<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>ASSOCIAZIONE OPERATORI CULTURALI FLAMINIA 58 &#187; 2016/2017</title>
	<atom:link href="https://www.aocf58.it/wp/?cat=28&#038;feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.aocf58.it/wp</link>
	<description>ASSOCIAZIONE OPERATORI CULTURALI FLAMINIA 58</description>
	<lastBuildDate>Sat, 26 Sep 2026 13:39:22 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.4.2</generator>
		<item>
		<title>Sara D’Uva: The Unseen</title>
		<link>https://www.aocf58.it/wp/?p=4104</link>
		<comments>https://www.aocf58.it/wp/?p=4104#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 26 May 2017 11:55:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2016/2017]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.aocf58.it/wp/?p=4104</guid>
		<description><![CDATA[dal 5 al 23 giugno  2017 A cura di   Paola Lagonigro &#160; Reale e immaginario, visibile e invisibile, apparenza ed essenza, sono questi gli estremi entro cui si muove il lavoro di Sara D’Uva e nella negazione del pensiero logico-razionale in base al quale esiste solo ciò che è visibile. The Unseen è un <a href='https://www.aocf58.it/wp/?p=4104' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/05/foto-web-©.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4105" title="foto-web" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/05/foto-web-©-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>dal 5 al 23 giugno  2017</p>
<p>A cura di   Paola Lagonigro</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Reale e immaginario, visibile e invisibile, apparenza ed essenza, sono questi gli estremi entro cui si muove il lavoro di Sara D’Uva e nella negazione del pensiero logico-razionale in base al quale esiste solo ciò che è visibile. <em>The Unseen </em>è un progetto che nasce da profonde meditazioni su idee che guidano da sempre la sua ricerca e che più recentemente hanno trovato terreno fertile nella cultura sciamanica della Foresta Amazzonica. Qui Sara D’Uva ha conosciuto gli alberi maestri e gli spiriti che li abitano, protagonisti delle fotografie e del video in mostra.</p>
<p>Nei suoi lavori, l’artista esplora una realtà che non è mai restituita tal quale, né tantomeno stravolta da pesanti interventi in digitale, ma mostrata secondo diverse sembianze, grazie a semplici trucchi come lo specchiamento dell’immagine. In questo modo, possiamo riconoscere gli spiriti della foresta, figure misteriose che sono l’epifania di una vita che c’è anche se sfugge ai cinque sensi.</p>
<p>Attraverso la suggestione di scenari onirici, stranianti e misteriosi, Sara D’Uva pone lo spettatore di fronte a mondi riconoscibili ma non familiari. Il dato reale rimane comunque il punto di partenza, eppure emerge qualcosa che solitamente è invisibile all’occhio, ma non per questo meno reale di ciò che appare. Si tratta di qualcosa che c’è e c’è sempre stato, ma che le nostre convenzioni mentali e abitudini percettive hanno ignorato. Compito dell’artista è svelarlo, mostrare una diversa apparenza della realtà, rendere manifesto l’invisibile.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>“Nel lavoro di Sara D&#8217;Uva il concetto di “sacro” &#8211; pur nella sua accezione eurocentrica &#8211; esprime qualcosa di più complesso della religione: dove materiale e immateriale si incrociano sfidando la razionalità dicotomica dell’Occidente e ogni monoteismo.&#8221; </em></p>
<p align="right">Massimo Canevacci</p>
<p>Sara D’Uva (Larino, CB, 1981) lavora come art director, fotografa e videoartista.</p>
<p>Si interessa di realtà invisibili, di alterazioni dello spazio-tempo, di tradizionali culture sciamaniche, del potere del suono, dei segreti delle api, e del mondo nascosto delle piante</p>
<p align="right">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.aocf58.it/wp/?feed=rss2&#038;p=4104</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>THE YURI GAGARIN CONTRABAND:  “STARING INTO SPACE”</title>
		<link>https://www.aocf58.it/wp/?p=4118</link>
		<comments>https://www.aocf58.it/wp/?p=4118#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 May 2017 13:32:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2016/2017]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.aocf58.it/wp/?p=4118</guid>
		<description><![CDATA[                Assessorato alla Crescita culturale &#8220;FESTIVAL DELLA MUSICA 2017&#8243; di Roma Capitale &#160; &#160; The Yuri Gagarin Contraband STARING INTO SPACE  / “LO SGUARDO PERSO NEL VUOTO” mercoledì 21 giugno  2017 – due esibizioni:  ore 19.00 / 21.00   il Cristoforo Colombo dello spazio e &#8220;Icaro redivivo&#8221; The Yuri <a href='https://www.aocf58.it/wp/?p=4118' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/06/logo-comune4.jpg"><img title="logo-comune4" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/06/logo-comune4.jpg" alt="" width="242" height="67" /></a>                <strong>Assessorato alla Crescita culturale</strong></p>
<p align="center"><strong>&#8220;FESTIVAL DELLA MUSICA 2017&#8243; di Roma Capitale</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The Yuri Gagarin Contraband</p>
<p>STARING INTO SPACE  <em>/ “LO SGUARDO PERSO NEL VUOTO”</em></p>
<p>mercoledì 21 giugno  2017 – due esibizioni:  ore 19.00 / 21.00</p>
<p align="center"><strong></strong> <img class="alignnone size-medium wp-image-4122" title="ben-1" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/06/ben-1-300x230.jpg" alt="" width="300" height="230" /></p>
<p align="center"><strong>il Cristoforo Colombo dello spazio e &#8220;Icaro redivivo&#8221;</strong></p>
<p>The Yuri Gagarin Contraband e’ un progetto unico e affascinante. E’ stato partorito dalla mente  di <strong>Benjamin Shilling</strong> che e’ effettivamente entrato nei panni del primo uomo andato nello spazio. La sua intenzione e’ quella di condividere con noi le speranze, i sogni, gli incubi e le paure del grande cosmonauta russo Yuri Gagarin. Benjamin ha messo in luce la vulnerabilita’ emotiva di Yuri Gagarin, e’ ricorso a diapositive ed estratti di filmati che ritraggono Yuri Gagarin orgoglioso ed eroico con l’equipaggio spaziale russo alternate con altri in cui appare meditabondo, preoccupato o addirittura terrorizzato. Benjamin e’ da solo come il suo eroe e narrera&#8217; componimenti ritmici circa l’essere un vero cadetto spaziale, racconterà del duro addestramento, della paura di quello che Yuri stava per compiere, lasciando sulla terra i propri cari e dirigendosi verso un futuro ignoto.</p>
<p>Provate a mettervi nella posizione di un uomo che viaggia nello spazio sconosciuto e non sa se ne farà mai ritorno, se sopravviverà. Voi cosa fareste? E&#8217; difficile da dire ma Benjamin ci ha provato. Come per un uomo che prova per la prima volta un paracadute, The Yuri Gagarin Contraband vorrebbe fare apprezzare al pubblico questo coraggio. La musica di Benjamin trasmette un suono eccentrico, urbano, folk, e low-fi ed è incentrato totalmente sul viaggio ascensionale di Yuri, i suoi pensieri filosofici e la sua aspettativa di uomo che deve circumnavigare il mondo dallo spazio.  Diversi anni fa Benjamin circumnavigò il mondo in senso antimeridiano, vedendo scomparire un intero giorno. Quel giorno perso rappresenta lo spirito che anima quest’opera, una ricerca sul vuoto e sul tempo che non ritorna.</p>
<p>Fermiamoci per ricordare Yuri Gagarin che ha aperto il mondo visibile ed invisibile a tutta l’umanità. Un istante per capire il valore di questa missione, universale, scientifico ma anche simbolico. Yuri Gagarin è entrato nel firmamento dei grandi eroi, perdendo il vincolo temporale e conquistando il senso, il significato e il segno eterno dell’esempio, dell’ispirazione e del mito. Così ogni giorno lo ricordiamo, guardando in alto.</p>
