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	<title>ASSOCIAZIONE OPERATORI CULTURALI FLAMINIA 58 &#187; Senza categoria</title>
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	<description>ASSOCIAZIONE OPERATORI CULTURALI FLAMINIA 58</description>
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		<title>Visioni emergenti &#8211; Gahel Zesi: Doveri coniugali: castità, fedeltà e maternità</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2024 10:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; La Galleria A.O.C.F58 ospita giovani artisti dell’Accademia di Belle arti di Roma  Queste personali di due giovanissime artiste, molto diverse tra loro, rappresentano il primo segmento di un progetto destinato a svilupparsi nel tempo: la vocazione della storica galleria romana, AOC F58, a scoprire e promuovere artisti emergenti e nuove voci dello scenario contemporaneo <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=7054' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;" align="center">La Galleria A.O.C.F58 ospita giovani artisti dell’Accademia di Belle arti di Roma</p>
<p> Queste personali di due giovanissime artiste, molto diverse tra loro, rappresentano il primo segmento di un progetto destinato a svilupparsi nel tempo: la vocazione della storica galleria romana, AOC F58, a scoprire e promuovere artisti emergenti e nuove voci dello scenario contemporaneo si incontra con l’Accademia di Belle Arti di Roma, luogo di eccellenza nella formazione artistica italiana e vivaio di nuovi talenti, inaugurando una nuova e importante collaborazione. La diversità di linguaggi e di visione tra le due artiste, Gahel Zesi e Virginia Lorenzetti, testimonia la pluralità di linguaggi e visioni generata dall’ambiente fecondo e stimolante dell’Accademia di Roma.</p>
<p>Le mostre sono accompagnate da una brochure con testi di Marina Bindella, Beatrice Peria e Claudio Libero Pisano, realizzata con il contributo dell’Accademia di Belle Arti di Roma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da giovedì 21 a martedì 26 marzo <em></em></p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/08/72-Vergine-acrilico-e-pastello-su-tela-50-x-70-cm-2023.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7047" title="72-vergine-acrilico-e-pastello-su-tela-50-x-70-cm-2023" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2023/08/72-Vergine-acrilico-e-pastello-su-tela-50-x-70-cm-2023-300x215.jpg" alt="" width="300" height="215" /></a></p>
<p>Vergine, acrilico e pastello su tela, 50 x 70 cm, 2023</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’artista presenta una serie di dipinti e alcune xilografie, che compongono una sequenza narrativa dai contenuti spesso violenti e sgradevoli, centrati su tematiche di genere, ma trattati con un’ironia dissacrante.</p>
<p>Gahel Zesi ci racconta in modo impietoso, e dichiaratamente perturbante, le perversioni e la violenza che si nascondono dietro la perbenistica e stereotipata facciata dei valori tradizionali, nell’intimità di una famiglia, ma con una riduzione quasi fumettistica delle forme, un’ironia giocosa che costruisce una narrazione certo inquietante, ma quasi irreale nella sua deriva pop. Sono immagini aspre, taglienti, che non danno scampo allo spettatore, costretto a confrontarsi con lo svelamento di tutte le ipocrisie e le logiche di potere che, da sempre, si nascondono nel rapporto tra maschile e femminile.</p>
<p>Così, nelle xilografie, troviamo scene di sessualità violenta o cappucci del Ku Kux Klan che compaiono accanto a carta da parati con roselline, o ancora, le svastiche sono usate come motivo ornamentale o si vedono sulla copertina di un libro da leggere ai bambini.</p>
<p>Questa costruzione ossimorica dell’immagine è forse l’aspetto più originale del lavoro di Gahel, che si presenta come una nuova e promettente voce della narrazione artistica contemporanea.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/03/72-Piccolo-mostro-pieno-damore-xilografia-linoleum-30-x-40-cm-2022.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7057" title="72-piccolo-mostro-pieno-damore-xilografia-linoleum-30-x-40-cm-2022" src="https://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2024/03/72-Piccolo-mostro-pieno-damore-xilografia-linoleum-30-x-40-cm-2022-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a></p>
<p>Piccolo mostro pieno d&#8217;amore, xilografia (linoleum), 30 x 40 cm, 2022</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Biografia</p>
