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	<title>ASSOCIAZIONE OPERATORI CULTURALI FLAMINIA 58 &#187; 2013/2014</title>
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	<description>ASSOCIAZIONE OPERATORI CULTURALI FLAMINIA 58</description>
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		<title>MOSTRA-INCONTRO: ENNIO CALABRIA E DANILO MAESTOSI &#8211;   Oltre la definizione</title>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2014 10:53:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2013/2014]]></category>

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		<description><![CDATA[MOSTRA-INCONTRO: ENNIO CALABRIA E DANILO MAESTOSI &#8211;   Oltre la definizione A cura di  Ida Mitrano Inaugurazione   9 giugno 1914-  ore 18.30 Dal 9 al 25 giugno 1914 Orario: dal lunedì al venerdì ore 17.00 –19.30 (chiuso sabato e festivi) &#160; Nell’ambito delle iniziative promosse dall’Associazione AOCF58, la mostra dal titolo Oltre la definizione, <a href='https://www.aocf58.it/wp/?p=2418' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center">MOSTRA-INCONTRO: ENNIO CALABRIA E DANILO MAESTOSI &#8211; <em>  Oltre la definizione<br />
</em>A cura di  Ida Mitrano</p>
<p>Inaugurazione   9 giugno 1914-  ore 18.30<br />
Dal 9 al 25 giugno 1914<br />
Orario: dal lunedì al venerdì ore 17.00 –19.30 (chiuso sabato e festivi)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;" align="center">Nell’ambito delle iniziative promosse dall’Associazione AOCF58, la mostra dal titolo <em>Oltre la definizione</em>, progettata e curata da Ida Mitrano, intende proporsi più che come evento espositivo come mostra-incontro sulle problematiche di fondo che oggi non possono più essere ignorate ma che, anzi, richiedono un necessario confronto sullo stato dell’arte contemporanea. In tal senso, l’evento espositivo si caratterizza in primo luogo come dibattito attraverso il dialogo tra due artisti, Ennio Calabria e Danilo Maestosi, e le loro diverse ricerche. Un dialogo tra differenti <em>modus operandi</em> e differenti approdi di cui le opere sono espressione diretta e autentica.</p>
<p style="text-align: left;">La curatrice vuole rivolgere l’attenzione alla definizione dei linguaggi dell’arte e sottolineare l’urgenza di affrontare una ri-definizione di certe categorie che oggi non sembrano più identificare le varie realtà della pittura. In tal modo, intende porre la questione se abbia ancora senso parlare di astratto, informale, concettuale, figurativo o se invece l’attuale stato delle cose non imponga nuove identificazioni e, di conseguenza, nuovi parametri di giudizio. Non è un caso che la mostra focalizzi l’attenzione su due linguaggi pittorici diversamente connotati ma che presentano la stessa tensione: Calabria verso la forma, una figura metamorfica che rende inadeguato il termine “pittura di figurazione”, Maestosi verso la restituzione di un soggetto, dichiarato nel titolo dell’opera, intuito, forse riconoscibile nelle forme, che sembra contraddire il concetto di “pittura astratta”.</p>
<p style="text-align: left;">I generi stessi e i loro significati appaiono superati nel diverso panorama artistico del XXI secolo, e probabilmente anche prima. Guardare oltre la definizione è l’intento della mostra-incontro per riflettere anche sulla necessità dell’opera e dell’artista, sulla differenza tra valore espositivo come operazione del sistema dell’arte e valore in sé dell’opera, sui rapporti tra arte e creatività.</p>
<p style="text-align: left;">Calabria e Maestosi sono stati invitati a presentare solo due lavori  in quanto input visivo fortemente identificativo del loro processo creativo. Più che dare spazio visivo alle loro ricerche, la curatrice si propone, in tal senso, di dare voce al “dialogo a due” e all’arte.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2014/05/Ennio-Calabria-Man-Ray1.jpg"><img class=" wp-image-2468 aligncenter" title="Ennio Calabria, Man Ray" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2014/05/Ennio-Calabria-Man-Ray1-509x1024.jpg" alt="" width="296" height="597" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Ennio Calabria, Man Ray: l’altro senso della magia, 2012</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2014/05/Danilo-Maestosi-Uccellacci-uccellini.jpg"><img class="wp-image-2465 aligncenter" title="Danilo Maestosi, Uccellacci uccellini" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2014/05/Danilo-Maestosi-Uccellacci-uccellini-1021x1024.jpg" alt="" width="252" height="253" /></a></p>
<p style="text-align: center;"> Danilo Maestosi, Uccellacci uccellini, 2014</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2014/05/ESTERNO.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-2505" title="ESTERNO" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2014/05/ESTERNO-1024x700.jpg" alt="" width="695" height="475" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2014/05/INTERNO.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-2506" title="INTERNO" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2014/05/INTERNO-1024x696.jpg" alt="" width="695" height="472" /></a></p>
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		<title>Giancarla Frare: Hic sunt leones</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Apr 2014 12:59:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2013/2014]]></category>