<p>Prima del decollo Yuri Gagarin ha detto: “Roger. Mi sento bene, il morale è eccellente, pronto per partire”</p>
<p><strong>“Partiamo!”                 “Poyekhali!”</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/06/Logo-FDM-Nazionale-color.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4121" title="logo-fdm-nazionale-color" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/06/Logo-FDM-Nazionale-color-300x152.jpg" alt="" width="300" height="152" /></a>                                           <a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/06/268x186_lancio_fdm.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4119" title="268x186_lancio_fdm" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/06/268x186_lancio_fdm.jpg" alt="" width="268" height="186" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>http://www.festadellamusicaroma.it/item/staring-into-space-_yuri-gagarin-contraband/</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.aocf58.it/wp/?feed=rss2&#038;p=4118</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Susana Talayero: Una certa organizzazione delle cose</title>
		<link>https://www.aocf58.it/wp/?p=4092</link>
		<comments>https://www.aocf58.it/wp/?p=4092#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 23 Apr 2017 10:39:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2016/2017]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.aocf58.it/wp/?p=4092</guid>
		<description><![CDATA[dal 4 al 26 maggio 2017 A cura di   Francesca Gallo Susana Talayero. Una certa organizzazione delle cose propone il confronto fra la pratica artistica più recente dell’artista basca e la sua stagione romana, a cavallo fra anni Ottanta e Novanta, periodo in cui sviluppa una pittura di figurazione quasi illustrativa, lontana dall’espressionismo allora <a href='https://www.aocf58.it/wp/?p=4092' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>dal 4 al 26 maggio 2017</p>
<p>A cura di   Francesca Gallo</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/04/0-18.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4093" title="0-18" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/04/0-18-245x300.jpg" alt="" width="245" height="300" /></a></p>
<p><strong><em>Susana Talayero. Una certa organizzazione delle cose</em></strong> propone il confronto fra la pratica artistica più recente dell’artista basca e la sua stagione romana, a cavallo fra anni Ottanta e Novanta, periodo in cui sviluppa una pittura di figurazione quasi illustrativa, lontana dall’espressionismo allora di moda, in cui le forme sembrano fluttuare in un spazio indefinito: un esempio è la grande tela libera <em>Ciervo</em> (1988). Tale fluidità spaziale è riconoscibile anche nei lavori più recenti, proposti da AOCF58 in una installazione <em>site specific </em>modulando la serie <em>Cabezonas </em>(iniziata nel 2013 e <em>in progress</em>). Si tratta di lavori di dimensioni variabili, in cui il supporto cartaceo è quasi invaso da una figurazione zoomorfa di difficile identificazione: forme emerse forse dal mondo sottomarino, o dall’analisi al microscopio, o ancora da personali fantasie. A dominare la ricerca artistica di Susana Talayero, negli ultimi anni, vi è infatti l’idea di flusso continuo fra esseri viventi, situazioni e medium artistici.</p>
<p>Il progetto ha avuto la collaborazione de Instituto Vasco Etxepare</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/04/logo-basco.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-4204" title="logo-basco" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/04/logo-basco-93x150.jpg" alt="" width="93" height="150" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>25 maggio 2017, ore 17.00</strong>: Talk in galleria sulla scena artistica romana degli anni Ottanta, con l’artista, la curatrice e altri protagonisti di allora.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Susana Talayero</strong> (Bilbao, 1961) si laurea presso la Facoltà di Belle Arti di Bilbao. Dal 1986 al 1995 risiede a Roma, dove sviluppa la sua ricerca pittorica, per tornare in seguito a Bilbao città in cui vive e lavora. La capitale basca le ha recentemente dedicato un’importante retrospettiva, <em>Crónica inquieta 1986-2016, </em>al Museo di Belle Arti, consacrandola fra gli esponenti di spicco della scena artistica spagnola. Numerose le personali e collettive in Italia, Spagna, Turchia e Marocco, e altrettanto ricco l’elenco di collaborazioni con scrittori e musicisti. <a href="http://susanatalayero.berta.me/">http://susanatalayero.berta.me/</a>.</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/04/invito-Talayero.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4095" title="invito-talayero" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/04/invito-Talayero-300x245.jpg" alt="" width="300" height="245" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.aocf58.it/wp/?feed=rss2&#038;p=4092</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>the legacy of allan kaprow &#124; l’eredità di allan kaprow &#8211; Parte III – fine del muro (smercio dei mattoni)</title>
		<link>https://www.aocf58.it/wp/?p=4075</link>
		<comments>https://www.aocf58.it/wp/?p=4075#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2017 13:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2016/2017]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.aocf58.it/wp/?p=4075</guid>
		<description><![CDATA[&#160; &#160; dal 10 al 21 aprile 2017 A cura di: Pasquale Polidori Testo di: Loredana Rea &#160; Terza parte del progetto The Legacy of Allan Kaprow, avviato nel 2016 nell’ambito del corso di Tecniche Extramediali dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone, nell’occasione di un doppio anniversario: sessant’anni dalla morte di Jackson Pollock e dieci <a href='https://www.aocf58.it/wp/?p=4075' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/03/locandina-aoc-72.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4076" title="logo busta" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/03/locandina-aoc-72-273x300.jpg" alt="" width="273" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>dal 10 al 21 aprile 2017</p>
<p>A cura di: Pasquale Polidori</p>
<p>Testo di: Loredana Rea</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Terza parte del progetto The Legacy of Allan Kaprow, avviato nel 2016 nell’ambito del corso di Tecniche Extramediali dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone, nell’occasione di un doppio anniversario: sessant’anni dalla morte di Jackson Pollock e dieci da quella di Allan Kaprow.</p>
<p>Il progetto — a cui hanno lavorato Jiaxin Chen, Gabriele Cippitelli, Asia Dib, Laura Di Manno, Giovanna Fiacco, Iacopo Spaziani, Giuseppe Vinella e Pasquale Polidori — in una prima fase si è incentrato sulla creazione di un sito internet basato su uno scritto di Kaprow &#8211; <a href="http://thelegacyofallankaprow.org/">thelegacyofallankaprow.org</a> &#8211; che, proprio seguendo lo spirito della sua estetica e assumendo le forme di un happening elettronico, si è alimentato della collaborazione di una pluralità di persone.</p>
<p>La seconda fase si è concretizzata in una mostra all’Accademia di Belle Arti di Frosinone, con la prima presentazione del sito e la realizzazione di una particolare replica di Sweet Wall di Kaprow (1970), un muro fatto di mattoni, pane e marmellata di fragole la cui costruzione ha segnato, concretamente, la partecipazione dei singoli al progetto collettivo.</p>
<p>Questo terzo appuntamento, nella galleria AOCF58, presenterà il progetto nella sua interezza, attraverso due video, sessanta immagini tratte dal sito e stampate su carta, un testo di Loredana Rea, l’esposizione di materiali effimeri relativi al muro ricostruito e la produzione di un multiplo speciale: 100 mattoni numerati fra quelli impiegati nell’opera completa.</p>