<p>Gahel Zesi, nata a Latina nel 2001, si è diplomata al Liceo Artistico Statale di Latina nel 2020, e si è appena diplomata al triennio di Pittura nell’Accademia di Belle Arti di Roma, con Sergio Sarra. La sua ricerca affronta diversi linguaggi come la pittura, il disegno, matrice del suo lavoro, che si snoda e si sviluppa in numerosi taccuini, e la xilografia.</p>
<p>2022 – Mostra collettiva “Sensi futuri”, Teatro del Lido di Ostia</p>
<p>2022 &#8211; Mostra collettiva “Cinguettii”, Formia, centro storico di Maranola</p>
<p>2023 &#8211; Mostra personale “Inseminazione traumatica”, Bar.lina, Roma</p>
<p>2023 &#8211; Mostra collettiva “Secondo piano”, Ex Fervisma, Lanciano</p>
<p>2023-2024-Mostra collettiva “ArtEuropa”, Europa Experience, Roma</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tano D’Amico: “Guerra ai poveri&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2021 09:12:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2020/2021]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Inaugurazione    22 febbraio  2021 ore 17.00 dal 22 febbraio al 19 marzo 2021 Gli scatti documentano le lotte del Movimento per il Diritto all’Abitare, condotte a Roma tra il 2009 e il 2019, raccolte nell’omonimo volume edito da Red Starr Press (2019). La vocazione sociale della fotografia è da sempre al centro della poetica <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=6329' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inaugurazione    22 febbraio  2021 ore 17.00</p>
<p>dal 22 febbraio al 19 marzo 2021</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2021/02/tano-300-11.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-6333" title="tano-300-1" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2021/02/tano-300-11-1024x456.jpg" alt="" width="695" height="309" /></a></p>
<p>Gli scatti documentano le lotte del Movimento per il Diritto all’Abitare, condotte a Roma tra il 2009 e il 2019, raccolte nell’omonimo volume edito da Red Starr Press (2019).</p>
<p>La vocazione sociale della fotografia è da sempre al centro della poetica di Tano D’Amico che, sin dagli anni Sessanta, documenta manifestazioni di piazza e avvenimenti storici cruciali dell’Italia del Dopoguerra (e non solo), come il Movimento del 1977 o gli scontri del G8 a Genova. Le sue immagini sono diventate icone contemporanee sulla violenza e sul potere, testimonianze visive di resistenza, fatti di cronaca e movimenti (contro)culturali.</p>
<p>Lo sguardo di Tano D’Amico non è diretto al fatto <em>in sé</em>, ma si concentra sul soggetto, sulla componente umana, facendone emergere un ritratto emozionale preciso e situato. Con un occhio vigile sui cambiamenti della società, rivolge il proprio obiettivo alle frange “invisibili”, realizzando reportages su carceri, manicomi, sulla comunità rom.</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2021/02/tano-300-3.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-6348" title="tano-300-3" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2021/02/tano-300-3-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2021/02/Senza-titolo-2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-6351" title="senza-titolo-2" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2021/02/Senza-titolo-2-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a></p>
<p>La <em>Guerra ai poveri</em> è il volto più attuale della violenza perpetrata dal sistema socio-economico in cui viviamo, al quale Tano D’Amico intende dare immagine al fianco dei manifestanti, degli occupanti, degli emarginati.</p>
<p><em>«[…] Mentre viene fatta, un’immagine può fondersi con la realtà e cambiarne il percorso? Anche per poco, intendo, anche solo negli attimi in cui l’immagine trova la sua forma, negli attimi in cui occhio e obiettivo sono puntati sulla realtà. Può l’immagine mischiarsi con la vita? Non dopo, ma mentre la si fa, istante per istante? Un attimo di immagine per ogni attimo di vita. Può l’immagine aggiungere qualcosa alla vita? Può aiutarla? Può opporsi alla morte? L’immagine può amare così tanto la vita da cambiarne il destino?». </em></p>
<p>(cit. Tano D’Amico in <em>Fotografia e destino. Appunti sull’immagine</em>, p.7).</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2021/02/Senza-titolo-1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-6349" title="senza-titolo-1" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2021/02/Senza-titolo-1-1024x723.jpg" alt="" width="695" height="490" /></a></p>
