Artist/Title                     <em>ELISA ALLEGRETTI / GIOVANNA FIACCO</em></p>
<p>Opening                       Monday, January 14<sup>th</sup> 2019, 6 pm</p>
<p>From                            14<sup>th</sup> to 26<sup>th</sup> January 2019</p>
<p>From                            Monday to Friday, 4.30 pm to 7 pm (closed on Saturdays and public holidays)</p>
<p>Elisa Allegretti and Giovanna Fiacco’s double exhibition hinges on a shared consideration on the technique of engraving and the chance of developing new working methods beyond the more traditional ones. Whilst, according to Elisa Allegretti (<em>Passaggio. Tracce. Memorie / Passage. Traces. </em><em>Memories</em>), engraving mainly corresponds to the creation of the image within the conceptual and figurative space at the level of thought, which in turn leads to a reflection on the verbal fabric that permeates this area, for Giovanna Fiacco (<em>Voce. Respiro. Grafica / Voice. Breath. Graphic</em>), it is through the intangible and evanescent tool of the human voice, symbol of the most intimate identity of a person and capable of dissolving whatever sort of sameness simply by filling up the intersubjective space, that engraving is achieved.</p>
<p>Both exhibited works originate from the connection made with a number of people asked to participate actively. Allegretti presented to them a small detail from one of her engravings, asking for their first and most spontaneous reactions in the shape of words and sentences to be later reorganized in a brief text meant to be the object of a brand new engraving, the final and conclusive one, whereas the original engraving is reduced to its generating function. Fiacco monitored the breath and heartbeat of a few people reading some excerpts from ‘Romeo and Juliet’, accompanying her work with a video focused on the physical details of pronunciation and breath and printing the various rates on A4 pages, resulting in an unusual translation of Shakespeare’s masterpiece.</p>
<p align="center">PARTNER</p>
<p align="center">   <a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2018/11/logo_abafr.jpg"><img title="logo_abafr" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2018/11/logo_abafr.jpg" alt="" width="157" height="98" /></a></p>
<p style="text-align: left;">
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Tianyi Xu:  Copy Plan / Dissoluzione e ricostruzione</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Nov 2018 10:17:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2018/2019]]></category>

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		<description><![CDATA[10/12/2018 Tianyi Xu:  Copy Plan / Dissoluzione e ricostruzione  10/12/2018-11/1/2019 a cura di: Pasquale Polidori &#160; PARTNER Un edificio distrutto e ricostruito esattamente com’era e nello stesso luogo dove sorgeva, può ancora dirsi lo stesso di prima? Se l’identità dell’edificio originale, oltre che di un aspetto, di una funzione e di una struttura architettonica, consiste di <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=4800' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>10/12/2018</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2018/07/Tianyi-Xu_foto-orizzontale_copyplan.jpg"><img title="tianyi-xu_foto-orizzontale_copyplan" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2018/07/Tianyi-Xu_foto-orizzontale_copyplan-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a></p>
<p>Tianyi Xu: <em> Copy Plan / Dissoluzione e ricostruzione </em></p>
<p>10/12/2018-11/1/2019</p>
<p>a cura di: Pasquale Polidori</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PARTNER</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2018/11/logo_abafr.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4804" title="logo_abafr" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2018/11/logo_abafr.jpg" alt="" width="157" height="98" /></a></p>
<p>Un edificio distrutto e ricostruito esattamente com’era e nello stesso luogo dove sorgeva, può ancora dirsi lo stesso di prima? Se l’identità dell’edificio originale, oltre che di un aspetto, di una funzione e di una struttura architettonica, consiste di un’anima — che potrebbe voler dire il suo significato, aura, potere, impronta storica — allora che ne è di quest’anima quando il nuovo edificio si sostituisce al vecchio?</p>
<p>Queste domande hanno ispirato la ricerca che Tianyi Xu ha condotto sull’Abbazia di Montecassino, prendendo spunto dalla storia del più antico monastero benedettino, più volte distrutto e ricostruito, in cui i valori del culto religioso si intrecciano ai significati culturali e civili.</p>