<p>Nel 1958, in omaggio al pittore da poco scomparso, Allan Kaprow scrive un articolo dal titolo The Legacy of Jackson Pollock (<em>L’eredità di JP</em>), destinato a rimanere nella storia dell’arte come il testo che teorizza l’arte come <em>happening</em>, ovvero un campo aperto alla molteplicità delle azioni umane.</p>
<p>Il sito thelegacyofallankaprow.org consiste nella parte finale di questo importante saggio, dal quale sono state estratte più di 50 parole che, come un indice, hanno fatto da stimolo alla riflessione e alla fantasia di decine di collaboratori, non solo artisti, invitati a selezionare, e ad allegare ai singoli vocaboli, i materiali più diversi: foto, video, testi, link, opere che fanno ‘esplodere’ le frasi di Kaprow in diverse direzioni di contenuto, realizzando un ipertesto ancora in via di definizione, e che si scopre cliccando sulle parole selezionate.</p>
<p>Inoltre, una serie di suoni appositamente composti da Michele Sganga per pianoforte preparato, animano le preposizioni presenti nello scritto di Kaprow, trasformando il testo in un vero e proprio strumento musicale in grado di generare infinite e casuali sequenze di suoni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il sito ha visto finora la collaborazione di:</p>
<p>Elisa Allegretti, artisti§innocenti, Luigi Battisti, Valeriana Berchicci, Patrizia Bonanzinga, Silvia Bordini, Diletta Borromeo, Carlo Caloro, Primarosa Cesarini Sforza, Jiaxin Brina Chen, claudioadami, Mila Dau, Daniela De Berardinis, Iginio De Luca, Cuono De Prosperis, Mary Desmond, Asia Dib, Laura Di Manno, Gabriella Fasanino, Giovanna Fiacco, Mauro Folci, Francesca Gallo, Jan Bernard Gijsman, Marinella Grasso, Frank Hornung, Paola Iannarilli, Francesco Impellizzeri, Michele Imperio, Rita Mandolini, Stefan Nestoroski, Paola Passarani, Beatrice Peria, Fabio Pistillo, Pasquale Polidori, Maria Grazia Pontorno, Francesco Proia, Irene Ranzato, Valerio Ricci Montani, Rossella Russo, Marco Santarelli, Federica Santoro, Giuseppe Sarra, Michele Sganga, Naoya Takahara, Annamaria Tanzi, Chiara Trivelli, Alberto Vannetti, Daniele Villa, Giuseppe Vinella, Alberto Zanazzo, Rosaria Zirri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/03/foto-per-cs.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4080" title="foto-per-cs" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/03/foto-per-cs-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si ringrazia il direttore dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone Luigi Fiorletta per la gentile disponibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"> Grazie a:</p>
<p style="text-align: left;" align="right">Arkengraf, Frosinone</p>
<p style="text-align: left;" align="right">Inprinting, Roma</p>
<p style="text-align: left;" align="right">Strawberry Fields – Gelato d’essai, Roma</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.aocf58.it/wp/?feed=rss2&#038;p=4075</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Roberto De Simone: UN’APPARENTE SEMPLICITÀ</title>
		<link>https://www.aocf58.it/wp/?p=4026</link>
		<comments>https://www.aocf58.it/wp/?p=4026#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2017 11:34:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2016/2017]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.aocf58.it/wp/?p=4026</guid>
		<description><![CDATA[dal 6 al 24 marzo 2017 A cura di    Diletta Borromeo &#160; UN’APPARENTE SEMPLICITÀ traspare dalle opere di Roberto De Simone. Con apparente semplicità egli si propone di Cerchiare l’infinito, un’impresa impossibile tentata con l’ausilio di fuochi d’artificio diffusi in un cielo notturno. Attraverso il video dell’azione (1993, VHS PAL trasferito su DVD nel <a href='https://www.aocf58.it/wp/?p=4026' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>dal 6 al 24 marzo 2017</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/02/1-Roberto-De-Simone-Cerchiare-linfinito-1993-video-VHS-PAL-trasferito-su-DVD-2007.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4027" title="1-Roberto De Simone, Cerchiare l'infinito, (1993, video VHS PAL trasferito su DVD 2007)" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/02/1-Roberto-De-Simone-Cerchiare-linfinito-1993-video-VHS-PAL-trasferito-su-DVD-2007-300x248.jpg" alt="" width="300" height="248" /></a></p>
<p>A cura di    Diletta Borromeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>UN’APPARENTE SEMPLICIT</strong><strong>À</strong> traspare dalle opere di Roberto De Simone. Con apparente semplicità egli si propone di <em>Cerchiare l’infinito</em>, un’impresa impossibile tentata con l’ausilio di fuochi d’artificio diffusi in un cielo notturno. Attraverso il video dell’azione (1993, VHS PAL trasferito su DVD nel 2007) De Simone esplicita un paradosso non privo di ironia e, al tempo stesso, la potenziale realizzazione di un’avventura che solo l’immaginazione può intraprendere. Fulcro del lavoro è una visione mentale che – spiega l’artista – “tenta di spogliare le coscienze soddisfatte delle loro formule cristallizzate e definite dalle leggi del senso comune”. Nella costruzione delle sue opere procede secondo un metodo razionale, espresso nei progetti, ma finisce per ribaltarlo nell’esito finale, dimostrando che è possibile pensare l’impensabile pur muovendo da conoscenze tecniche. Il titolo e la descrizione, redatti con parole meditate e scelte accuratamente, sono parte essenziale dell’opera, “un elemento fondamentale; il titolo è l’idea, il progetto”. E poiché egli sostiene che “il valore del lavoro è nell’idea, non nell’oggetto”, l’immagine e il titolo rimandano ad un’altra immagine corrispondente alla finalità del lavoro stesso, che si realizza attraverso l’adozione, richiesta anche allo spettatore, di un atteggiamento libero e anticonformista, con una vena di poesia e di leggera ironia. “Il vero artista crea una perturbazione collettiva delle coscienze per ricostruire la comprensione del reale in relazione con il mondo”. De Simone pone questioni, alla ricerca di un nuovo senso, dove la necessità della sospensione o dell’attesa di ciò che potenzialmente può compiersi, nello spazio e nel tempo, lascia aperti gli interrogativi. Centrale è l’intento di attivare una comunicazione con il pubblico. “Mi propongo sempre di innescare una riflessione che mi ha coinvolto per primo, e che spero interessi altri”. Parte di queste riflessioni è il tentativo di recupero della natura, intesa come cardine dell’esistenza e fonte primaria dell’energia, in cui l’artista concilia due apparenti antitesi: le proprie conoscenze scientifiche guidate dalle leggi della fisica e l’immaginazione prodotta dalla tensione verso l’invisibile. “La natura visibile è modellata sull’invisibile e a me interessa la natura in quanto spazio fisico in continuo divenire. Cerco di cogliere, di costruire delle relazioni con i fenomeni naturali soggetti alla temporalità, al mutamento da uno stato all’altro, di captare le forze e renderle visibili”. <em>Cerchiare l’infinito</em> comprende due progetti e alcune immagini estratte dal video, stampate su carta fotografica ed esposte nel 2007 insieme al filmato stesso.</p>