<p>Tano D’Amico (Lipari, 1942) è un giornalista e fotoreporter che ha collaborato con testate come <em>Il Manifesto</em> e <em>La Repubblica</em>. Tra i numerosi volumi di cui è autore: <em>Il Piombo e le Rose. Utopia e creatività nel Movimento del 1977</em> (Postcart, Roma 2017) con Pablo Echaurren; <em>Fotografia e destino. Appunti sull’immagine </em>(Mimesis, Sesto San Giovanni 2020)</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-6343" title="tano-a-s" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2021/02/tano-a-s-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" /></p>
<p>Tano a s. Arsenio &#8211; 1989 (foto di Patrizia Nicolosi)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>AOCF58 &#8211; Galleria BRUNO LISI </em><em>garantisce l&#8217;osservazione delle norme igienico-sanitarie, in seguito all’emergenza pandemica da Covid-19. </em></p>
<p><em>È obbligatorio l’uso dei dispositivi di protezione individuale, l’igienizzazione delle mani, il mantenimento della distanza di sicurezza.<em></em></em></p>
<p><em>Gli ingressi sono contingentati e la mostra è accessibile solo tramite prenotazione. Si prega di inviare una e-mail all&#8217;indirizzo </em><a href="mailto:aocf58@virgilio.it"><em>aocf58@virgilio.it</em></a><em>.</em></p>
<div><em><br />
</em></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>CHRISTINE MAIGNE: “Prima il punto&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2020 11:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; sabato 10 ottobre  2020 ore 17.00 apertura mostra di Christine Maigne: “Prima il punto&#8221;  dal 10 ottobre  al 6 novembre 2020 Christine Maigne si avvicina agli spazi come ad ambienti in cui si sviluppano forme elementari la cui natura e il cui futuro ci sono sconosciuti. Le sue opere assumono la forma di famiglie di <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=6279' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>sabato 10 ottobre  2020 ore 17.00 </em><em>apertura mostra di Christine Maigne: “Prima il punto&#8221; </em></p>
<p><em>dal 10 ottobre  al 6 novembre 2020</em></p>
<p><em><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2020/02/3R6eU-dH.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-6202" title="3r6eu-dh" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2020/02/3R6eU-dH-300x300.jpeg" alt="" width="300" height="300" /></a></em></p>
<p>Christine Maigne si avvicina agli spazi come ad ambienti in cui si sviluppano forme elementari la cui natura e il cui futuro ci sono sconosciuti. Le sue opere assumono la forma di famiglie di puntini, buchi irregolari, o insiemi di peli, che sembrano invadere lo spazio e si nutrono di bianco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ecco il punto nero, la prima manifestazione visiva, che si presta alla metamorfosi. Appare organizzato come uno schema di sfondo sulle pareti. Su questa base geometrica che ricorda una semplice carta da parati, i punti si moltiplicano in modo casuale in alcune zone e crescono di spessore fino ad assumere l&#8217;aspetto di forme pelose. L&#8217;opera si appoggia su una realtà, lo spazio della galleria, e fa sbocciare l&#8217;organicità sulla trama inerte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come ci si aspetterebbe da una parete di una galleria, le opere sono esposte, ma sembrano anche essere soggette alla trama di punti neri che traspaiono attraverso le cornici in una forma più vibrante. È in una sottile volumetria tra disegni, piccoli rilievi e la traslucidità del vetro che appaiono minuscole forme epidermiche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Seguendo l&#8217;esempio del racconto di Charlotte Perkins Gilman, &#8220;The yellow wall-paper&#8221;, dove un mondo inquietante nasce dalle allucinazioni dell&#8217;eroina davanti alla sua carta da parati gialla, ecco che in un biancore macchiato di punti neri si accede a un mondo organico latente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo sviluppo casuale delle macchie e la crescita di steli scuri, pur essendo il risultato di una geometria di punti, ci rimanda alla nostra animalità, alla natura, alla biologia degli esseri viventi. Come in altre opere e mostre dell&#8217;artista, &#8220;Implants&#8221; e &#8220;In vitro&#8221;, prende forma un territorio ambiguo che mette in discussione il vivente e i suoi limiti, in tensione tra realtà e finzione, tra il naturale e l&#8217;artificiale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2020/02/VfD7Qg3E.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-6201" title="vfd7qg3e" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2020/02/VfD7Qg3E-300x191.jpeg" alt="" width="300" height="191" /></a></p>