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		<description><![CDATA[5/30 maggio 2014 Giancarla Frare (1950) spazia dall’incisione alla pittura, mescolando la vena figurativa con quella astratta, a cui si aggiungono sovente innesti fotografici. Veneta di nascita e romana da anni, Frare si è formata all’Accademia di Belle Arti di Napoli, coltivando un segno che le ha assicurato grande visibilità nelle Biennali della Grafica, nei <a href='https://www.aocf58.it/wp/?p=2288' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2012/11/DSC_2225.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1988" title="DSC_2225" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2012/11/DSC_2225-149x300.jpg" alt="" width="149" height="300" /></a></p>
<p>5/30 maggio 2014</p>
<p>Giancarla Frare (1950) spazia dall’incisione alla pittura, mescolando la vena figurativa con quella astratta, a cui si aggiungono sovente innesti fotografici. Veneta di nascita e romana da anni, Frare si è formata all’Accademia di Belle Arti di Napoli, coltivando un segno che le ha assicurato grande visibilità nelle Biennali della Grafica, nei musei internazionali e nelle collezioni pubbliche italiane.</p>
<p>Nella personale <em>Hic sunt leones</em>, Frare espone un ciclo di lavori inediti (china e pigmenti naturali su carta, e innesti fotografici) ispirati alla scultura dell’Abbazia di Trisulti che, come un fantasma di antico lignaggio, presidia la piazza di Collepardo. Il leone, figura mostruosa dell’immaginario medievale, si erge a difesa della città ed è, al contempo, simbolo di una forza contenuta.</p>
<p>La serie del <em>Bestiario fantastico</em>, infatti, prosegue lungo una linea che connota la ricerca di Giancarla Frare, cioè il dialogo con il passato e le sue vestigia: sono note, ad esempio, le fotografie di angoli del Palatino incastonate in uno spazio mentale, o le allegorie barocche corrose da profondi e violenti chiaroscuri che consumano l’immagine, quasi quest’ultima fosse passata attraverso un flusso magmatico, per riemergerne solo parzialmente e distorta.</p>
<p><em>Hic sunt leones</em>, quindi, allude al pericolo di sporgersi oltre il noto, al rischio di avventurarsi in territori sconosciuti, che ormai sono forse più quelli della mente e della memoria, visto che l’uomo contemporaneo si è dotato di dispositivi di visione, orientamento e controllo globali.</p>
<p style="text-align: right;" align="right">Francesca Gallo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>note biografiche</p>
<p>Di origine veneta, Giancarla Frare si è formata alle Accademie di Napoli, Urbino e Venezia.</p>
<p>Presente dal 79 al 1987  con continuità nelle mostre organizzate dala Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, ha vinto, neI 1981, la Borsa di Studio del Museo d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro.</p>
<p>Ha realizzato una ininterrotta attività espositiva che la vede presente in  mostre individuali e di gruppo in Italia, Europa, America, Medio ed Estremo Oriente.</p>
<p>Tra le mostre personali più significative: 1983, Museo di Ca’ Pesaro, Venezia; 1987, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia; 1990, Musei Civici di Corno, S. Francesco (mostra antologica a cura di Enrico Crispolti); 1997, Galleria Civica di Palazzo Crepadona, Belluno (mostra antologica a cura di Flaminio Gualdoni); 2002, Galleria Giulia, Roma; 2005, Palazzo dei Capitani, Ascoli Piceno, Forum Austriaco di Cultura Roma, Sala d&#8217;Aspetto Reale (Musei Civici Monza), Galerie Libre Cours Bruxelles; 2006, Galerie im Traklhaus, Salzburg, Istittuto Italiano di Cultura, Vienna, Leopold Franzens Universität,  Innsbruck; 2007 Kro Art Gallery e Istituto Italiano di Cultura, Vienna; 2008 Galleria Civica di Palazzo Crepadona, Cubo di Mario Botta, Belluno; 2009 Musei Civici di Massa Marittima, Palazzo dell&#8217;Abbondanza; 2011 Museo Civico di Bassano del Grappa; 2012 Istituto Nazionale per la Grafica, Palazzo Poli, Roma; 2014 Galleria Aleandri Arte Moderna, Roma</p>
<p>Tra le diffuse partecipazioni internazionali: 1983, Museo dell&#8217;Immagine e del Suono, San Paolo del Brasile; 1984, Biennale di San Paolo del Brasile; 1995 e 1997, Biennali Internazionali di Lubiana;  1996 Museo Barracco, Roma; 1997, Modern Art Museum, Portland, USA; 1997, Museo di Haifa, Israele;1997 e 2003 Istituto Nazionale per la Grafica, Roma; 2000 Centro per l&#8217;Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato; 2000 e 2003, Triennali Internazionali del Cairo; 2001, Museo da Agua, Lisbona, Musei di Arte Contemporanea di Rabat, Tunisi e Akenaton Art Center, Il Cairo; 2004 The Nyavaran Foundation Teheran; 2007 Miart Milano, Art Fair Zurich, KunstArt Bozen, Kro Art Gallery Wien; 2008, Museo di Arte Contemporanea di Erice; 2009 Musei Civici di Bassano del Grappa, Biennale Internazionale di Grafica (1° Premio), 2009 Fondazione Umberto Mastroianni Arpino, 2009 Istituto Italiano di Cultura, New Delhi; 2010 V Bienal Interncional de Gravura do Douro, Portogallo; 2011 Jaffa Old Museum of Antiquities,Tel Aviv; 2013 Biennale Internazionale di Uzice, Serbia, Global Print 2013, Portogallo</p>
<p>Le opere di Giancarla Frare sono presenti nelle collezioni permanenti di musei e fondazioni in Europa e America.Tra le  piu&#8217; significative : Graphishe Sammlung Albertina, Vienna; Museo del Castello Sforzesco, Milano; Museo di Arte Contemporanea Luigi  Pecci, Prato; Istituto Nazionale per La Grafica, Roma; Museo di Ca’ Pesaro, Venezia; Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia; Portland Art Museum, USA; Musei Civici di Bassano del Grappa, Museo Remondini; Museu Do Douro, Portogallo; Galleria Civica di Uzice, Serbia; Galleria degli Uffizi, Firenze, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe.</p>