<p><em>Trait d’union</em> fra i lavori in questa mostra è l’invito a produrre un paesaggio mentale, attivato grazie alle immagini in <em>Cerchiare l’infinito</em>, suscitato dai suoni in <em>Il primo raggio di sole a Étretat con un grande vento calmo </em>(2007). Quest’ultimo è un “ricordo sonoro” dell’artista legato a un luogo preciso, sulle falesie della Normandia. Si raccomanda di ascoltare la registrazione con le cuffie, a occhi chiusi, lasciando che il suono suggerisca colori, odori, luci e atmosfere, il senso dello spazio, “per avere un’immagine intima del paesaggio che si sta ascoltando. La realtà non è solo in sé, ma è qualcosa che si origina nell’atto stesso della percezione”.</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/02/2-Roberto_De_Simone_Roma_1991-72_foto_Stefano_Fontebasso_di_Martino.jpg"><img class="size-medium wp-image-4028" title="2-Roberto_De_Simone_Roma_1991 72_foto_Stefano_Fontebasso_di_Martino" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/02/2-Roberto_De_Simone_Roma_1991-72_foto_Stefano_Fontebasso_di_Martino-203x300.jpg" alt="" width="203" height="300" /></a></p>
<p>-Roberto_De_Simone_Roma_1991 72_foto_Stefano_Fontebasso_di_Martino</p>
<div>
<p><strong>Roberto De Simone</strong> (1954-2012) è nato e vissuto a Roma. Mentre si avvicina all’arte, studia Filosofia e Chimica inorganica. Sul finire degli anni settanta incontra Ettore Innocente ed Emilio Villa, con cui inizia un duraturo rapporto di stima e amicizia. Nello stesso periodo abbandona la ricerca sul segno pittorico e impronta il proprio fare artistico sul concetto di situazione. Da questo momento le letture filosofiche, le esperienze di vita, le domande sull’esistenza e sull’arte diventano elementi essenziali per comprendere la sua opera. A partire dagli anni ottanta la tecnologia e l’uso del linguaggio, talvolta sottilmente ironico, acquistano una sempre maggior rilevanza. L’amore per la vita e la natura, così come la fiducia nella scienza e nella tecnica svolgono un ruolo centrale nella sperimentazione, aperta alla realizzazione di performance e di lavori effimeri o incentrati su eventi possibili, talvolta non verificabili. Esemplare, nell’ambito della sua ricerca, è il lavoro <em>I’ll do my best to paint the winds green in the Greenwich Park</em> (1983) dove l’artista, grazie a un fumogeno collocato sulla cima di un’asta, per un breve lasso di tempo colora i venti di verde compiendo l’unione tra l’energia creativa dell’uomo e quella della natura.</p>
<p>Roberto De Simone ha esposto in spazi pubblici e privati, in Italia e all’estero. Fra questi London Video Arts, Londra (1983), Old Royal Observatory, Greenwich Park, Londra (1983), Ex Borsa in Campo Boario, Roma (1988), MLAC Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” (1991), Studio Bocchi, Roma (1991 e 1995), Wiener Secession, Vienna (1993), Villa dei Quintili, Roma (2007), Galleria Horti Lamiani-Bettivò, Roma (2007), Evolution de l’Art Gallery, Bratislava (2007), Museo di Chimica dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” (2009), Ippodromo di Capannelle, Roma (2010).</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Recentemente, il suo lavoro è stato presentato nell’esposizione personale “Per dipingere i venti, per disegnare dal vero”, Colli independent art gallery, Roma (15 gennaio – 21 febbraio 2016) e nella antologica “FFFFFFFFFFFFFFF”, Palazzo Lucarini, Trevi (19 marzo – 8 maggio 2016).</p>
<p>In occasione della mostra alla Colli independent art gallery è stato pubblicato il volume a cura di Céline Brothier, Emanuele De Donno, Myriam Laplante, <em>Roberto De Simone. </em><em>I’ll do my best to paint the winds green</em>, viaindustriae publishing, 2016.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>AN APPARENT SIMPLICITY</strong> shines through the works of Roberto De Simone. With an apparent simplicity he resolves to <em>Circle the Infinity</em>, an impossible challenge attempted with the help of fireworks in a nocturnal sky. Through the video of the action (1993, VHS PAL transferred on DVD in 2007) De Simone expresses a paradox, not devoid of irony, and at the same time the potential realisation of an adventure that only the imagination can undertake. The cornerstone of this work is a mental vision that “tries to strip the satisfied consciences of their crystallized formulas, defined by the laws of common sense” – as the artist himself explains it. In constructing his works, the artist proceeds according to a rational method, expressed in the projects but overturned in the final outcome, as a demonstration that it is possible to think the unthinkable while still acting by means of technical knowledge. The title and description have been drawn up with thought-out words carefully chosen, because they are an essential part of the work – “a key element; the title is the idea, the project.” And since he claims that “the value of labour is in the idea, not the object”, the picture and title refer to another image corresponding to the purpose of the work itself, which is realised through the adoption, required of the viewer as well, of a free and nonconformist attitude, with a poetic and slightly ironic flair. “A true artist creates a collective disturbance of consciences in order to rebuild an understanding of reality in relation to the world”. De Simone highlights issues and looks for a new meaning, where the need for suspension or expectation of what could potentially be accomplished in space and time, leaves the questions open. The intent to activate a communication with the audience is key. “I always resolve to trigger a discussion that captivated me first, and that I hope others will find interesting”. Part of these reflections is the attempt to restore nature as the cornerstone of existence and primary source of energy, in which the artist combines two apparent antithesis: the scientific knowledge guided by the laws of physics and the imagination generated by a tension towards the invisible. “The visible nature is modelled on the invisible and I&#8217;m interested in nature as an ever-changing physical space. I try to seize, to build relationships with the natural phenomena subject to temporality, subject to change from one state to another, and to capture the forces and make them visible”. <em>Circle the Infinity</em> includes two projects and some images extracted from the video, printed on photographic paper and first exhibited with the film in 2007.</p>
<p>The <em>liaison</em> among the works in this exhibition is the invitation to produce a mental landscape, triggered by the images of <em>Circle the Infinity</em>, and evoked by the sounds of <em>The First Ray of Sunshine in Étretat with a Great Calm Wind</em> (2007). The latter is a “sound memory” of the artist linked to a specific location on the cliffs of Normandy. It is recommended to listen to the recording with headphones on and eyes closed, letting the sound suggest colours, smells, lights and atmospheres, the sense of space, “to have an intimate image of the landscape that is being listened to. The reality is not only in itself, but it is something that originates in the very act of perception”.</p>
<p align="right">Diletta Borromeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Roberto De Simone </strong>(1954-2012) was born and lived in Rome. While starting his first experiences in art, he studied Philosophy and Inorganic Chemistry. At the end of the seventies he met Ettore Innocente and Emilio Villa, with whom he started a lasting relationship of respect and friendship. At the same time he abandoned his search for a pictorial sign and imprinted his art with the concept of situation. From this moment his philosophical readings, life experiences and questions about existence and art became essential elements to understand his work. Since the eighties, technology and the use of – sometimes subtly ironic – language grew in importance. His love for life and nature, as well as his trust in science and technology, played a central role in his experimentations, which were open to the realisation of performances and ephemeral works or focused on possible, sometimes unverifiable events. Exemplary, as part of his research, is the work <em>I&#8217;ll Do My Best to Paint the Green Winds in the Greenwich Park</em> (1983), where the artist, thanks to a smoke bomb placed on top of a pole, coloured the wind of green for a short time, combining the creative energies of man and nature.</p>