<p>Christine Maigne vive a Parigi e lavora su concetti relativi alla crescita e allo sviluppo. Le sue opere sono sviluppate su scale diverse. È autrice di varie opere permanenti all&#8217;aperto realizzate con artigiani nell&#8217;ambito di commissioni pubbliche ad Angers, Caen e nella regione parigina. Ha appena inaugurato Rhizome, un&#8217;opera sparsa in un quartiere di Rouen, composta da oltre 50 elementi scultorei in cemento bianco in spazi verdi. Ha esposto in Francia e all&#8217;estero, in particolare a Montreal (Canada) dove ha tenuto diverse mostre personali, tra cui una grande installazione in uno spazio urbano innevato. Sta inoltre sviluppando nel suo studio un lavoro più intimo, già esposto in mostre personali (alla galleria Next Level di Parigi) e collettive.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">Orario: dal lunedí al venerdí 16,30-19,00</p>
<p align="center">Solo su appuntamento</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>In osservanza del DPCM del 9 marzo 2020, che estende all’intero territorio nazionale la sospensione delle attività dei luoghi della cultura già dichiarata per far fronte all’emergenza sanitaria in corso a causa della pandemia di COVID-19, la AOCF58 &#8211; Galleria BRUNO LISI è rimasta chiusa diversi mesi. Riapre il 10 ottobre 2020 nel rispetto delle indicazioni relative alle misure</em><em> specifiche per il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2 per preservare la salute dei visitatori</em><em> .</em><em></em></p>
<p align="center"><strong><em>Misure sanitarie precauzionali di contenimento che verranno adottate:</em></strong></p>
<ul>
<li><em>l&#8217;accesso alla Galleria è consentito solo con mascherina che copra completamente il viso e la bocca per tutta la durata della visita</em></li>
</ul>
<p><em> </em></p>
<ul>
<li><em>sanificare le  mani</em></li>
</ul>
<p><em> </em></p>
<ul>
<li><em>l’accesso alla Galleria sarà consentito solo a 3 persone alla volta e dopo aver lasciato nome, cognome, numero di telefono alla segreteria</em></li>
</ul>
<p><em> </em></p>
<ul>
<li><em>all&#8217;interno della galleria  sarà necessario mantenere la distanza di sicurezza minima di 2 metri e evitare assembramenti, a meno che non si tratti di un nucleo familiare</em></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>MATTEO MARIOTTI: Un Plan Sencillo: come allagare il Palacio de Cibeles di Madrid senza bagnarsi le scarpe.</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Nov 2017 16:21:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[14 /22 dicembre 2017 A  cura di:   Grau.2 &#160; &#160; La collana di e-book Grau.2 continua a essere la protagonista dei primi titoli in programma delle mostre di questa stagione 2017/2018. Lo sviluppo dell’iniziativa prende le mosse da libri personali che i singoli componenti del Grau curano da un loro singolare punto di vista, nella <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=4213' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>14 /22 dicembre 2017</p>
<p>A  cura di:   Grau.2</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/11/ritagliata-72.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4215" title="ritagliata-72" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/11/ritagliata-72-300x221.jpg" alt="" width="300" height="221" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-4216" title="copertina-matteo-mariotti-72" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/11/copertina-matteo-mariotti-72-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La collana di e-book Grau.2 continua a essere la protagonista dei primi titoli in programma delle mostre di questa stagione 2017/2018. Lo sviluppo dell’iniziativa prende le mosse da libri personali che i singoli componenti del Grau curano da un loro singolare punto di vista, nella ricerca esplicita di diversità e/o sommerso. A questa ossatura portante si aggiungono libri legati a semplici occasioni professionali che si vuole significative, nonché altri libri di amici artisti. Ovviamente c’è una curiosità verso i giovani in cerca di auto-pubblicazione. Ovviamente c’è una curiosità verso quegli architetti autori nell’ombra e nel disincanto di linguaggi sommersi e di qualità. Nella disponibilità a discutere sempre e comunque proposte fuori schema.