<p>Nel corso delle ripetute visite effettuate all’Abbazia, Tianyi Xu ha raccolto una piccola collezione di oggetti, banali memorabilia di un quotidiano aggirarsi nei dintorni di un luogo di straordinaria forza simbolica: un vecchio libro, carte di caramelle, un pacchetto di sigarette vuoto, una cartolina, un biglietto dell’autobus… Tali oggetti, accompagnati da precise quanto poetiche istruzioni operative, sono stati poi spediti ad altrettante persone a Pechino, le quali hanno poi rimandato indietro il risultato dell’azione compiuta a partire dal singolo oggetto. Talvolta un esercizio di copiatura, in altri casi il compito di restaurare o completare l’oggetto ricevuto; tutte operazioni che, se da un lato si ispirano alla nobile storia di trasmissione culturale propria dell’Abbazia, dall’altro chiamano in causa i concetti di copia e originale, di interpretazione e oggettività, di prossimità e distanza storica, soggettiva e geografica.</p>
<p>La mostra nella galleria Bruno Lisi AOCF58 propone i materiali di questa singolare esperienza di studio, riflessione e di elaborazione estetica condivisa con una piccola comunità di persone, distanti migliaia di chilometri da Montecassino.</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2018/11/Tianyi-Xu_foto-verticale_copyplan.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4805" title="tianyi-xu_foto-verticale_copyplan" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2018/11/Tianyi-Xu_foto-verticale_copyplan-229x300.jpg" alt="" width="229" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>Tianyi Xu (Pechino, 1986) vive e studia in Italia dal 2013. All’Accademia di Belle Arti di Frosinone si è laureata in Comunicazione e valorizzazione del patrimonio artistico. Nelle sue ricerche è centrale l’interesse per la traduzione e gli scambi di simboli e pratiche culturali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>PRESS RELEASE 4 </strong></p>
<p>Location                       AOCF58 &#8211; Galleria BRUNO LISI, via Flaminia 58 &#8211; Rome (line A, Flaminio)</p>
<p>Artist/Title                     TIANYI XU: <em>COPY PLAN / DISSOLUTION AND RECONSTRUCTION OF THE FUNCTION</em></p>
<p>Curated by                   Pasquale Polidori</p>
<p>Opening                       Monday, December 10<sup>th</sup> 2018, 6 pm</p>
<p>From                            December 10<sup>th</sup> 2018 to January 11<sup>th</sup> 2019</p>
<p>From                            Monday to Friday, 4.30 pm to 7 pm (closed on Saturdays and public holidays)</p>
<p>Could we still consider a building, which has been destroyed and then rebuilt exactly as it was and where it originally rose up, the same as before? If the identity of an original building, more than comprising a specific appearance, a function and an architectural structure, consisted of a soul – its very meaning, its aura, its force, its historical significance – what about it when the new construction replaces the old one?</p>
<p>These are the questions that first inspired and guided Tianyi Xu in her research on the Montecassino Abbey; the artist has indeed taken as her starting point the history of the most ancient Benedectine monastery, which has frequently been destroyed and rebuilt and whose religious values are intertwined with cultural and civil significance.</p>
<p>During her visits at the Abbey, Tianyi Xu has gathered a small collection of different things, of those ordinary memorabilia that can be easily found in such a place full of symbolic significance: an old book, some candy wrappers, an empty pack of cigarettes, a postcard, a bus ticket…All these things have been sent with detailed but somehow poetical operating instructions to some people in Beijing who have then sent back what came out of the work done on that specific object. Whether a copying exercise or the task of restoring or completing the received object, all the operations demanded by the artist in the instructions are both inspired by the remarkable history of cultural transmission of the Abbey and related to the different concepts of ‘copy’ and ‘original’, ‘interpretation’ and ‘objectivity’, subjective and geographical historical proximity or distance.</p>
<p>The exhibition at the Bruno Lisi Art Gallery AOCF58 displays all the materials used throughout this particular experience made of research, deep thought and aesthetic elaboration, shared with a small community of people thousands of kilometres away from Montecassino.</p>