<p>Roberto De Simone exhibited his works in public and private spaces in Italy and abroad, among which: the London Video Arts, London (1983), the Old Royal Observatory, Greenwich Park, London (1983), the Former Stock Exchange in Campo Boario, Rome (1988), the MLAC Laboratory Museum of Contemporary Art, University of Rome “La Sapienza” (1991), Studio Bocchi, Rome (1991 and 1995), Wiener Secession, Vienna (1993), Villa dei Quintili, Rome (2007), the Horti Lamiani-Bettivò Gallery, Rome (2007), Evolution de l&#8217;Art Gallery, Bratislava (2007), Museum of Chemistry, University of Rome “La Sapienza” (2009), Ippodromo Capannelle, Rome (2010).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Recently, his works were displayed at the Colli Independent Art Gallery, Rome, in the personal exhibition <em>To Paint the Wind, to Draw Reality</em> (15 January-21 February 2016) and at Palazzo Lucarini, Trevi, in the anthological exhibition “<em>FFFFFFFFFFFFFFF</em>” (19 March-8 May 2016).</p>
<p>A book on his work by Céline Brothier, Emanuele De Donno and Myriam Laplante, <em>Roberto De Simone. I&#8217;ll Do My Best to Paint the Green Winds</em> (VIAINDUSTRIAE publishing, 2016) was also presented at the Colli Independent Art Gallery in January 2016.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.aocf58.it/wp/?feed=rss2&#038;p=4026</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Valentina Colella – Perla Sardella – Bianca Senigalliesi: DISSOLVENZE</title>
		<link>https://www.aocf58.it/wp/?p=4000</link>
		<comments>https://www.aocf58.it/wp/?p=4000#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2017 18:01:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2016/2017]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.aocf58.it/wp/?p=4000</guid>
		<description><![CDATA[6/ 22 febbraio 2017 DISSOLVENZE è una mostra che affronta temi esistenziali come la ricerca di se stessi, oggi resa ancor più contemporanea dalla frammentazione tra vita reale ed esistenza in rete, e il tentativo di rapporto con gli altri, che diventa ricerca di un contatto con un altro sempre più irraggiungibile, virtuale ed inconsistente. <a href='https://www.aocf58.it/wp/?p=4000' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/01/immagine-DISSOLVENZE-72.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4001" title="immagine DISSOLVENZE 72" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2017/01/immagine-DISSOLVENZE-72-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a></p>
<p>6/ 22 febbraio 2017</p>
<p><strong>DISSOLVENZE</strong> è una mostra che affronta temi esistenziali come la ricerca di se stessi, oggi resa ancor più contemporanea dalla frammentazione tra vita reale ed esistenza in rete, e il tentativo di rapporto con gli altri, che diventa ricerca di un contatto con un altro sempre più irraggiungibile, virtuale ed inconsistente. Queste ricerche mettono in evidenza la grande incomunicabilità e assenza e solitudine tra le persone, proprio nell’epoca in cui la quotidianità è dominata dalla comunicazione di massa.</p>
<p>Le tre artiste– <strong>Valentina Colella </strong>(Sulmona, 1984), <strong>Perla Sardella </strong>(Jesi, 1991), <strong>Bianca Senigalliesi </strong>(Senigallia, 1990) – si esprimono infatti attraverso i più attuali mezzi di comunicazione, trasformando video, social network, internet in un linguaggio artistico estremamente in linea con la contemporaneità dei contenuti. Il confronto con se stessi e con gli altri diventa nelle loro opere confusione tra figura reale e vita virtuale, un tema affrontato dalle tre artiste in modo diverso ma tutte attraverso la multidisciplinarietà, con una matura capacità, nonostante la giovanissima età, di mescolare in modo sperimentale linguaggi diversi– video, cinema, danza, performance, social network – per esprimere la loro visione.</p>
<p>L’opera di <strong>Valentina Colella</strong> <strong><em>29 Station of the cross</em></strong> è la visualizzazione di una performance realizzata in rete che nasce da una perdita, un lutto molto grave di cui la notizia è arrivata attraverso facebook, nella quale l’artista, in ventinove tappe successive, fa scomparire la propria immagine dal web per riprendere contatto con se stessa e con la natura reale, tracciando sul proprio corpo le coordinate gps del percorso che la separa dal luogo fisico della tragedia; elementi della realtà che si astraggono in numero, ma anche un riferimento al volo, immagine che google frappone casualmente tra lei e la ricerca dell’ultimo luogo abitato da chi ha perso. Le tappe del volo, così trasformato in sofferta via crucis di interiorizzazione del dolore, si fermano a 29, numero ricorrente per l’artista, ad un passo dal 30, composto dalle due cifre perfette 3 e 0, a sottolineare che nell’opera, come nella sua vita, ci sarà sempre una parte mancante. Lo schermo del computer che riporta l’immagine dell’artista che man mano si dissolve è stata stampata su carta fotografica e va a disegnare una linea d’orizzonte che nella composizione non sa rinunciare alla verticalità del foglio, per avere la possibilità di guardare sempre in alto. L’opera è stata esposta nella mostra <strong><em>Gestures-Body Art Stories</em></strong><strong> </strong>a cura di Valerio Dehò al Kaohsiung Museum of Fine Arts di <a href="https://www.facebook.com/pages/Kaohsiung/114511591898165">Taiwan</a>.</p>
<p><strong><em>Comfort zone</em></strong><strong> </strong>di <strong>Perla Sardella</strong> è un film documentario (13’29’’, HD, colore, stereo, con Sona Hovhannisyan e Hafid F., musiche di Carlo Maria Amadio) che racconta una situazione surreale, virtuale e reale nello stesso momento: un viaggio in una città sconosciuta, Dubai, basato sugli scatti autentici del giovane Hafid, che, dopo aver rubato un telefono cellulare, ha dimenticato di disattivare l’autosincronizzazione delle foto, permettendo alla legittima proprietaria di vedere sul proprio computer le immagini che Hafid raccoglieva. Le foto sono state pubblicate dalla derubata in un blog <a href="http://www.lifeofastrangerwhostolemyphone.tumblr.com/">www.lifeofastrangerwhostolemyphone.tumblr.com</a> alla ricerca di un contatto reale con il nuovo proprietario. La storia, raccolta in rete, su un social network, è diventata un’occasione per l’artista per riflettere sulla separazione tra lo spazio reale e quello digitale e la loro connessione con l’essere umano e sulla perdita di consistenza dei rapporti con l’altro. <em>Comfort Zone</em> è stato presentato nella sezione Italiana.corti della 33esima edizione del Torino Film Festival.