<p>WWW.GIANCARLAFRARE.IT</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Conversazione: Hic sunt leones. Il bestiario fantastico di Giancarla Frare</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2014 13:26:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2013/2014]]></category>

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		<description><![CDATA[Conversazione giovedì 15 maggio, ore 17.30 In occasione della personale di Giancarla Frare,  l’artista dialoga con studiosi e con il pubblico attorno ad alcuni aspetti del proprio lavoro, come lo speciale uso della fotografia, alle tematiche ricorrenti e la particolare rapporto con l’antico e la memoria. Interventi di Nicoletta Cardano (Soprintendenza di Roma Capitale), Francesca <a href='https://www.aocf58.it/wp/?p=2453' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><strong><em>Conversazione</em></strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center">giovedì 15 maggio, ore 17.30</p>
<p>In occasione della personale di Giancarla Frare,  l’artista dialoga con studiosi e con il pubblico attorno ad alcuni aspetti del proprio lavoro, come lo speciale uso della fotografia, alle tematiche ricorrenti e la particolare rapporto con l’antico e la memoria.</p>
<p>Interventi di <strong>Nicoletta Cardano</strong> (Soprintendenza di Roma Capitale), <strong>Francesca Gallo</strong> (Sapienza Università di Roma), <strong>Valentina Iovine</strong> (storica dell’arte) e dell’autrice, <strong>Giancarla Frare</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.giancarlafrare.it/">www.giancarlafrare.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Paola Serino: Circus crew</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Mar 2014 11:04:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2013/2014]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Circus crew di Paola Serino ci permette di osservare la realtà del circo da una prospettiva diversa da quella dei riflettori dello chapiteau. Le fotografie che compongono il lavoro non vengono impregnate di enfatizzazione alcuna: dalla luce &#8211; sempre molto omogenea &#8211; alle posture in cui vengono colti gli artisti circensi, tutto è assorbito <a href='https://www.aocf58.it/wp/?p=1926' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone  wp-image-1927" title="paola-serino-iflyer-da spedire" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2014/03/paola-serino-iflyer-da-spedire.jpg" alt="" width="640" height="320" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Circus crew </em>di Paola Serino ci permette di osservare la realtà del circo da una prospettiva diversa da quella dei riflettori dello <em>chapiteau</em>.</p>
<p>Le fotografie che compongono il lavoro non vengono impregnate di enfatizzazione alcuna: dalla luce &#8211; sempre molto omogenea &#8211; alle posture in cui vengono colti gli artisti circensi, tutto è assorbito da una presa del reale ordinata e ben calibrata. <em></em></p>
<p><em>Circus crew</em> si focalizza sulla realtà dei “circhi minori” in Italia e in particolar modo sui volti che li abitano, su quegli artisti che hanno deciso di fare dell&#8217;arte circense la propria professione. Le immagini che Paola Serino ha realizzato nello sviluppare questo progetto sono scatti che mostrano la “parte privata” di questa attrazione; non sono  fotografie sotto i riflettori dello spettacolo con un  pubblico acclamante, ma attimi rubati alla vita di tutti i giorni, una vita in cui la spettacolarizzazione non smette però mai di essere importante, come se il ruolo di “clown” o di “contorsionista” non fosse un ruolo dismesso quando le luci si spengono.</p>
<p style="text-align: right;">Pur trattandosi di una tematica che, generalmente, viene permeata di onirico quello che emerge da <em>Circus crew </em>è invece una realtà che assorbe la scena, dove il contesto – che sia esso l&#8217;interno di una <em>roulotte</em>, all&#8217;aperto o dentro un tendone – ha una parte importante nella resa dell&#8217;immagine. Il clown ha il suo trucco sul volto &#8211; il bianco gli alza l&#8217;arcata delle sopracciglia e gli espande le labbra &#8211; creando quell&#8217;espressione con cui poi, sul palcoscenico, comparirà al pubblico, ma le <em>roulotte</em> che gli si stagliano dietro, i fili e i tubi che serpeggiano per terra &#8211; su un terreno fatto di ramoscelli e di ciuffi d&#8217;erba &#8211; annullano quella che solitamente compare come una “maschera”. La fotografia della bambina che fa gli esercizi con il  cerchio mostra isolatamente degli elementi che la connotano come “acrobata”, ma il costume e il tendone rosso alle spalle perdono la loro intrinseca valenza “di scena”, perdono i loro “lustrini” che brillano sotto i riflettori, per essere normalizzati in un momento di vita quotidiana.<br />
<span style="text-align: right;">Francesca Orsi</span></p>
<p style="text-align: center;" align="right"><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2012/11/paola-serino2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1689" title="paola-serino2" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2012/11/paola-serino2.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a></p>