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<p>Tianyi Xu (Beijing, 1986) has lived and studied in Italy since 2013. She graduated at the College of Fine Arts in Frosinone, majoring in Communication and Valorisation of Artistic Heritage. A particular interest for the translation and the interchange of symbols and different cultural customs is vital in all her research.</p>
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		<title>LIU ZI XIA : ELOGIO DELLA MANO</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Oct 2018 15:49:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2018/2019]]></category>

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		<description><![CDATA[Inaugurazione Lunedì 5 novembre  2018 ore 18.00 5/11/2018 &#8211; 23/11/2018      A  cura di   Silvia Bordini C’è uno straniamento sottile in questi dipinti di Liu Zi Xia . Difficile definirli e rischioso classificarli, a parte la sensazione che oggi nulla sia più concettuale di un quadro. &#160; Mani intrecciate nelle varianti di poche posizioni, <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=4482' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inaugurazione Lunedì 5 novembre  2018 ore 18.00</p>
<p>5/11/2018 &#8211; 23/11/2018</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2018/10/1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4484" title="1" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2018/10/1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>   <a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2018/10/2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4485" title="2" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2018/10/2-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>  <a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2018/10/3.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4487" title="3" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2018/10/3-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>A  cura di   Silvia Bordini</p>
<p>C’è uno straniamento sottile in questi dipinti di Liu Zi Xia . Difficile definirli e rischioso classificarli, a parte la sensazione che oggi nulla sia più concettuale di un quadro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mani intrecciate nelle varianti di poche posizioni, in riposo o forse gravate dalla pesantezza meditativa di un’attesa. Dipinte ad olio, con una definizione formale così nitida e dettagliata da richiamare, volutamente, gli esiti formali della pittura dei secoli passati; ma, soprattutto, evidenziando una passione per la bella maniera così insolita nell’orizzonte dell’arte d’oggi, da suggerire la venatura provocatoria di una ricerca alternativa alla tradizione del nuovo.</p>
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<p>Le mani parlano &#8211; si dice – un linguaggio silenzioso, denso di simboli e messaggi legati alle regole di un’iconografia codificata da lungo tempo. Ma le mani che Liu propone allo sguardo non hanno la gestualità connessa alle strategie del racconto e del simbolo, sono mani femminili prive dagli attributi che solitamente indicano una posizione sociale o un’identità in riferimento a storie, miti, emozioni, rituali e leggende. Semplicemente emergono da un fondo incorporeo. Non sono parte di un ritratto ma sono esse stesse un ritratto, anzi un autoritratto, cioè presenza, tracce, ricordi di esperienze.  <em>Sono  le mie mani</em>, ha detto infatti Liu Zi Xia la prima volta che mi ha mostrato i suoi quadri.</p>
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<p>Dalla formazione accademica, tra Shengyang e Roma, Liu ha tratto la possibilità di far interagire tradizioni diverse, tra occidente e oriente, tra un realismo e una plasticità che sfiorano il surreale e una sottigliezza che evoca il raffinato grafismo cromatico della pittura cinese. Il procedimento tipicamente occidentale della pittura a olio è stato il vettore della scoperta di una dimensione creativa, la fascinazione di un modo di trasformare la materia &#8211; pigmenti e leganti – in immagine, al di fuori da modelli citazionisti e da esibizioni virtuosistiche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Scegliendo infine come soggetto privilegiato le mani, frammento e metafora dell’attività di un fare e un sentire profondamente collegati al pensare, al vedere, all’inventare, e quindi in grado di mettere in atto idee, sensazioni, riferimenti.  Perché, come ha scritto Henri Focillon in <em>Eloge de la main</em> (1934), “L’arte si fa con le mani, strumento della creazione, ma prima ancora organo della conoscenza”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Elogio della mano (In Praise of Hands)</p>
<p>A subtle estrangement pervades Liu Zi Xia’s paintings, which are hard to define and categorise, except for the impression we get by looking at them that nothing is more conceptual than painting itself.</p>