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Woman in cam</em></strong> (video low-fi, 2015, durata 6’18’’) di <strong>Bianca Senigalliesi</strong> è un’improvvisazione di danza realizzata davanti alla webcam del computer, strumento a cui l’artista è legata attraverso delle cuffie, elemento ambivalente di isolamento o di contatto con il mondo esterno che si trova in rete. La danza, muta, alterna movimenti di autocompiacimento del proprio corpo a gesti che mostrano una femminilità alla ricerca della propria affermazione con un altro al di là dello schermo. Il video fa emergere tutta la complessità dell’essere donna, un essere composto di moti interiori dell’animo e gesti esteriori, che si confronta con lo schermo: muro protettivo ma anche medium di comunicazione con un altro di cui non si conosce la consistenza. L’opera rimanda a tutta la fragilità insita nella quotidianità dell’essere umano che si confronta con un mondo spesso solo immaginato e immaginario. L’opera è stata selezionata ed esposta tra le finaliste del Premio Nori de’ Nobili dal Museo Nori de’ Nobili di Trecastelli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La mostra DISSOLVENZE è stata precedentemente esposta a Jesi lo scorso giugno per lo spazio <strong>USB Gallery</strong>, una home gallery che come la porta usb dei nostri strumenti elettronici, attraverso cui oggi passano tutti i nostri pensieri, in maniera indipendente serve da collegamento tra le tante esperienze e riflessioni che attraversano l’arte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Annalisa</strong> <strong>Filonzi</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Valentina Colella</strong> (1984, Sulmona) è una giovane artista italiana. I suoi lavori si occupano della relazione tra la realtà, il corpo e il mondo digitale, usando immagini dal web, foto, video e installazioni come mezzi espressivi. Nel 2013 nella mostra  <em>WhiteOut</em>, Hundred Years Gallery, Londra, comincia a sviluppare l’immagine di un volo estrapolato da <em>Google Maps</em>, indagine che si sviluppa in diverse tappe, nel 2014, con la mostra <em>Attese Impossibili</em> curata da Vittoria Biasi, Centro di Documentazione della Ricerca Artistica Contemporanea Luigi Di Sarro, Roma; nel 2014 partecipa alla BienaALfinDelMundo, Mar Del Plata, Argentina.<br />
Nel 2015 il volo, tratto da una performance avvenuta su <em>Facebook</em>, e documentato con stampe, fa parte della mostra <em>2015 Gestures-Body Art Stories-Marina Abramović &amp; The Others</em>, a cura di Valerio Dehò, Kaohsiung Museum of Fine Arts, Taiwan. Nel 2016 con <em>“… e poi accadde il bianco!”</em> a cura di Vittoria Biasi, si conclude un ciclo importante del progetto esposto presso l’Istituto Italiano di Cultura Colonia, Germania; il Museo Laboratorio Ex Manifattura Tabacchi, Città Sant&#8217;Angelo (Pe); il Museo Regionale dell’Emigrante, Introdacqua  (Aq). Con il progetto <em>Learning</em>, Valentina viene selezionata per la residenza 2016 / 2017 ARP  Art Residency Project, Cape Town, Sud Africa.</p>
<p>www.valentinacollella.com</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Perla Sardella</strong> nasce a Jesi, nelle Marche, nel 1991. Si trasferisce poi a Milano dove completa gli studi alla Nuova Accademia di Belle Arti, conseguendo la laurea nel 2015 in Media Design e Arti Multimediali. Presenta una tesi sull’autoreferenza nel cinema documentario e il suo cortometraggio di diploma, <em>Comfort Zone</em>, viene presentato alla 33esima edizione del Torino Film Festival, nella sezione Italiana.corti. Attualmente vive e lavora tra Marche e Lombardia, come filmmaker freelance.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Bianca Senigalliesi</strong> è nata nel 1990, a Senigallia. Inizia a ballare all’età di 7 anni, cimentandosi soprattutto nella tecnica modern presso varie scuole della provincia di Ancona e Pesaro. Dopo qualche anno, il desiderio di portare il proprio corpo all’evoluzione del plasmarsi la porta a ricercare la tecnica classica, che diventa presto il suo abito naturale. Senza mai abbandonare la danza moderna, frequenta dei corsi di perfezionamento presso “Salus et Gratia” di Ancona, “Accademia Internazionale Coreutica” e “Centro Internazionale Danza e Spettacolo Opus Ballet” di Firenze.</p>
<p>Partecipa a vari concorsi: Concorso Nazionale di Caserta 2006, Danza in Fiera Firenze 2007, Rimini Wellness 2007, Concorso Expression I.D.A., nel quale vince il Premio Speciale della Giuria con un passo a due di danza contemporanea.</p>
<p>Si classifica tra le prime quattro concorrenti all’esame d’ammissione all’ “Accademia Nazionale di Danza” di Roma. L’incontro con Massimo Perugini, la conduce verso l’amore per la tecnica contemporanea, che la spinge verso nuove città italiane per conoscere maestri europei ed americani. Il suo percorso nella danza è stata la continua ricerca di identità nella qualità del proprio movimento, che ha lottato costantemente con un’impossibile conquista della perfezione. Il dolore dell’allontanamento dal Balletto classico fa sì che Bianca, in età più matura, si avvicini al sentire il bisogno di qualcosa di Suo, di perdonare il proprio corpo ed il proprio movimento. Il mondo delle video-performance danzanti su youtube le fa conoscere Emma Portner: “non pensavo fosse possibile che una cosa così desse piacere agli occhi”.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.aocf58.it/wp/?feed=rss2&#038;p=4000</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>MASSIMO MARTINI: MAIOLICHE D&#8217;USO</title>
		<link>https://www.aocf58.it/wp/?p=3920</link>
		<comments>https://www.aocf58.it/wp/?p=3920#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Nov 2016 09:51:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2016/2017]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.aocf58.it/wp/?p=3920</guid>
		<description><![CDATA[MAIOLICHE D’USO:  quando un architetto sperimenta la dimensione dell’artigiano 5 / 23 dicembre 2016 &#160; Gli oggetti esposti non sono e non vogliono essere sculture ceramiche, quella specifica produzione degli studi d’arte che si affaccia da tempo nelle gallerie e nei musei avendo rifiutato il vincolo una materia / una tradizione. Si tratta piuttosto di <a href='https://www.aocf58.it/wp/?p=3920' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center">MAIOLICHE D’USO:  quando un architetto sperimenta la dimensione dell’artigiano</p>
<p style="text-align: left;" align="center">5 / 23 dicembre 2016</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/11/uccellino-2.jpg"><img class="wp-image-3922 aligncenter" title="uccellino -2" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/11/uccellino-2-1024x1006.jpg" alt="" width="340" height="334" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli oggetti esposti non sono e non vogliono essere <em>sculture ceramiche</em>, quella specifica produzione degli studi d’arte che si affaccia da tempo nelle gallerie e nei musei avendo rifiutato il vincolo una materia / una tradizione. Si tratta piuttosto di oggetti d’uso, nell’evidenza figurativa della maiolica italiana e nella dimensione fattuale di una bottega artigiana che smalta, dipinge e cuoce <em>forme ormai</em> <em>archetipe</em>, non rivisitate dal moderno design. Siamo nel solco di una tradizione fra le più antiche e identificative dell’intero mediterraneo, con una <em>stranezza</em> derivante dal fatto che un architetto, da solo, cambiando appena di stanza nel suo studio, <em>si illude di essere chi non è</em>.</p>
<p>Questo <em>architetto</em> non potrà mai essere un <em>artigiano</em> non solo per una diversa conoscenza della storia e una mano abituata a disegnare case, ma anche perché lui coltiva un sincero pregiudizio verso le tradizioni in genere. E ciò perché le tradizioni altro non sono che un insieme di regole (e di segni) chiamati a definire identità di comodo (un tempo per governare piccole collettività, ora come puro complemento agli <em>antichi sapori</em>). Un antico e glorioso tessuto connettivo, oggi consunto e strattonato di qua e di là.</p>
<p>Dunque nello <em>scarto figurativo fra due mondi non</em> <em>conciliabili</em>, nella nevrosi di voler sperimentare proprio, solo e dentro questo angusto spazio anomalo, sta la principale fonte di ispirazione. Cui si aggiunge la lunga frequentazione e una vera infatuazione per la civiltà del fare artigiano di Grottaglie dove, negli anni ’86-‘89, l’autore allestisce mostre e installazioni nell’ambito dell’iniziativa <em>La ceramica nel quartiere delle ceramiche</em>, da cui il libro <em>Grottaglie come Altrove</em>, 1990, ed. Kappa, Roma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Massimo Martini è uno dei componenti del Grau di Roma. Con l’occasione, nel corso della mostra, verranno presentate anche le iniziative (libri, mostre, ecc…) che lo studio sta avviando nella rilettura e nella riflessione di oltre cinquanta anni del proprio lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/11/IMMAGINE-CS-MARTINI.jpg"><img class="wp-image-3925 aligncenter" title="IMMAGINE CS MARTINI" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/11/IMMAGINE-CS-MARTINI-1024x589.jpg" alt="" width="556" height="319" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;" align="center">PER PURO CASO</p>