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		<title>Marco Federico Cagnoni: POLAHOLE – fotografia stenopeica istantanea analogica manuale sostenibile</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Feb 2014 11:53:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2013/2014]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Marco Federico Cagnoni torna all’origine della fotografia ridisegnando per la sua tesi di laurea all’ISIA di Firenze una macchina a foro stenopeico che combina la possibilità di scattare senza obiettivo alla volontà di imprimere l’immagine su una pellicola autosviluppante, in modo da ottenere fotografie il cui risultato è lasciato volutamente al caso: Polahole, termine <a href='https://www.aocf58.it/wp/?p=1676' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2014/02/foto-volantino-72-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1677" title="foto volantino 72 [1]" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2014/02/foto-volantino-72-1-300x244.jpg" alt="" width="300" height="244" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Marco Federico Cagnoni torna all’origine della fotografia ridisegnando per la sua tesi di laurea all’ISIA di Firenze una macchina a foro stenopeico che combina la possibilità di scattare senza obiettivo alla volontà di imprimere l’immagine su una pellicola autosviluppante, in modo da ottenere fotografie il cui risultato è lasciato volutamente al caso: <strong>Polahole</strong>, termine che deriva dalla fusione di Polaroid e Pinehole &#8211; in inglese macchina stenopeica &#8211; sintetizza il progetto da cui nasce questa mostra.</p>
<p>In un’epoca in cui si scatta e si condivide l’immagine su Instagram o su altri social network senza neanche fermarsi a guardarla, il designer/artista riprogetta un oggetto del tutto manuale sia nell’uso che nella costruzione: la macchina è anche sostenibile in quanto composta per l’83% da legno e per il 17% da metallo, materie facilmente smaltibili e che quindi non inquinano l’ambiente. Le fotografie ottenute sono in questo modo irripetibili, e il lavoro di questo artista diventa una riflessione sul controllo della tecnologia da parte dell’uomo e contro la standardizzazione delle immagini.</p>
<p>L’imprevedibilità dello scatto, sia nell’inquadratura che nell’esposizione, in quanto lo strumento non è dotato di lente né di mirino né di esposimetro, si unisce al fascino della manualità di ogni singola operazione e a caratteristiche tecniche particolari come un angolo di campo estremamente grande, assimilabile a quello dell’occhio umano (circa 140 gradi), e una profondità di campo illimitata dato che il fuoco tende all’infinito, portando ad un risultato finale poco descrittivo ma del tutto artistico.</p>
<p>Gli effetti che si vedono sulle foto sono reali, non creati in post produzione, infatti l’aspetto interessante di questa ricerca è l’incertezza, non si conoscono i risultati fino al momento dello sviluppo. Anche se l’immagine che si ottiene è poco visibile, sfocata, rovinata, l’artista, in contrapposizione all’alta definizione delle immagini di oggi, ne accetta sempre i risultati, perché ciò che più lo interessa è il processo che c’è dietro ogni scatto: il controllo della luce e dei tempi di esposizione in tutte le condizioni atmosferiche; la chimica dello sviluppo; l’inquadratura non definibile con certezza durante lo scatto; la prospettiva grandangolare che cambia la percezione dei soggetti. L’imperfezione diventa quindi l’elemento che tira fuori un’anima agli oggetti, che siano essi monumenti, architetture, ritratti, spazi aperti o chiusi.</p>
<p>Quando poi il fotografo indaga spazi misti che da un interno fuggono verso l’esterno, scopre anche la “democrazia” dello strumento: dai mobili della casa, alle persone, a fuori della finestra tutto è nitido allo stesso modo, tutto è a fuoco, tutti i soggetti hanno la stessa importanza. La fotografia stenopeica infatti amplifica lo spazio e dilata il tempo, fa sì che le storie di tutti i giorni diventino storie monumentali, che il ricordo diventi Memoria.</p>
<p align="right"> Annalisa Filonzi</p>
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		<item>
		<title>Emanuela Barbi, Franco Fiorillo,Giuliano Lombardo, Martina Riescher:  HEART- uno spazio palpitante (performance e opere)</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jan 2014 14:33:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2013/2014]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; A cura  di :   Patrizia Ferri Inaugurazione :   3 febbraio &#8211; ore 18,30 Periodo :  dal 3  al 21 febbraio 2014 “HEART : uno spazio palpitante”, performance e opere di Emanuela Barbi, Franco Fiorillo, Giuliano Lombardo, Martina Riescher a cura di Patrizia Ferri, è la prima tappa di un progetto in progress <a href='https://www.aocf58.it/wp/?p=1595' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2014/01/hertz_.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1596" title="hertz_" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2014/01/hertz_-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>A cura  di :   Patrizia Ferri</p>
<p>Inaugurazione :   3 febbraio &#8211; ore 18,30</p>
<p>Periodo :  dal 3  al 21 febbraio 2014</p>