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dice l’autore: “Tra settembre 2016 e febbraio 2017 il Palazzo di Cibeles di Madrid diviene oggetto di un comune esercizio di geometria descrittiva: l&#8217;intersezione tra una superficie piana accidentale e uno spazio architettonico.  Un infinito piano inclinato taglia idealmente in due il palazzo, come una katana o una superficie d&#8217;acqua. Dopo mesi di misure e costruzioni geometriche, l&#8217;installazione si risolve in modo semplice: alcuni disegni di costruzione, uno scotch da carrozziere blu per mostrare la linea d&#8217;intersezione e alcuni paesaggi acquatici per raccontare il sogno di un’inondazione. Il combinato fra questi tre modi espressivi mi sembra il modo migliore per spiegare quali effetti, fantastici e complessi, possa produrre un semplice piano secante, che appartiene alla scienza della geometria descrittiva, quando incrocia un luogo reale, fortemente connotato dai segni della vita dell’uomo. Scienza e vita nella curiosità di un artista”.</p>
<p>Questa mostra nella AOCF58 &#8211; Galleria BRUNO LISI è la cronaca dell&#8217;installazione in Centro Cibeles / Madrid.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>ALESSANDRO TESEI: Fukushima no Daimyo  (Il Signore di Fukushima)</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2017 13:23:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; 24/26  febbraio  2017            VIDEODOCUMENTARIO DI ALESSANDRO TESEI a cura di Annalisa Filonzi &#160; Da quando nel 1965 uscì sul mercato la prima telecamera portatile e il primo videoregistratore della Sony, l&#8217;applicazione principale di questi strumenti nel campo dell&#8217;arte &#8211; prima di diventare sperimentale nel senso di ricerca come nuovo <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=4007' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>24/26  febbraio  2017</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-4008" title="Fukushima - Naarah - Abandoned playground 2WEB" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/01/Fukushima-Naarah-Abandoned-playground-2WEB-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />          <a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/01/Fukushima-Iitate-Balaustra-allingresso-di-una-scuola-nella-città-fantasma-di-Iitate.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4010" title="Fukushima - Iitate - Balaustra all'ingresso di una scuola nella città fantasma di Iitate" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/01/Fukushima-Iitate-Balaustra-allingresso-di-una-scuola-nella-città-fantasma-di-Iitate-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>VIDEODOCUMENTARIO DI ALESSANDRO TESEI</p>
<p>a cura di Annalisa Filonzi</p>
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<p>Da quando nel 1965 uscì sul mercato la prima telecamera portatile e il primo videoregistratore della Sony, l&#8217;applicazione principale di questi strumenti nel campo dell&#8217;arte &#8211; prima di diventare sperimentale nel senso di ricerca come nuovo linguaggio &#8211; fu quello di testimoniare il presente delle azioni artistiche, e quindi tutte quelle performance e azioni del periodo Concettuale di cui con le sole foto si sarebbero perse componenti essenziali, come l&#8217;audio e il movimento.<br />
Ora quello di testimone è un ruolo che si disegna bene intorno al regista Alessandro Tesei, fin dal suo esordio esploratore di contesti urbani e sociali guardati dopo il disastro, in situazioni in cui l&#8217;abbandono diventa un monito per una rovina che è solo responsabilità dell&#8217;uomo.<br />
Alla Galleria Bruno Lisi viene dunque presentato, a cura di Annalisa Filonzi, un videodocumentario dal titolo &#8221; Fukushima no Daimyo&#8221; (Il Signore di Fukushima) (2014, 20’) che è una testimonianza del disastro ambientale e sociale avvenuto in Giappone dopo il terremoto del marzo 2011.<br />
È stato girato circa due anni dopo, accedendo alla zona proibita, e mostra una natura che prende il sopravvento rispetto agli edifici e agli altri oggetti costruiti dall&#8217;uomo, che oggi non li abita più. Nelle immagini in bianco e nero delle strade deserte, l’unica forma di vita è quella artificiale: l’illuminazione elettrica che al crepuscolo si accende e la voce meccanica di un altoparlante, che ripete nel vuoto il messaggio di abbandonare l&#8217;area contaminata.<br />