<p> Avviene per puro caso che due iniziative contigue si incontrino in questa occasione: la mostra <em>Maioliche d’uso</em> di Massimo Martini e la promozione di libri sul lungo viaggio del Grau, nella dimensione di lavoro e collaborazione che oggi si dice Grau.2.</p>
<p>La storia delle ceramiche decorate da un architetto è presto detta: da troppo tempo ci sta lavorando, è ora che un pubblico più vasto degli amici le validi o meno, il mestiere dell’artigiano un obbiettivo irraggiungibile, comunque una strada impervia lungo la quale si chiede comprensione.</p>
<p>La storia del Grau è ben più complessa. Si intrecciano assenze dolorose, esperienze dei singoli rimaste nei faldoni di studio (troppe invero), dubbi maturati dentro progettualità non protette dall’aura della benevolenza critica, sensi di colpa per una posizione troppo silenziosa nel corso degli anni, diversità di vedute fra gli autori stessi sulla spinta di un trasmutare rapido e veloce, in pochi anni, dello statuto stesso dell’architettura. Anche un senso di spaesamento a seguito delle belle, inattese acquisizioni da parte del Centro Pompidou di Parigi.</p>
<p>Il Grau.2 ha un programma vasto e ambizioso (come testimoniano i primi titoli che si stanno muovendo, non tutti necessariamente interni allo studio), con un unico punto fisso: presentare ufficialmente la collana in occasione della mostra dedicata ai disegni della <em>“Visione di Roma”</em> di Franco Pierluisi, nell’ambito della loro acquisizione al patrimonio del Maxxi di Roma. (Questo avverrà o a maggio o a novembre del 2017 e a questa data ci si vuole strettamente attenere).</p>
<p>Fare libri comporta anche fare mostre e altro, altro ancora, nella comunicazione e nel confronto che il mondo dell’arte vorrà concedere, dentro asimmetrie imprevedibili e sorprese che si spera positive. Ora, se arriva sei mesi prima dell’incipit ufficiale una piccola strana mostra di uno del gruppo, perché non accoglierla come una mostra di tutti? Così è.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel frattempo, così come comparse sul giornale <em>la Repubblica </em>dell’11/11/16, ci sostengono le parole di Elif Shafak, affermata scrittrice turca impegnata a vivere in giro per il mondo: <em>«[…]Faccio la pendolare fra la lingua turca e la lingua</em> <em>inglese. Ogni nuovo romanzo lo scrivo in inglese, poi un traduttore professionista lo volge in turco, dopo di che io riprendo la traduzione e la riscrivo con mio ritmo personale […]Contro la solidità della politica identitaria, difendo la fluidità delle appartenenze culturali. Questo nuovo secolo è il secolo delle migrazioni, dei trasferimenti, dei movimenti. È il secolo delle persone che sognano in più di una lingua. Ebbene sì, il nostro cervello è perfettamente in grado di sognare in più di una lingua[…]».</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/11/1c-Cop-Visione-di-RomaC.jpg"><img class="alignnone  wp-image-3930" title="Grau Cop Pierluisi B06_Grau" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/11/1c-Cop-Visione-di-RomaC-211x300.jpg" alt="" width="118" height="168" /></a>  <a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/11/2c-Cop-Placidi-B08C.jpg"><img class="alignnone  wp-image-3931" title="Grau Cop Placidi B07_Grau" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/11/2c-Cop-Placidi-B08C-206x300.jpg" alt="" width="115" height="168" /></a>  <a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/11/3c-Cop-Montuori-16C.jpg"><img class="alignnone  wp-image-3932" title="Grau Cop Montuori 16_Grau" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/11/3c-Cop-Montuori-16C-201x300.jpg" alt="" width="113" height="168" /></a>  <a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/11/4c-Cop-Mariotti-B12C.jpg"><img class="alignnone  wp-image-3933" title="Grau Cop Mariotti B12_Grau" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/11/4c-Cop-Mariotti-B12C-215x300.jpg" alt="" width="120" height="168" /></a>  <img class="alignnone  wp-image-3934" title="Grau Cop Nicolosi 002_Grau" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/11/5c-Cop-Nicolosi-002xC-214x300.jpg" alt="" width="120" height="168" />  <img class="alignnone  wp-image-3935" title="Grau Cop Placidi B07_Grau" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/11/cop-enzo-C-206x300.jpg" alt="" width="115" height="168" /></p>
<p>Collana  <strong>Grau</strong>.2</p>
<p><em>Titoli in piano editoriale al 15/11/16</em></p>
<p>Franco Pierluisi: Visione di Roma</p>
<p>Corrado Placidi: Vistalago</p>
<p>Carla Giovannone, Francesco Montuori:l’Arco trionfale voluto dal Cardinale Scipione Borghese nel feudo di Montefortino</p>
<p>Roberto Mariotti: All’ombra del disegno</p>
<p>Massimo Martini: Riscrivere</p>
<p>Patrizia Nicolosi:Tutte si muovono le foglie del bosco</p>
<p>Anna Di Noto, Francesco Montuori: La Scena Prospettica del Teatro all’Antica di Sabbioneta</p>
<p>Anna Di Noto, Francesco Montuori: Luoghi e conflitti</p>
<p>Giuseppe Milani:Materialità dei segni &#8211; 1964-2004</p>
<p>Gabriella Colucci: Due più due fa cinque</p>
<p>Paola Chiatante: Esterno interno</p>
<p>Enzo Rosato: Segni di creta</p>
<p>Valentino Anselmi, Valerio Palmieri: La città che vola</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.aocf58.it/wp/?feed=rss2&#038;p=3920</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>CLAUDIO BASSI: Quaderno fotografico</title>
		<link>https://www.aocf58.it/wp/?p=4051</link>
		<comments>https://www.aocf58.it/wp/?p=4051#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 07 Oct 2016 08:52:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2016/2017]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.aocf58.it/wp/?p=4051</guid>
		<description><![CDATA[CLAUDIO BASSI: Quaderno fotografico &#160;      AMACI sabato 15 ottobre 2016  Dodicesima Giornata del Contemporaneo CLAUDIO BASSI: Quaderno fotografico 15/10/2016 – 28/10/2016 A cura di    Simonetta  Ramogida &#160; presentazione del libro: “Quaderno fotografico” &#160; …era una questione di luce e una questione di  cuore, una questione tecnica e una questione di comprensione, freschezza <a href='https://www.aocf58.it/wp/?p=4051' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>CLAUDIO BASSI: Quaderno fotografico</h2>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/Senza-titolo-4.jpg"><img title="Senza titolo-4" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/Senza-titolo-4.jpg" alt="" width="78" /></a>     AMACI sabato 15 ottobre 2016  Dodicesima Giornata del Contemporaneo</p>
<p>CLAUDIO BASSI: Quaderno fotografico</p>
<p><em>15/10/2016 – 28/10/2016</em></p>
<p>A cura di    Simonetta  Ramogida</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/0015-1.jpg"><img title="0015 (1)" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/0015-1-1024x682.jpg" alt="" width="356" height="237" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>presentazione del libro: “Quaderno fotografico”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>…era una questione di luce e una questione di  cuore, una questione tecnica e una questione di comprensione, freschezza e profondità, uno sguardo che tutto nota, tutto percorre, tutto accarezza, senza nulla turbare,spostare, forzare.</em></p>