<p>Hands predominantly intertwined in the same posture, resting or contemplatively burdened with waiting; so clearly and significantly defined with the wilful intention of evoking the pictorial traditions of the past centuries, it is clear from these hands, painted in oils, a strong fascination with “<em>la bella maniera</em>”. Being so uncommon in contemporary art, it acquires a provocative stance, an alternative research with respect to the tradition of the new.</p>
<p>Hands communicate in an unspoken language, dense with symbols and messages connected to the laws of an iconography which has long been codified. Liu presents instead hands whose gestures are not associated with the mechanisms of narrative and symbolism; these are feminine hands without those characteristics that typically suggest a precise social standing or some identity referring to tales, myths, emotions, rituals and legends, they simply emerge from a disembodied background. These hands are not just an element of the portrayal but the portrayal itself, rather a self-portrait: existence, traces and memories from different experiences. “These are my hands” is what Liu Zi Xia told me the first time she showed me her paintings.</p>
<p>Liu Zi Xia’s academic education, which took place between Shengyang and Rome, has given her the opportunity to make different traditions, from the East and from the West, interact, both a specific kind of realism and a plasticity which allude to the surreal and a subtlety evoking the sophisticated chromatic linearism of Chinese painting. The typically western process of oil painting has let her discover a new creative dimension, a way of turning matter – pigments and binders – into images, far from models of quotationism and exhibitions of virtuosity.</p>
<p>Hands are thus Liu Zi Xia’s privileged subject, the fragment and the metaphor of an artistic action which is profoundly connected to thinking, seeing, creating, and therefore capable of enacting ideas, emotions and references. Because, as Henri Focillon wrote in <em>Eloge de la main</em> (“In Praise of Hands”, 1934), “Art is made with hands. They are the instrument of creation, but before that, the organ of knowledge”.</p>
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		<title>ANNA DI NOTO – SALVATORE PUGLIA : CONFRONTO SU CASTRO</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Oct 2018 09:33:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2018/2019]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Sabato 13 Ottobre 2018 ore 18.00 13/10/2018 &#8211; 26/10/2018 A  cura di:  Grau.2 in occasione della presentazione del libro: PAESAGGI, CAMMINI, CITTA’   di ANNA DI NOTO e FRANCESCO MONTUORI &#160; Paesaggi Cammini Città affronta il tema del paesaggio del territorio senese e dell’Alta Tuscia laziale. Un paesaggio profondamente strutturato da città medio piccole e <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=4466' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Sabato 13 Ottobre 2018 ore 18.00</p>
<p>13/10/2018 &#8211; 26/10/2018</p>
<p>A  cura di:  Grau.2 in occasione della presentazione del libro: <em>PAESAGGI, CAMMINI, CITTA’</em>   di ANNA DI NOTO e FRANCESCO MONTUORI</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2018/10/PER-LA-LOCANDINA.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4467" title="per-la-locandina" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2018/10/PER-LA-LOCANDINA-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" /></a></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-4470" title="planimetria1" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2018/10/PLANIMETRIA1-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" /></p>
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<p>Paesaggi Cammini Città affronta il tema del paesaggio del territorio senese e dell’Alta Tuscia laziale. Un paesaggio profondamente strutturato da città medio piccole e innervato, nelle dolci valli del suo territorio, da una molteplicità di strutture edilizie: <em>mansiones</em>;<em> </em>grancie &#8211; fattorie agricole con funzione di difesa militare, ospitalità e ricovero &#8211; e abbazie, pievi, rocche, castelli che garantivano il controllo territoriale al dominio senese; infine dal XV secolo in poi si aggiunsero residenze e ville signorili con  giardini che faranno la storia del “giardino all’italiana”.</p>