Ma l&#8217;intento di queste immagini, sebbene studiate sia nella scelta dell’inquadratura che nell’elaborazione del colore, non è poetico nella volontà dell&#8217;autore, ma di denuncia. La vera poesia sta nello sguardo e nell&#8217;azione di resistenza di Masami Yoshizawa, il signore di Fukushima, un allevatore della zona, ripreso in un’intervista che si intreccia alle immagini quasi statiche dei luoghi, il quale non ha mai lasciato la zona di evacuazione, continuando ad allevare gli animali, e decidendo di dedicare il resto della sua vita a far conoscere le conseguenze della radioattività, per un Giappone libero dal nucleare.</p>
<p><em>Kibou</em> si chiama la sua fattoria, “speranza”, per un’umanità non più dominata solo da interessi economici.<br />
Masami in questo senso compie, con la sua vita, pur inconsapevolmente, un atto artistico, cioè simbolico.<br />
Non ha alcun senso continuare a svolgere il suo lavoro in quelle terre: ma Masami è consapevole che, se lo farà, potrà mostrare, nel futuro, le conseguenze delle scelte sbagliate dell&#8217;uomo sulla natura.<br />
È un atto programmato, consapevole, l&#8217;azione di un artista relazionale, più che di un allevatore. “È giusto poter scegliere” dice nel video, riferendosi agli anziani che non potranno più tornare nelle loro case, e neanche più onorare i propri avi. La sua scelta è forse collocabile più vicino alla saggezza popolare, alla cocciutaggine del contadino, alla spontaneità di chi con la natura è abituato a convivere, sebbene sappia che è lei la più forte, rispetto all&#8217;uomo. Eppure il suo volto e le sue parole, mostrati oggi in galleria, insieme agli scatti che costituiscono lo storyboard del progetto, che mostrano insieme il dentro e il fuori delle conseguenze dell’incidente, non sono solo una documentazione diretta di una poetica postnucleare, ma riportano attenzione sul ruolo dell’artista come testimone e osservatore attento della realtà e quindi di denunciatore di situazioni di estremo pericolo della società e, potenzialmente, di provocatore di reazioni.</p>
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<p><strong>Fukushima no Daimyo</strong></p>
<p>(Il Signore di Fukushima)</p>
<p>2014</p>
<p>Durata 20’</p>
<p>Riprese, sceneggiatura, regia, montaggio: Alessandro Tesei</p>
<p>Fotografia: Alessandro Tesei, Pierpaolo Mittica</p>
<p>Traduzioni e consulenza linguistica: Nao Ishiyama, Michele Marcolin</p>
<p>Ost: Satami Yanagibashi “Lascia ch’io pianga”, Giulio D’Agostino “Canon in D Major”</p>
<p>Supporto basistico: Michele Marcolin, Mikiko Kobayashi, Katsuhiro Yoshida, Mutsumi Yoshida</p>
<p>Calligraphy artwork: Massimiliano Giorgi</p>
<p>Special partner: Mondo in Cammino</p>
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<p><strong>Alessandro Tesei</strong></p>
<p>Cresciuto nella splendida regione delle Marche, in Italia, si diploma in Arti visive e multimediali all&#8217;Accademia di Belle Arti di Macerata, con tesi sul documentario sociale. Ispirato da maestri come Herzog, Pasolini, Ciprì e Maresco, decide di intraprendere la strada del documentario sociale. Trascorre alcuni anni sperimentando varie discipline artistiche, come la scultura, la performance, il teatro, e prendendo parte a diverse mostre, tra cui il 52° Festival dei due Mondi di Spoleto. Nel 2008 si trasferisce in Irlanda, dove collabora come fotografo e videomaker con il famoso artista Kevin Sharkey.</p>
<p>Nel 2011, dopo l&#8217;incidente di Fukushima, decide di indagare e di raccontare la storia delle persone che vivono nelle zone contaminate. Da questa esperienza nasce il lungometraggio documentario &#8220;Fukushame &#8211; Il Giappone perduto&#8221;, vincitore dell&#8217;Energy Award al &#8220;Festival del Cinema Verde&#8221; (USA) e del prestigioso Yellow Oscar all&#8217; &#8220;Uranium Film Festival&#8221; (Brasile).</p>
<p>Nel 2012 ritorna nella prefettura di Fukushima, per documentare la riapertura di una parte della zona evacuata e intervistare uno degli uomini simbolo del disastro, l&#8217;allevatore Masami Yoshizawa, che è il protagonista del cortometraggio &#8220;Fukushima no Daimyo&#8221;, vincitore di numerosi festival in Italia e all&#8217;estero.</p>
<p>Nel 2013, per la Onlus italiana &#8220;Mondo in Cammino&#8221;, si reca, insieme al fotografo umanista Pierpaolo Mittica ed al ricercatore Michele Marcolin, nella regione di Chelyabinsk, in Russia, luogo di uno dei maggiori incidenti nucleari della storia, per studiare le conseguenze della contaminazione radioattiva prolungata sul corpo umano e sulla nuove generazioni, e creare il documentario &#8220;Behind the Urals &#8211; The Nightmare before Chernobyl&#8221;.</p>