<p><strong>“HEART</strong> : uno spazio palpitante”, performance e opere di Emanuela Barbi, Franco Fiorillo, Giuliano Lombardo, Martina Riescher a cura di Patrizia Ferri, è la prima tappa di un progetto in progress che coinvolge artisti tra i più significativi e rappresentativi di vari linguaggi, dalla performance all’installazione, alla pittura , alla moda e design, della scena contemporanea nazionale su un tema, quello del cuore come nucleo e motore della vita nella sua ampiezza di sensi e significati: scientifico, concettuale, poetico, introspettivo e metaforico. Una mostra pulsante e carica di energia vitale, portatrice di quella dinamica di sistole e diastole di cui vive l’opera nel luogo, connotandolo di un clima e di un respiro energetico in sintonia con l’osservatore. Una mostra del cuore, in uno spazio, quello dell’AOC, denso di quelle valenze affettive e sentimentali che nascono dalle relazioni tra vite, persone ed opere.</p>
<p>In SISTEM EXCLUSIVE – CIRCUITO EMPATICO i primi due partecipanti iniziano ad ascoltare il proprio battito cardiaco con lo stetoscopio: si scambieranno poi gli auricolari  mantenendo, con la mano il padiglione dello stetoscopio sulla zona corrispondente al cuore: a questo punto subentra una terza persona che comincerà ad individuare il proprio battito  e  scambiandosi l&#8217;auricolare dello stetoscopio con uno dei primi partecipanti, si inserirà così nel circuito. L&#8217;azione orchestrata e diretta da Giuliano Lombardo, viene ripetuta uno per volta da tutti gli altri partecipanti fino a concludere un circuito potenzialmente infinito. L&#8217;estensione percettiva data dallo stetoscopio, agisce da amplificatore alla naturale predisposizione empatica e relazionale dei singoli, concorrendo a far emergere l’ascolto di una coscienza collettiva come dato sociale naturale. Una coscienza che nasce da un momento emblematico di condivisione e sintonia col respiro primordiale che supporta la vita stessa, calibrata sulle pulsazioni dell’onda emotiva: ripristinando una sintonia come principio di relazione primaria tra gli esseri viventi, i minimi e i massimi sistemi, si superano le differenze di genere , cultura, etnia, propagandosi “da cuore a cuore” come dicono i taoisti. Il tutto a fronte di un approccio filosofico applicato alla ricerca artistica declinata scientificamente.</p>
<p>HERtZ  è un gioco di coppia dove Emanuela Barbi e Franco Fiorillo sono di fronte ai  rispettivi calici riempiti con liquido rosso collocati su un box-postazione (play station): bagnandosi i polpastrelli  nel liquido  frizionano l’orlo del calice con moto costante e rotatorio per ottenere una frequenza sonora di due toni simili, ma dissonanti che viene percepita con un tempo variabile da individuo a individuo, ovvero quanto occorre a ciascuno per mettersi in sintonia con le potenzialità sonore del liquido stesso, e quindi ad entrare in  relazione con il suono dell’altro, nella ricerca di una sintonia.</p>
<p>Ne risulterà un effetto sonoro amplificato, una sorta di assonanza-dissonanza che riproduce il ritmo cardiaco, (analogo alle frequenze sonore delle onde radio scoperte da H. R. Hertz, il cui nome ha a sua volta una curiosa assonanza col termine cuore in tedesco, hertz appunto), fino a raggiungere il “battimento” , fenomeno acustico che si forma suonando i due bicchieri accordati con la differenza di un semitono in un suono unico che crea una sorta di diagramma invisibile. L’aspetto performativo viene poi elaborato dai fruitori, i quali sono invitati a replicare il gioco a due innescando una dinamica potenziale -che connota il lavoro di una relazionalità in progress, che è nelle corde dei due artisti, fautori di una ricerca poetica ma dal nocciolo duro-, che resterà a documentazione dell’evento in un’ installazione video a loop a partire dall’azione iniziale.</p>
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<p><strong>Heartbeat 5 di </strong>Martina Riescher è un lavoro che riassume tutta quella sua capacità visionaria di tradurre e narrare storie come piccoli estratti palpitanti di vita, disegnando una geografia sognante e autentica al tempo stesso: si tratta di un contenitore per custodire oggetti d’affezione sulla scia dei surrealisti , piccoli tesori raccolti in viaggi reali e virtuali, tracce poetiche di vissuti in una dimensione affettiva e ironica secondo uno sguardo “differente”,  un’ottica che come in un rebus metafisico delega le risposte a chi guarda. Un palpitante oggetto metaforico, una piccola scultura portatile coperta di capelli castani arricciati, che la rendono un oggetto che vive di vita propria : secondo un ritmo senza soluzione di continuità che punta dritto al cuore, affiorano quei frammenti di esperienza come  una sinfonia sentimentale e dissonante che si ricompone nel ritmo energetico e pulsante dell’interiorità, filtrati da una concettualità ricca di toni dell’anima, perché la mente sta nel cuore, come dicono gli orientali. La scatola che può essere aperta, anche per fruire del suo aspetto tattile, lascia scorgere un dispositivo di registrazione sonora da sentirsi con delle cuffiette collegate ad essa. Uno alla volta i fruitori potranno sedersi su uno dei tre sgabelli dell’installazione,  divenendo per tutta la durata dell’ascolto, terzo elemento e parte integrante dell’installazione. <strong></strong></p>
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		<title>Costantino Avincola: “Segni devianti e segni orientanti&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Dec 2013 16:23:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
				<category><![CDATA[2013/2014]]></category>