<p><em>Non usava l’esposimetro per le strade di s. Lorenzo. Quella luce è sempre stata la sua. La luce in cui è nato, la luce che gli ha aperto gli occhi e lo ha appassionato alla vita. La luce che anima e custodisce questi lievi e delicati attimi, in cui la fatica di vivere sembra scompaia e rimanga per sempre la grazia delle creature.                     </em></p>
<p><em>Tano D’Amico</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>… Quello che lui chiama “Quaderno fotografico” è una costruzione meditata. Una meditazione sulla vita umana, sulla sua durezza, la sua bellezza, la sua fatica, il suo desiderio spesso deluso, la sua allegria improvvisa. Non ci sono sentimentalismi né decorazioni, ma una calma “pietas” dello sguardo, che scopre il mondo e lo trova magnifico e terribile…</p>
<p>Mario Dondero</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“scroll down for English version”.</p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p><em>…it was a matter of light and a matter of heart, a matter of technique and a matter of understanding, freshness and depth, a gaze that sees everything, covers everything, caresses everything, but unsettles, moves and forces nothing.</em></p>
<p><em>He didn’t use the expose meter around the streets of San Lorenzo. That light has always been his. The light in which he was born, the light that opened his eyes and made him passionate about life. The light that animates and guards these faint and delicate moments, in which the troubles of life seem to vanish and the grace of the creatures remains forever.</em></p>
<p align="right"><em>                                   </em><em>Tano D’Amico</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>… What he calls “Photographic notebook” is a pondered construction. A reflection about human life, about its harshness, its beauty, its toughness, its often disappointed desire, its sudden cheerfulness. There are no sentimentalisms nor decorations, but a religious calm of the look that discovers the world and finds it magnificent and merciless…</p>
<p align="right">Mario Dondero</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/0013.jpg"><img title="0013" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/0013-1024x682.jpg" alt="" width="356" height="237" /></a></p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/1973-via-dei-volsci.jpg"><img title="1973 via dei volsci" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/1973-via-dei-volsci-987x1024.jpg" alt="" width="272" height="282" /></a></p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/0030-7.jpg"><img title="0030 (7)" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/0030-7-1024x682.jpg" alt="" width="356" height="237" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/0007-1.jpg"><img title="0007 (1)" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/0007-1-1024x682.jpg" alt="" width="356" height="237" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.aocf58.it/wp/?feed=rss2&#038;p=4051</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>CLAUDIO BASSI: Quaderno fotografico</title>
		<link>https://www.aocf58.it/wp/?p=3984</link>
		<comments>https://www.aocf58.it/wp/?p=3984#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 06 Oct 2016 14:35:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2016/2017]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.aocf58.it/wp/?p=3984</guid>
		<description><![CDATA[&#160; AMACI sabato 15 ottobre 2016  Dodicesima Giornata del Contemporaneo CLAUDIO BASSI: Quaderno fotografico 15/10/2016 – 28/10/2016 A cura di    Simonetta  Ramogida &#160; presentazione del libro: “Quaderno fotografico” &#160; …era una questione di luce e una questione di  cuore, una questione tecnica e una questione di comprensione, freschezza e profondità, uno sguardo che tutto <a href='https://www.aocf58.it/wp/?p=3984' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/Senza-titolo-4.jpg"><img title="Senza titolo-4" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/Senza-titolo-4.jpg" alt="" width="78" /></a></p>
<p>AMACI sabato 15 ottobre 2016  Dodicesima Giornata del Contemporaneo</p>
<p>CLAUDIO BASSI: Quaderno fotografico</p>
<p><em>15/10/2016 – 28/10/2016</em></p>
<p>A cura di    Simonetta  Ramogida</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/0015-1.jpg"><img title="0015 (1)" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/0015-1-1024x682.jpg" alt="" width="695" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>presentazione del libro: “Quaderno fotografico”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>…era una questione di luce e una questione di  cuore, una questione tecnica e una questione di comprensione, freschezza e profondità, uno sguardo che tutto nota, tutto percorre, tutto accarezza, senza nulla turbare,spostare, forzare.</em></p>
<p><em>Non usava l’esposimetro per le strade di s. Lorenzo. Quella luce è sempre stata la sua. La luce in cui è nato, la luce che gli ha aperto gli occhi e lo ha appassionato alla vita. La luce che anima e custodisce questi lievi e delicati attimi, in cui la fatica di vivere sembra scompaia e rimanga per sempre la grazia delle creature.                     </em></p>
<p><em>Tano D’Amico</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>… Quello che lui chiama “Quaderno fotografico” è una costruzione meditata. Una meditazione sulla vita umana, sulla sua durezza, la sua bellezza, la sua fatica, il suo desiderio spesso deluso, la sua allegria improvvisa. Non ci sono sentimentalismi né decorazioni, ma una calma “pietas” dello sguardo, che scopre il mondo e lo trova magnifico e terribile…</p>
<p>Mario Dondero</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“scroll down for English version”.</p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p><em>…it was a matter of light and a matter of heart, a matter of technique and a matter of understanding, freshness and depth, a gaze that sees everything, covers everything, caresses everything, but unsettles, moves and forces nothing.</em></p>
<p><em>He didn’t use the expose meter around the streets of San Lorenzo. That light has always been his. The light in which he was born, the light that opened his eyes and made him passionate about life. The light that animates and guards these faint and delicate moments, in which the troubles of life seem to vanish and the grace of the creatures remains forever.</em></p>
<p align="right"><em>                                   </em><em>Tano D’Amico</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>… What he calls “Photographic notebook” is a pondered construction. A reflection about human life, about its harshness, its beauty, its toughness, its often disappointed desire, its sudden cheerfulness. There are no sentimentalisms nor decorations, but a religious calm of the look that discovers the world and finds it magnificent and merciless…</p>
<p align="right">Mario Dondero</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/0013.jpg"><img title="0013" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/0013-1024x682.jpg" alt="" width="556" /></a></p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/1973-via-dei-volsci.jpg"><img title="1973 via dei volsci" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/1973-via-dei-volsci-987x1024.jpg" alt="" width="340" /></a></p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/0030-7.jpg"><img title="0030 (7)" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/0030-7-1024x682.jpg" alt="" width="556" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/0007-1.jpg"><img title="0007 (1)" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2016/07/0007-1-1024x682.jpg" alt="" width="556" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.aocf58.it/wp/?feed=rss2&#038;p=3984</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