<p>Sempre in Russia, sviluppa un reportage su Karabash e Magnitogorsk, due fra le città più inquinate al mondo.</p>
<p>Attualmente sta lavorando su vari progetti documentari, con il governo Maltese sulla figura della donna e l&#8217;emancipazione femminile a Malta, con il giornalista Andi Radiu ad un nuovo progetto riguardante la massiccia emigrazione dei cittadini romeni nei paesi europei, e con l&#8217;Associazione Mondo in Cammino per due documentari su Chernobyl.</p>
<p>Conferenze:</p>
<p>2014 &#8211; Carmagnola (TO): &#8220;Non tacere&#8221;, conferenza sul giornalismo e reportage in zone di guerra o inquinate</p>
<p>2015 &#8211; L&#8217;Aquila: &#8220;I giorni di Fukushima&#8221;, conferenza sulla situazione giapponese dopo Fukushima.</p>
<p>2015  - Tunisi: World Social Forum come relatore sui rischi dell&#8217;energia nucleare.</p>
<p>2015 &#8211; San Benedetto del Tronto (AP): &#8220;Scatti dalle No Go Zones&#8221;, conferenza sul lavoro di reportage nelle zone inaccessibili.</p>
<p>2017 &#8211; Jesi: &#8220;Nucleare a chi?&#8221;, conferenza sull&#8217;attuale situazione italiana e globale delle centrali nucleari</p>
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		<title>Matteo Dentoni: &#8220;C@LORE&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2016 15:55:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
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		<description><![CDATA[9/27 gennaio 2017 &#160; &#160; Dunque calore e colore come filo conduttore della mostra di Dentoni che, puntando tutto sulla genuinità e la spontaneità delle espressioni del volto del popolo senegalese, riesce a farci entrare senza fatica in una realtà così distante e per certi versi remota come quella delle tribù africane, vissute da vicino <a href='http://www.aocf58.it/wp/?p=3946' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>9/27 gennaio 2017</p>
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<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/12/4-DENTONIDSC6545.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-3972" title="_4 DENTONIDSC6545" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/12/4-DENTONIDSC6545-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
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<p>Dunque calore e colore come filo conduttore della mostra di Dentoni che, puntando tutto sulla genuinità e la spontaneità delle espressioni del volto del popolo senegalese, riesce a farci entrare senza fatica in una realtà così distante e per certi versi remota come quella delle tribù africane, vissute da vicino dal fotografo che ha già avuto la possibilità di visitare il paese africano in due occasioni. Gli occhi, i sorrisi, ma anche le rughe e le imperfezioni come veicolo per ritrarre un popolo che accoglie, scalda, e che inevitabilmente finisce per abbagliarti con la sua luce e le sue sfumature cromatiche, perfettamente riassunte nelle istantanee dei vestiti e dei tipici copricapi locali. Un percorso toccante e coinvolgente quello che si trova a provare lo spettatore davanti ai ritratti di “C@lore”, in un crescendo emozionale che trova conferme nelle parole di Matteo, che fissa così i ricordi più vivi del suo viaggio in Senegal e i punti chiave della sua retrospettiva: “Gli occhi sono lo specchio dell&#8217;anima, solo la spontaneità permette di cogliere la naturalezza di uno sguardo. Tutto avviene in un click, che è quell&#8217;istante prima della consapevolezza. Queste foto sono il risultato di un viaggio e illustrano il mio percorso personale verso l&#8217;Africa. Un percorso iniziato in Italia, nato dalla sensazione di “calore” che avvertivo stando insieme ai ragazzi senegalesi, un viaggio in crescendo che mi ha portato nella loro terra, dove il calore che percepivo è esploso in qualcosa di molto più grande che io rappresento attraverso il colore”.</p>
<p>Un&#8217;Africa incontenibile, selvaggia ma nello stesso tempo confortante quella offerta dagli scatti di Matteo, perfettamente in linea con il senso di “Con-vivere”, che sin dalla prima edizione si è proposto di aprire squarci e occasioni di conoscenza delle più diverse culture e tradizioni, con l&#8217;intento di proporre spunti di riflessione e slanci propositivi per una sana convivenza.</p>