<p>La rete di cammini, la via Francigena in particolare ma non solo, ha favorito, in particolare dal tardo medioevo, il moltiplicarsi di queste strutture di governo del territorio, sorte per favorire singoli viaggiatori e commerci o, in alcuni casi, come per le Crociate e i Giubilei, imponenti migrazioni di eserciti e di fedeli diretti a Roma e, da qui, a Gerusalemme. Fu in particolare per la puntuale organizzazione di questi tracciati che si svilupparono, dopo la metà del dodicesimo secolo, importanti scambi culturali con l’Europa intera che trasformarono il paesaggio e le strutture insediative.</p>
<p>Le opere presentate in questa pubblicazione, frutto del contributo degli autori ma anche di architetti ed artisti che hanno operato ed operano nel territorio interessato, tentano di aggiungere a questa storia il contributo della contemporaneità, marcando nelle intenzioni progettuali una loro programmatica continuità e discontinuità: tracce della continua la trasformazione del paesaggio.</p>
<p>Il volume, nella sua parte conclusiva, ospita un confronto fra le opere dell’artista Salvatore Puglia e quelle dell’architetto Anna Di Noto dedicate all’Antica città di Castro ed al suo territorio e oggetto della mostra alla Galleria AOC di via Flaminia 58, che significativamente sintetizzano una stretta collaborazione nell’interpretazione di un sito che rappresenta un emergenza eccezionale nell’Alta Tuscia laziale.</p>
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<p style="text-align: left;" align="center">  Evento organizzato in occasione della Quattordicesima Giornata del Contemporaneo AMACI</p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong>Salvatore Puglia</strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong> </strong>Dopo aver lavorato nel campo della ricerca storica, dal 1986 si consacra all&#8217;arte visiva. La sua attività d&#8217;artista è una pratica di traduzione e trasformazione di documenti visivi esistenti, trovati o prodotti da lui stesso, che interroga la nostra eredità storica e storico-artistica.</p>
<p style="text-align: left;">Ha pubblicato articoli nelle riviste <em>Quaderni storici, Détail, Linea d’ombra, Revue de Littérature Générale, Vacarme, Lo sciacallo, Mediamatic, Issues in Contemporary Culture and Aesthetics, Any, Ecrire d&#8217;histoire</em>.</p>
<p style="text-align: left;">Ha curato il volume collettivo <em>Via dalle immagini / LeavingPictures</em> (Salerno, 1999) e organizzato le mostre <em>Iconografie transitorie</em> (Roma, 1999) <em>Memoria e storia</em> (Napoli, 2001), <em>Promemoria</em> (Taggia, 2005).</p>
<p style="text-align: left;">Vive attualmente nel sud della Francia.</p>
<p style="text-align: left;">Per un panorama esauriente delle mostre e delle installazioni vedi: <a href="http://salvatorepuglia.info/">http://salvatorepuglia.info</a></p>
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<p><strong>Anna Di Noto</strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center"> Si laurea con L. Quaroni con un progetto sul Centro Direzionale di Centocelle ed entra a far parte del Grau. Nel 1967 partecipa al Concorso per il nuovo Palazzo per uffici della Camera dei Deputati. Dal1970 hainizio un lungo rapporto con il comune di Cori dove redige il Piano Regolatore e i Piani particolareggiati della città e dove allestisce la mostra «Piranesi nei luoghi di Piranesi». Negli anni ottanta è incaricata del progetto dei Giardini di Piazza Vittorio e della sistemazione di Piazza dei Cinquecento a Roma. Nel 1994 realizza per il comune di San Quirico d’Orcia il Giardino delle Rose e il restauro del Palazzo Pretorio. Alla fine degli anni novanta partecipa al Programma di Ricostruzione della città di Camerino colpita dal sisma del 1997; del 1999 è Museo della Città e del Territorio nell’ex Convento di S.Oliva. Incaricata dal comune di Roma del progetto di sistemazione di Santa Maria in Trastevere e realizza il Parco archeologico di Piano della Civita nel comune di Artena e il nuovo Museo Archeologico della città intitolato a Roger Lambrechts. Fra il 1982 e il 2005 è stata professore di «Urban studies» e «Architectural and Urban Design» presso la Temple University di Roma. Nel corso della sua attività ha avuto occasione di esporre i suoi progetti presso la Biennale di Venezia nel 1980 e nel 1985, presso la Columbia University di New York nel 1982, nel DAM, Museo dell’Architettura di Francoforte, nel Museo di Castelvecchio a Verona nel 1987, presso la Calcografia Nazionale di Roma. Disegni e plastici del periodo 1964-1985 sono stati acquisiti dall’Archivio del Centre Pompidou di Parigi.