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		<description><![CDATA[       dal 9  al 24 gennaio   2014 A cura di  Gabriella Lazzoni La mia creatività artistica è caratterizzata dall’esigenza di coniugare etica ed estetica partendo dal presupposto che l’arte debba ritrovare una nuova centralità sociale. Nei miei lavori è evidente il desiderio di trasmettere questi significati attraverso l’introduzione di simboli e segni primordiali, <a href='https://www.aocf58.it/wp/?p=1482' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2013/12/72-Segni-significanti-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1483" title="72  Segni significanti (1)" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2013/12/72-Segni-significanti-1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>      <a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2013/12/72-segni-devianti-e-segni-orientanti.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1484" title="72 segni devianti e segni orientanti" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2013/12/72-segni-devianti-e-segni-orientanti-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>dal 9  al 24 gennaio   2014</p>
<p>A cura di  Gabriella Lazzoni<em></em></p>
<p>La mia creatività artistica è caratterizzata dall’esigenza di coniugare etica ed estetica partendo dal presupposto che l’arte debba ritrovare una nuova centralità sociale.</p>
<p>Nei miei lavori è evidente il desiderio di trasmettere questi significati attraverso l’introduzione di simboli e segni primordiali, per giungere a delle visioni che possano ricondurre all’origine, a simboleggiare l’essenza dell’arte stessa, come quelli realizzati dall’uomo 15.000 anni fa sulle pareti delle caverne.</p>
<p>Graffiti scaturiti dall’esigenza di comunicare, di rappresentare scene di vita, liberi dai modelli stereotipati della rappresentazione, nella convinzione che l’arte, in questa realtà sociale permeata da evidenti criticità, debba svolgere la funzione di anticorpo e tornare a circolare nell’organismo–umanità, rigenerandolo tramite la fruizione dell’opera  stessa.</p>
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<p>Costantino Avincola nasce a Trevignano Romano (Rm), 1955.<br />
Si laurea in architettura all’Università La Sapienza di Roma nel 1983, esercita la professione da circa 25 anni,  progettando  opere pubbliche e private.<br />
Da qualche tempo si avvicina all’arte contemporanea e partecipa a due mostre personali a Trevignano Romano, presso il centro culturale “La Fontana” e alla galleria “Ginori Conti 8”.<br />
Nel  settembre 2013 espone allo SpoletoFestivalArt Expo e al 27° Premio Internazionale Urbis et Artis presso l’Università Pontificia del Seraphicum in Roma.</p>
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		<title>Luigi Billi:  DOMESTIC JUNGLE     finissage</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Dec 2013 13:44:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
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		<description><![CDATA[20 dicembre 2013 ore 18,30 &#8211; FINISSAGE Ventotto fotografie di piccolo formato raccolte sotto il titolo “Domestic Jungle”. Assoluti protagonisti di questa serie fotografica sono gli animali di razze, provenienze e materiali diversi che l’Autore ha riunito nel corso degli anni e dei suoi viaggi, trasferendoli da un’esistenza selvatica e forse solitaria ad una vita <a href='https://www.aocf58.it/wp/?p=1465' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2013/12/FINISSAGE-BILLI1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1466" title="FINISSAGE BILLI1" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2013/12/FINISSAGE-BILLI1-300x298.jpg" alt="" width="300" height="298" /></a></p>
<p><strong>20 dicembre 2013 ore 18,30 &#8211; <em>FINISSAGE</em></strong></p>
<p>Ventotto fotografie di piccolo formato raccolte sotto il titolo “Domestic Jungle”.<br />
Assoluti protagonisti di questa serie fotografica sono gli animali di razze, provenienze e materiali diversi che l’Autore ha riunito nel corso degli anni e dei suoi viaggi, trasferendoli da un’esistenza selvatica e forse solitaria ad una vita domestica e comunitaria. Li ha voluti ritrarre nella loro felice cattività, in una privata jungla domestica.</p>
<p>Come scrive Giuseppe Fadda dei lavori di Billi, nel testo che accompagna questa mostra: “provengono essi da un mondo dove le cose hanno volontariamente rinunciato a muoversi (…). Le Opere sono Allusioni, e l&#8217;artista non può non essere pensato accanto ad esse, perché lo sfidante sta accanto alle sue armi. Gli oggetti allusivi sono a volte solo immagini, a volte solo allusioni ad altre allusioni. Il Senso è altrove, lì dove gli oggetti guardano”.</p>
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		<title>Luigi Billi:  DOMESTIC JUNGLE</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Dec 2013 11:29:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Luigi Billi  DOMESTIC JUNGLE         Inaugurazione    2 dicembre &#8211; ore 18,30 dal 2  al 20 dicembre  2013 dal lunedì al venerdì ore 17.00 –19.30 (chiuso sabato e festivi) A distanza di vent’anni dalla mostra “Donne: 10 presenze”,  AOCF58 &#8211; Galleria Bruno Lisi è felice di riaccogliere Luigi Billi. Questa volta l’artista presenterà <a href='https://www.aocf58.it/wp/?p=1443' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Luigi Billi  DOMESTIC JUNGLE</p>