<p align="right">Giacomo Bertolini</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FOTOGRAFARE</p>
<p>Per me fare foto è puro istinto, è qualcosa che viaggia  al di fuori degli schemi della ragione, è pura libertà.<br />
Naturalmente nel “tutto”, a me interessa il lato umano della questione, penso che solamente dentro di noi possiamo trovare la forza per tornare ad essere quello che siamo.<br />
Rimango sempre abbagliato dalla luce, il mezzo tecnico, nel mio caso la macchina fotografica, diventa il ponte di collegamento tra quello che prova il soggetto che sto fotografando e quello che provo io.<br />
Quello che cerco di catturare non è qualcosa di tangibile e concreto ma qualcosa che va al di fuori della forma e della materia, è più un brivido, la sensazione di un istante infinito.</p>
<p align="right">Matteo Dentoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>MATTEO DENTONI nasce a Carrara, dove tuttora vive, il 18/12/1978.<br />
Laureato in Arte Multimediali, specializzazione in fotografia, all&#8217;Accademia di Belle Arti di Carrara ha collaborato nel 2014 alla rassegna &#8220;Con_Vivere. Africa il cuore del pianeta&#8221;, dove ha avuto la possibilità di mostrare i suoi scatti realizzati in Senegal all&#8217;interno della sua mostra personale &#8220;C@lore&#8221;. Nello stesso anno collabora con &#8220;Meid in Italy&#8221; nella realizzazione di una mostra incentrata sull&#8217;alluvione che ha colpito Marina di Carrara nel novembre 2014, raccogliendo in una serie di fotografie sguardi e immagini di quei giorni. Parallela all&#8217;attività di fotografo svolge da anni quella di bagnino di salvataggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>Warmth and colour are the central theme of Dentoni’s exhibition in which he solely relies on the authenticity and spontaneity of the Senegalese people&#8217;s facial expressions, and manages to effortlessly take us into a reality so distant and in some way remote like the one of the African tribes; a reality which the photographer experienced, having had the opportunity to visit the African country on two occasions. Eyes, smiles, but also wrinkles and imperfections as a vehicle to portray a nation that welcomes, warms, and inevitably ends up dazzling you with its light and chromatic shades, perfectly summed up in the snapshots of the clothes and typical headgears of the local people. The viewers find themselves in a touching and captivating path composed by the portraits of &#8220;C@lore&#8221;, in an emotional crescendo legitimated by Matteo’s own words in defining the most vivid memories of his trip to Senegal and the key points of his retrospective: &#8220;The eyes are the mirror to the soul, only spontaneity allows us to capture the simplicity of a look. Everything happens in a click, that is the moment before awareness. These photographs are the result of a trip and illustrate my own personal journey to Africa. A journey that began in Italy, born from the &#8220;warmth&#8221; I felt when I met with Senegalese young men, and which progressively took me to their homeland where that warmth I used to feel exploded into something much bigger, which I represent through colour&#8221;.</p>
<p>The Africa offered by Matteo’s shots is an irrepressible Africa, wild but comforting at the same time; perfectly in line with the sense of &#8220;Co-existing&#8221;, that since our first edition intended to open up ways and opportunities to get to know different cultures and traditions, with the intent of offering food for thought and proactive stimuli for a healthy coexistence.</p>
<p align="right">Giacomo Bertolini</p>
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<p>TO PHOTOGRAPH<br />
To me taking pictures is pure instinct. It is something that travels outside the patterns of reason, it is pure freedom.<br />
Of course I&#8217;m only interested in the human side of the &#8220;whole&#8221;, I think it’s only in ourselves that we can find the strength to go back and be who we are.<br />
I’m always dazzled by the light, the technical means – in my case the camera – becomes the bridge between what the subject I am photographing feels and what I feel.<br />
What I try to capture is not something tangible and concrete but something that is out of shape and matter, it’s more like a thrill, the feeling of an endless moment. Matteo Dentoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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