</p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong>Francesco Montuori</strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center"> Architetto, è fra i fondatori del GRAU. Tra i principali progetti vanno ricordati il Concorso per il Palazzo dello sport di Firenze (1965), la palazzina Carpineti a Cori (1970); la riqualificazione del Giardino di Piazza Vittorio a Roma (1994), il progetto per la sistemazione di Piazza dei Cinquecento (1985), il concorso per la Sistemazione di Piazza Navona per le festività natalizie (1996). Alla fine degli anni ’90 è incaricato del Piano di ricostruzione del centro storico di Camerino, danneggiato dal sisma del 1997; per il comune di Visso restaura la chiesa del Crocifisso e le antiche porte della città medioevale. In anni recenti fonda lo studio Montuori Associati insieme ad Anna Di Noto e a Connie Palo; l’opera più importante è la realizzazione del Museo Archeologico di Artena, intitolato all’archeologo Roger Lambrechts inaugurato nel 2009. Nella stessa città realizza il restauro del grande Arco Trionfale di Scipione Borghese, opera del Vasanzio. Di recente ha predisposto per 19 comuni del Lazio il progetto «Alta Tuscia, antica città di Castro» inserito nella Strategia Nazionale Aree Interne. Nel corso della sua attività ha avuto occasione di esporre i suoi progetti presso la Biennale di Venezia nel 1980 e nel 1985, alla Columbia University di New York nel 1982, nel DAM, Museo dell’Architettura di Francoforte, nel Museo di Castelvecchio a Verona nel 1987 e alla Calcografia Nazionale di Roma. Disegni e plastici del periodo 1964-1985 sono stati acquisiti dall’Archivio del Centre Pompidou di Parigi.</p>
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<p style="text-align: center;">Press release 2</p>
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<p>Location          AOCF58 &#8211; Galleria BRUNO LISI, via Flaminia 58 &#8211; Rome (line A, Flaminio)</p>
<p>Artist/Title        ANNA DI NOTO – SALVATORE PUGLIA : CONFRONTO SU CASTRO (Discussion on Castro)</p>
<p>Curated by      Grau.2 to present PAESAGGI, CAMMINI, CITTA’, book by ANNA DI NOTO and FRANCESCO MONTUORI</p>
<p>Opening          Saturday, October 23rd 2018, 6 pm</p>
<p>From               13/10/2018 to 26/10/2018</p>
<p>From Monday to Friday, 4.30 pm to 7 pm (closed on Saturdays and public holidays)</p>
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<p><em>Paesaggi Cammini Città</em> (Landscapes, Itineraries and Cities) is a book on the Sienese and the Alta Tuscia Laziale landscape. A scenery greatly embedded with many small and medium-sized towns and with a variety of different types of constructions scattered all around the gentle valleys the land is composed of: mansions, <em>grancie </em>(granges, farms whose main function was to provide military defence, as well as hospitality and shelter), abbeys, parish churches, strongholds and castles which enabled the Sienese administration to exercise power over its territory; from the 15<sup>th</sup> century onwards, also mansions and aristocratic villas whose gardens made popular the “giardino all’Italiana” (Italian-style garden) started to arise.</p>
<p>Not only the important Via Francigena but the whole network of itineraries have contributed, since the late Middle Ages, to the proliferation of these structures aimed at the territorial governance and arisen in order to encourage trade and help travellers or even facilitate the passage of armies and pilgrimages headed via Rome to Jerusalem, as in the case of the Crusades and the Jubilees. In the latter half of the 12<sup>th</sup> century, the accurately well-drawn layout of these routes helped to promote some important cultural exchanges with Europe that modified the landscape and the population structures.</p>
<p>The works of art found in this publication, which resulted from the combination of the authors’ ideas and the contribution of the artists and architects that have worked and are still working in this area, attempt to add an aura of contemporaneity and build their project on a movement of continuity and discontinuity, as if following the incessant transformation of the landscape.</p>
<p>In the final part, the volume juxtaposes the works of the artist Salvatore Puglia and those of the architect Anna Di Noto, inspired by the ancient city of Castro and its territory. This is the central theme of the exhibition at AOC Art Gallery in Via Flaminia 58, which epitomise a close collaboration in the interpretation of an area which represents an exceptional on case in the landscape of Alta Tuscia Laziale.</p>
<p>The event is organised on the occasion of the Fourteenth Day of Contemporary Art.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Salvatore Puglia  </strong></p>