<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2012/11/DSCF2295.jpeg"><img title="DSCF2295" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2012/11/DSCF2295-300x225.jpeg" alt="" width="300" /></a>       <a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2013/11/DSCF1963.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1446" title="DSCF1963" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2013/11/DSCF1963-300x225.jpeg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Inaugurazione    2 dicembre &#8211; ore 18,30</p>
<p>dal 2  al 20 dicembre  2013<br />
dal lunedì al venerdì ore 17.00 –19.30 (chiuso sabato e festivi)</p>
<p>A distanza di vent’anni dalla mostra “Donne: 10 presenze”,  AOCF58 &#8211; Galleria Bruno Lisi è felice di riaccogliere Luigi Billi.</p>
<p>Questa volta l’artista presenterà ventotto fotografie di piccolo formato raccolte sotto il titolo “Domestic Jungle”.</p>
<p>Assoluti protagonisti di questa serie fotografica sono gli animali di razze, provenienze e materiali diversi che l’Autore ha riunito nel corso degli anni e dei suoi viaggi, trasferendoli da un’esistenza selvatica e forse solitaria ad una vita domestica e comunitaria. Li ha voluti ritrarre nella loro felice cattività, in una privata jungla domestica.</p>
<p>Come scrive Giuseppe Fadda dei lavori di Billi, nel testo che accompagna questa mostra: “provengono essi da un mondo dove le cose hanno volontariamente rinunciato a muoversi (…). Le Opere sono Allusioni, e l&#8217;artista non può non essere pensato accanto ad esse, perché lo sfidante sta accanto alle sue armi. Gli oggetti allusivi sono a volte solo immagini, a volte solo allusioni ad altre allusioni. Il Senso è altrove, lì dove gli oggetti guardano”.</p>
<p>La serie è stata presenta a Milano, nel corso delle manifestazioni correlate al Salone del Mobile del 2012, nella mostra multimediale curata da Anty Pansera “pietra carta forbice” alla BibliotecaUmanista della Chiesa dell’Immacolata.</p>
<p>Testo di   Giuseppe Fadda</p>
<p>Luigi Billi ha fatto della sua vita una opera di poesia.</p>
<p>Non c&#8217;è voluto poco tempo e nemmeno poco lavoro.</p>
<p>Partiva egli da premesse molto difficili: una benestante famiglia al di fuori dell&#8217;ordinario,</p>
<p>l&#8217;infanzia tra buone maniere, inganni e coltivate amicizie.</p>
<p>Un fardello sociale impegnativo che Luigi Billi ha accettato di fingere di portare, con</p>
<p>buon carattere e senso dell&#8217;umorismo.</p>
<p>Nella costruzione della sua idea di vita e di arte Luigi Billi ha per prima cosa messo in</p>
<p>atto una decisione: fermarsi.</p>
<p>A posteriori possiamo riconoscere come magicamente e naturalmente questo gesto sia</p>
<p>stato seminale e definitivo.</p>
<p>Fermarsi. Pare poco ed è tutto.</p>
<p>Con una forza di direzione assoluta l&#8217;arte sua sapeva la fretta non essere il suo ritmo.</p>
<p>E come prima cosa decideva di prendersi quello che era suo e denunciare l&#8217;inganno del</p>
<p>Tempo, rinunciando ad esso, cancellandolo.</p>
<p>Finalmente fermo Luigi Billi si è fatto esperto dell&#8217;esplorazione del posto dove si sta,</p>
<p>dei centimetri quadrati su cui si è in piedi. Ricercatore dell&#8217;essenza non nell&#8217;infinitamente</p>
<p>grande, depistaggio illusorio per petardi spaziali, ma nell&#8217;infinitamente piccolo,</p>
<p>infinitamente vicino, familiare (ancora) e misteriosamente assoluto.</p>
<p>Contemporaneamente ha continuato ad agire simulando una normalità non sospettabile.</p>
<p>In questa dimensione parallela Luigi Billi ha fatto credere a tutti di volere pure lui</p>
<p>correre; per il lavoro, per l&#8217;affermazione sociale, forse per il danaro. Senza tuttavia farlo</p>
<p>davvero. Ha tessuto per anni una rete fitta (reale e viva) di conversazioni, gentilezze,</p>
<p>affettuosità, complicità.</p>
<p>Ma un&#8217;altra realtà era coltivata dietro le quinte, e il rumore solo un bisogno per</p>
<p>nascondere l&#8217;altro mondo di silenzio.</p>
<p>Gioco dissimulatorio? E basta?</p>
<p>Niente affatto! Si è trattato di un duro lavoro.</p>
<p>La parallela attività di una vita normale ha preso tantissimo tempo e tolto energie</p>
<p>preziose.</p>
<p>Ma non poteva essere altrimenti.</p>
<p>Il Progetto non poteva essere perseguito che a prezzo di sacrifici assoluti.</p>
<p>Negazione della scrciatoia in nome della strada più lunga.</p>
<p>Il mantenimento di un apparente Superordine borghese mentre si costruiscono icone di</p>
<p>un Tempo Magico dove in effetti il tempo non c&#8217;è.</p>
<p>Un Progetto fatto di attese lunghissime.</p>
<p>Anacronistiche e per questo davvero poeticamente interessanti.</p>
<p>La mancanza di una razionale produzione di cose, la mancanza di una loro riconoscibile</p>
<p>natura di prodotto, l&#8217;assenza di una facile piacevolezza contemporanea attribuisce ai</p>
<p>lavori di Luigi Billi un valore di reperti poetici:</p>
<p>provengono essi da un mondo dove le cose hanno volontariamente rinunciato a muoversi.</p>
<p>Il senso, per riassumere in una formula, è nella distruzione del Tempo Elettromagnetico</p>
<p>in nome della conquista di un Presente Assoluto lentissimo.</p>
<p>In questa antimagnetica assenza di tempo cresce la differenza e la forza del Messaggio.</p>
<p>Le Opere sono Allusioni, e l&#8217;artista non può non essere pensato accanto ad esse perché lo</p>
<p>sfidante sta accanto alle sue armi.</p>
<p>Gli oggetti allusivi sono a volte solo immagini, a volte solo allusioni ad altre allusioni.</p>
<p>Il Senso è altrove, lì dove gli oggetti guardano.</p>
<p>Il progetto segreto ora è cautamente svelato, dall&#8217;evidenza più che dalla confessione.</p>
<p>Necessitava della discrezione più assoluta, del silenzio più totale, per inverarsi.</p>
<p>Il Tempo, afflitto, scappa a gambe levate davanti al battito di alcuni eleganti cuori, capaci</p>
<p>di fermarlo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Luigi Billi nasce a Firenze nel 1958, attualmente vive a Milano. Dopo la maturità artistica, si laurea in psicologia sperimentale. Riprende a dipingere alla fine degli anni 80 e la sua prima personale è del 1990.<br />
Del suo curriculum espositivo ricordiamo la sua partecipazione a:</p>
<p>-XII Quadriennale Nazionale di Roma “Ultime generazioni” (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 1996)</p>
<p>-VIII Biennale Internazionale di Fotografia “L’Occidente imperfetto”(Torino, Palazzo Bricherasio, 1999);</p>
<p>-VIII Biennale d’Arte Contemporanea d’Egitto “Spirit in soul, spirit in body, spirit in the machine”</p>
<p>(Il Cairo, Museo Egizio, 2000).</p>
<p>Alla Triennale di Milano ha vinto nel 2001 il <em>Premio Nestlè</em>.</p>
<p>Del suo lavoro hanno scritto critici dell’arte e letterati, tra cui segnaliamo: Erri De luca, Eve Ensler,</p>
<p>Valerio Magrelli, Antonio Monda, Michel Baudson, Martina Corgnati, Gianluca Marziani, Marco Vallora.</p>
<p>Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito www.luigibilli.com</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Daphne Braasch: Contando las horas</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Nov 2013 16:45:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AocF58</dc:creator>
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		<description><![CDATA[dal 14 al 22 novembre 2013 Testo di    Sascha Behrendt A prima vista, le fotografie di Daphne Braasch, scattate durante i suoi viaggi nella Repubblica Ceca, in Francia, in Italia, in Irlanda e in alcune parti degli Stati Uniti, sembrano trasmettere un sentimento di ‘Sehnsucht’, una bellissima parola tedesca che significa il desiderio e <a href='https://www.aocf58.it/wp/?p=1500' class='excerpt-more'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2013/12/DB_CLH-2.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1501" title="DB_CLH (2)" src="http://www.aocf58.it/wp/wp-content/uploads/2013/12/DB_CLH-2-300x200.jpeg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>dal 14 al 22 novembre 2013</p>
<p>Testo di    Sascha Behrendt</p>
<p>A prima vista, le fotografie di Daphne Braasch, scattate durante i suoi viaggi nella Repubblica Ceca, in Francia, in Italia, in Irlanda e in alcune parti degli Stati Uniti, sembrano trasmettere un sentimento di ‘Sehnsucht’, una bellissima parola tedesca che significa il desiderio e la nostalgia di qualcosa. Scattate spesso di notte, riflettono una sensibilità verso la vita nelle ore del crepuscolo, quando lo stato di dormiveglia indotto dall’insonnia persistente offusca i confini tra realtà e fantasia.</p>
<p>Questa nostalgia o desiderio si esprime spesso nel suo lavoro attraverso la composizione e la prospettiva del cielo. In una delle immagini, alziamo gli occhi verso due alberi con i rami finemente disegnati sullo sfondo del cielo invernale, accanto a una giostra i cui cavi richiamano la delicatezza dei rami stessi, permettendo alla macchina costruita dall’uomo di affiancarsi con significativa intensità all’elemento naturale. In un’altra foto, il crepuscolo sembra posato nella V di una valle nebbiosa, con una banda nera in primo piano in cui si intravedono una roulotte leggermente di traverso e un tavolo. Un’altra immagine ancora rivela nel cielo notturno le parole “<em>Il Messaggero</em>”, una scritta al neon che sembra un messaggio venuto dall’altro mondo.</p>
<p>Poi ci sono immagini giocose, più leggere. Un prato lussureggiante colmo di colori, di tessiture e di bellezza, dall’aspetto così ricco da non sembrare unidimensionale. Un sottile cavo del telegrafo che attraversa un angolo dell’immagine ci conferma che ci troviamo al giorno d’oggi e non ai tempi di Corot, Constable o Keats. In contrasto, un paio di foto di un interno e un esterno di una casa, entrambe disegnate con una tavolozza di verde mela chiaro con tocchi di rosso o arancio, appagano lo spettatore grazie al loro aspetto sinistro, alle ombre offuscate e all’effetto di appiattimento del flash.</p>
<p>Le fotografie di Braasch ci appaiono come una raccolta di momenti individuali colti nel fluire degli accadimenti, congelati, qualcosa come la struggente e fugace immagine di una narrazione cinematografica alla quale non abbiamo accesso. Come ha scritto splendidamente Proust, la fotografia può</p>
<p>“fornire un’immagine insolita di un oggetto familiare, un’immagine diversa da quelle che siamo abituati a vedere, insolita e tuttavia fedele alla natura, e per questa ragione doppiamente d’effetto perché ci sorprende, ci tira fuori dal nostro bozzolo di abitudine”.</p>
<p>Le immagini di Daphne Braasch evocano un senso di acuto desiderio mentre ci tirano fuori dal “nostro bozzolo di abitudine”, ma sono anche un atto di affermazione di ciò che è tenero, sensuale e magnifico. Che ciò che esisteva nel passato è ancora qui. Ci ricorda che nonostante le nostre vite siano più emotivamente piatte e governate dalla tecnologia, al mondo esistono ancora la gioia e il sentimento.</p>
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