<p><strong> </strong>After working in the field of historical research, since 1986 Salvatore Puglia (born in Rome in 1953) devoted himself to visual art. His work as an artist consists in translating and transforming preexisting visual records, either found or produced by himself, in order to question our historical and artistic heritage.</p>
<p>Puglia has published articles on <em>Quaderni storici, Détail, Linea d’ombra, Revue de Littérature Générale, Vacarme, Lo sciacallo, Mediamatic, Issues in Contemporary Culture and Aesthetics, Any, Ecrire d&#8217;histoire</em>. He edited the collective volume <em>Via dalle immagini / Leaving Pictures </em>(Salerno, 1999) and organised exhibitions such as <em>Iconografie transitorie</em> (Rome, 1999) <em>Memoria e storia</em> (Naples, 2001), <em>Promemoria</em> (Taggia, 2005).</p>
<p>He is currently living in the south of France.</p>
<p>For further and more detailed information on his exhibitions and artistic installations see:</p>
<p>http://salvatorepuglia.info</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Anna Di Noto</strong></p>
<p>graduated in Architecture, under the supervision of L. Quaroni, with a project on the Centro Direzionale of Centocelle (Rome) and became a member of GRAU. In 1967 entered a competition to design the new office building of the Chamber of Deputies. From 1970 Di Noto began a long and fruitful collaboration with the Municipality of Cori (Latina); as well as drawing the development plan and other detailed urban plans, she organised the exhibition «Piranesi nei luoghi di Piranesi».</p>
<p>In the 1980s she iwas in charge of the project concerning the public Gardens in Piazza Vittorio and the arrangement of Piazza dei Cinquecento in Rome. In 1994 Di Noto designed the Rose Garden (Giardino delle Rose) for San Quirico d’Orcia (Siena) and organized the renovation of Palazzo Pretorio.</p>
<p>In the late 1990s Anna Di Noto took part in the reconstruction programme of Camerino, hit by the earthquake in 1997; in 1999 she participated in the foundation of the Museo della Città e del Territorio in the former Convent of S.Oliva.</p>
<p>Besides having designed the archaeological Park in Piano della Civita (Artena) and the new Archaeological Museum named after Roger Lambrechts, she was most recently commissioned the Santa Maria in Trastevere redevelopment project by the City of Rome.</p>
<p>From 1982 to 2005 she taught «Urban studies» and «Architectural and Urban Design» at Temple University in Rome. In the course of her career she was given the opportunity to exhibit her works at the Biennale di Venezia in 1980 and 1985, at Columbia University in New York in 1982, at the DAM (the Architecture Museum) in Frankfurt and the Museum in Castelvecchio (Verona) in 1987, at the Calcografia Nazionale in Rome in 1995. The Archive of the Centre Pompidou in Paris recently bought Di Noto’s drawings and scale models realized between 1964 and 1985.</p>
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<p><strong>Francesco Montuori</strong></p>
<p><strong></strong> is an architect and one of the founders of GRAU. Among his most important projects, we must remember the competition for Palazzo dello Sport in Florence (1965) and the Carpineti building in Cori (1970); the redevelopment in 1994 of the public Gardens in Piazza Vittorio (Rome), the project for the renovation of Piazza dei Cinquecento (1985), the competition for the renovation of Piazza Navona during the Christmas festivities (1996).</p>
<p>In the late 1990s he was commissioned the reconstruction plan of the historical city centre of Camerino, damaged by the earthquake in 1997; he also restored the church of Crocifisso and the ancient doors of the medieval town of Visso. In recent years he founded the Montuori Associates together with Anna Di Noto and Connie Palo. In addition to the creation, in 2009, of the Archaeological Museum in Artena, named after Roger Lambrechts, one of his most remarkable works, he renovated the Triumphal Arch which was built by Vasanzio on request of Scipione Borghese.</p>
<p>Montuori realised for 19 towns in Lazio the project «Alta Tuscia, antica città di Castro», later included into SNAI (National Strategies for Internal Areas).</p>
<p>Throughout the years, Montuori exhibited his works at the Biennale di Venezia in 1980 and 1985, at Columbia University in New York in 1982, at the DAM (the Architecture Museum) in Frankfurt and the Museum in Castelvecchio (Verona) in 1987, at the Calcografia Nazionale in Rome. The Archive of the Centre Pompidou in Paris has recently bought some of the drawings and scale models Montuori realized between 1964 and 1985.</p>
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